Forum - Briciole di Politica

"Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi saremmo tutti bravi e irreprensibili." Matteo Renzi

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Katrin27 04/05/2021 ore 15:54 Quota

(nessuno) Avanti, senza mollare mai!......



Filmare RenziReport e la tragicommedia del giornalismo complottista in prima serata
Mario Lavia




Il servizio pubblico trasmette il video di un presunto testimone-per-caso che immortala un parlamentare mentre parla con un funzionario dello Stato, definito 007 per fare colore. E rappresenta il tutto come un film americano. Non è una cosa normale

Un parlamentare della Repubblica italiana è spiato. Si chiama Matteo Renzi, senatore di Italia viva. Forse ce ne sono altri ma ne basta uno per chiedersi se nel 2021 l’Italia è la solita Repubblica delle banane nella quale intrighi, spionaggi, dossier, servizi segreti eccetera eccetera la fanno ancora da padrone come nei decenni passati. Roba lontana, i servizi deviati, politici felloni, giornalisti equivoci.
Siamo sempre qua, e già. Il giornalismo rischia di diventare “giornalismo” con le virgolette alla caccia di Watergate alle vongole con Sigfrido Ranucci al posto di Robert Redford – la storia che si ripete come farsa – che nel film faceva Bob Woodward.
Non sappiamo nulla dei giri di Renzi e delle sue iniziative. Non è questo l’oggetto dell’articolo che state leggendo. Anzi, lasciamo proprio stare Renzi. Facciamo finta che a cadere nella rete di Report (allestita con soldi pubblici) sia un deputato di Fratelli d’Italia: ma è normale che il servizio pubblico metta insieme un presunto scoop nel quale si immortala il parlamentare mentre parla con una persona, peraltro un funzionario dello Stato definito 007 per fare colore, rappresentando il tutto come un film americano con tanto di “testimone” lì per caso, con la voce artefatta (fa sempre effetto, evoca schifezze) che dice ho visto un personaggio “losco” – perché poi? – e racconta che dopo è arrivato il parlamentare e i due parlavano fitto fitto e allora ha pensato bene di filmare tutto con il cellulare inviando poi i video a – toh! – la trasmissione di Ranucci? Ma che combinazione!

Il tutto infarcito di roba incomprensibile ai più volando pindaricamente dai soldi del Vaticano a Abu Omar alle nomine dei vertici dei servizi. Giornalisticamente inguardabile.
È chiaro che il parlamentare Renzi è stato seguito. Perché? Da chi? Report (con i soldi del contribuente) va alla caccia di cosa, esattamente? Non è un affare loro ma trattandosi di un senatore della Repubblica è una cosa che riguarda tutti: estremizzando, riguarda la democrazia.

E già, perché il teorema concerne la crisi di governo e la caduta di Giuseppe Conte, insomma il complotto (nessuna allusione qui alla teoria bettiniana della presunta convergenza di interessi, mai ben chiarita, alla base del cambio Conte-Draghi), e il ruolo di Renzi nella vicenda.

Niente di meglio che un incontro segreto alle porte di Roma fra Renzi e Mancini (dopo – si sottolinea – che il leader di Italia Viva era andato a trovare in carcere Denis Verdini, che in questi retroscena è come il cacio sui maccheroni, anche se sfugge il nesso con lo scoop dal benzinaio). Il “testimone” filma, fotografa e manda tutto alla squadra di Ranucci. Era lì per caso. E gli asini volano.

Vedremo. Vedrà, se è il caso, la magistratura. Restano le domande su dove stiamo andando in questo Paese con misteri e sottomisteri: dagli “scoop” di Report, ai corvi della magistratura, dalle trattative vere o presunte fra la Rai e Fedez, in questi giorni c’è un puzzo di malapolitica e di cattivo giornalismo, una disfida di pezzi di Stato contro altri pezzi di Stato, un’aria torbida che ammorba un’Italia già flagellata da problemi giganteschi mentre si tenta di imboccare vie nuove per rimetterla in piedi.

Politica, magistratura, Rai, sempre i soliti racconti scritti male, sempre i vecchi rumori di sciabole nel retrobottega di questa osteria politico-giornalistica che sforna roba avariata non appena si cerchi di ripulire l’aria.
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04/05/2021 15:54:44
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Nayeli1990
Partecipante
Nayeli1990 04/05/2021 ore 18:14 Quota

(nessuno) Avanti, senza mollare mai!......

