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loredana1954 01/08/2018 ore 10:29 Quota

(nessuno) Come può la musica aiutare i pazienti affetti da Alzheimer o da altre forme di demenza?

@missdea69

Le persone affette da malattia di Alzheimer, o da altre forme di demenza, si trovano di fronte a un mondo sconosciuto che causa disorientamento e ansia. Nuove evidenze scientifiche suggeriscono che la musica potrebbe rendere questi sintomi più gestibili e migliorare la qualità di vita di questi pazienti.



La musica può essere una strada alternativa per comunicare con pazienti affetti da malattia di Alzheimer, nei quali la memoria linguistica e visiva sono danneggiate precocemente, aiutandoli a ritrovare un contatto con la realtà.



“E’ sorprendente vedere persone che sono assenti o cupe reagire immediatamente a un musicoterapista o a una canzone che conoscono… All’inizio sorridono, poi in qualche modo seguono il ritmo e poi ne vengono coinvolte e in qualche modo riconquistano quel periodo della loro vita e quell’identità che avevano quando hanno ascoltato quella canzone per la prima volta…”

I ricercatori della University of Utah Health stanno sviluppando trattamenti basati sulla musica per aiutare ad alleviare l’ansia nei pazienti affetti da demenza. Lo studio, che verrà pubblicato su The Journal of Prevention of Alzheimer’s Disease, ha focalizzato l’attenzione sul funzionamento del Salience Network.



Il Salience Network (SN) è una rete cerebrale che ha lo scopo di rilevare e successivamente elaborare stimoli significativi per l’individuo. Sorprendentemente, questa regione collegata con le strutture limbiche, viene risparmiata dagli effetti della malattia di Alzheimer.

Un precedente lavoro aveva dimostrato l’effetto di un programma musicale personalizzato sull’umore nei pazienti affetti da demenza, alla luce di ciò e, esplicitando lo scopo della ricerca, il professor Jeff Anderson ha dichiarato:



Le persone affette da demenza si trovano di fronte a un mondo sconosciuto che causa disorientamento e ansia. Noi riteniamo che la musica abbia accesso al Salience Netowrk del cervello, che non viene intaccato in questi pazienti. Non ci spingiamo ad affermare che la musica possa essere una cura per la malattia di Alzheimer ma di certo potrebbe rendere i sintomi più gestibili e migliorare la qualità della vita dei pazienti.




Gli effetti della musica su pazienti con Alzehimer: lo studio sperimentale
Per lo svolgimento della ricerca, gli studiosi hanno guidato i partecipanti nella scelta di una playlist di canzoni significative e insegnato a pazienti e caregivers l’utilizzo di un lettore multimediale portatile. Utilizzando poi la risonanza magnetica funzionale (fMRI) i ricercatori hanno osservato le imaging cerebrali dei pazienti durante l’ascolto dei brani scelti e in condizioni di controllo.

Ciò che ne è emerso è che la musica sembra attivare il cervello generando comunicazione tra intere regioni cerebrali: nell’ascoltare i brani personali infatti l’area visiva, prefrontale, cerebellare e il Salience Network (SN) hanno mostrato una connettività funzionale significativamente più elevata rispetto a quanto accadeva nelle condizioni di controllo.

Norman Foster, autore senior dello studio e direttore del centro per l’Alzheimer presso l’University of Utah Health ha affermato:

Questa è una prova oggettiva che dimostra come la musica con una valenza personale possa essere una strada alternativa per comunicare con pazienti affetti da malattia di Alzheimer. La memoria linguistica e visiva sono danneggiate precocemente con il progredire del morbo, ma programmi musicali individualizzati possono attivare il cervello specialmente in quei pazienti che perdono il contatto con la realtà.



Nonostante i risultati sicuramente sorprendenti e che aprono ad interessanti prospettive future, è bene considerare alcuni limiti consistenti di questo studio. Innanzitutto, il disegno sperimentale includeva una singola sessione di imaging per ciascun paziente, ciò significa che non è possibile giungere a conclusioni certe circa l’influenza della musica sull’attivazione cerebrale a lungo termine. Inoltre gli autori hanno segnalato l’esigua numerosità dal campione, composto da soli 17 partecipanti. Insomma, quello che è stato fatto è sicuramente un passo importante verso nuove forme di trattamento per pazienti affetti da malattia di Alzheimer, ma è importante non fermarsi qui.




missdea69
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missdea69 01/08/2018 ore 12:24 Quota

(nessuno) Come può la musica aiutare i pazienti affetti da Alzheimer o da altre forme di demenza?

@loredana1954 :



Immaginate il vostro cervello come una casa illuminata: ora immaginate che qualcuno spenga le luci una ad una; questo è quello che fa l’Alzheimer. Spegne la luce in una stanza e poi nell’altra le idee, le emozioni e la memoria si affievoliscono e cessano del tutto.



La demenza non è una sindrome scoperta recentemente; tuttavia, con il fenomeno dell’invecchiamento demografico, rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria; la sua prevalenza assume un andamento di crescita esponenziale dai 60 anni in poi (prevalenza di 5-6% a 65 anni, 22% a 80 anni e 40% a 90 anni).




Nel nostro paese quasi il 20% dell’intera popolazione ha attualmente un’età superiore o uguale a 65 anni e quindi si può stimare che in Italia siano tra 600.000 e 1.000.000 le persone affette da demenza.
L’assistenza ai malati di demenza richiede un impegno costante che può mettere a dura prova chi presta le cure, in particolare se c’è un rapporto affettivo con il malato.
Molto si può fare per alleviare le sofferenze del malato e di chi lo assiste.


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