REPORT SU RENZI? UNA PICCOLA DDR.

di Umberto Mosso




Il tanto atteso scoop di Report sull’incontro di Renzi con la “spia” all’Autogrill di Fiano Romano è una bufala, per giunta mal confezionata. Applico lo stesso postulato di Ranucci secondo il quale “se non si vede chiaramente cosa c’è davanti è legittimo sospettare che ci sia qualcosa dietro”.
Il racconto di una fantomatica professoressa che avrebbe, casualmente, ripreso col cellulare 40 minuti di colloquio con Renzi non regge. A parte ogni considerazione sul fatto che avrebbe costretto il padre, fermatosi per un malore, a sostare senza motivo per tutto quel tempo dato che, a detta della signora, l’anziano si sarebbe subito ripreso dopo essere stato alla toilette e avere preso un tè, molte cose in quel racconto non convincono. Ne cito solo due.
Il video è ripreso dall’interno della macchina della professoressa, parcheggiata almeno a una decina di metri - forse più - dai due. La signora, prima, dice di non aver potuto sentire il colloquio avendo i finestrini chiusi e per il rumore del traffico. Poi sostiene di aver sentito Mancini salutare Renzi dicendogli “se hai bisogno di me sai dove trovarmi”. Pessima sceneggiatura.
Alla domanda su cosa abbiano fatto i due dopo essersi lasciati la signora risponde che Renzi ha proseguito per Firenze e Mancini è tornato a Roma. Ma dall’area di sosta verso nord dell’Autogril non è possibile invertire il senso di marcia e tornare direttamente a Roma. Per tornarci occorre comunque superare il casello poco più avanti e uscire al casello seguente per rientrare verso Roma. Questo perché devi pagare il pedaggio per tutto il tratto autostradale che va dal GRA al casello di Roma Nord. A meno che tu non esca al casello di Fiano, che però è poco prima dell’Autogrill e per tornarci dovresti fare un tratto contromano tra l’area di parcheggio e lo svincolo a raso che porta a quel casello. Ci sarà forse un accesso di servizio, ma non è in quella parte del parcheggio riservata agli utenti autostradali.
Quindi dall’area di sosta dell’Autogrill si esce tutti andando nella stessa direzione nord. Questo so io, a meno che non sia cambiato durante la pandemia. Dunque come fa la signora a dire che uno è andato a nord e l’altro a sud? O li ha seguiti, o le è stato suggerito da qualcuno che le ha fabbricato la pentola senza coperchio.
L’attenzione sull’oggetto del colloquio è un bisogno indotto dalla morbosità del racconto. Nel servizio è riportata solo la risposta sarcastica di Renzi sullo scambio di dolci natalizi, giustamente adeguata al racconto della professoressa. Ha fatto bene Renzi a mettere online l’integrale dell’intervista dove spiega in modo esauriente e ineccepibile i motivi di quel colloquio, del tutto legittimi, senza entrare, come è suo diritto, nei dettagli. Quel colloquio non comporta alcun reato e perché mai Renzi dovrebbe essere l’unico in Italia a dover rendere conto a chicchessia di ogni suo passo e di ogni sua parola? Sì a “chicchessia” visto il livello di chi si interessa maniacalmente a lui. Una roba da DDR.
L’intervista di Renzi a Report dura circa un’ora e lui risponde, in modo sarcastico e non, a tutte le domande e fa considerazioni assai interessanti su quella vicenda. Peccato che i telespettatori ne vedano solo brevi spezzoni scelti con cura per sostenere la versione di Ranucci. Una operazione veramente sporca, che non ha niente del giornalismo di inchiesta, ma piuttosto è la testimonianza plastica di come si possa profittare del mezzo televisivo di Stato per esercitare la propria militanza politica nel partitone antirenziano. Per di più facendolo come estrattori di reddito pubblico.
Per il resto il servizio è una rimestata in un minestrone scotto e riscaldato che mette insieme fatti e misfatti senza alcun collegamento con Renzi, che accredita personaggi squallidi che Renzi non ha mai incontrato o dirigenti dei servizi che ha conosciuto come PdC e coi quali ha avuto gli stessi rapporti istituzionali dei suoi predecessori. Ma non dei suoi successori. In particolare Conte, che non ha mai spiegato perché non volesse mollare la delega ai Servizi e come l’abbia esercitata nell’epoca di Trump. Illazioni per illazioni, se questo è lo standard, ne circolano molte assai pesanti sulle commistioni tra servizi italiani e Usa nell’era Giuseppi.
Lo scandalo non sta nel colloquio con Mancini, che non è una “spia”, se non per i nemici dell’Italia, ma un servitore dello Stato. Lo scandalo è che qualcuno spii un senatore della Repubblica e costruisca questi dossier camuffati da giornalismo. Fuffa pura, senza alcuna notizia, confezionati al solo scopo di denigrare un avversario politico e distrarre una parte dell’opinione pubblica dagli scandali veri e dalle conseguenze dell’incapacità di governo degli amici di Ranucci. Dossier forse pagati coi soldi pubblici.
Ed è inutile dire che Report non ha mai pagato nessuna fonte. Ci sono tanti modi per far pagare qualcuno al tuo posto. Non sarà così nel caso di Report, ma “se non si vede chiaramente cosa c’è davanti è legittimo sospettare che ci sia qualcosa dietro” come sostiene Ranucci.
O questo vale solo per lui?
Umberto Mosso

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