Forum - Solo Musica Sublime

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AbbaZuzzu09 14/06/2018 ore 01:06 Quota

(nessuno) In memory of Brian Jones

“A volte la malinconia è solo un modo per godere appieno di ogni goccia di felicità...”.
Brian Jones

La notte del 3 luglio 1969 Brian Jones, chitarrista e vero leader dei Rolling Stones, venne trovato morto sul fondo della piscina nella sua villa in Inghilterra.
Ripercorrendo in parte i giorni che avevano preceduto quell’evento, si scopre che Brian era arrivato a un punto di non ritorno. L’artista conduceva uno stile di vita piuttosto discutibile; le vicissitudini legate ai suoi eccessi divennero ben presto leggenda e questo paradossalmente ne aveva elevato la caratura d’artista.
Brian era l’immagine dei Rolling Stones, gruppo che in quel periodo cavalcava l’onda del successo. Gli Stones erano la risposta disfattista del perbenismo imperante lanciato dagli odiatissimi Beatles. Se John Lennon e soci andavano in India a cercare il nirvana, i Rolling Stones pur di ottenere quello che volevano non avrebbero esitato a scendere a patti col diavolo. E proprio questo determinò le loro iniziali fortune. La sulfurea ambiguità che contraddistinse quel periodo conferì al gruppo una notevole popolarità. La band produsse in serie album fortemente influenzati dalla psicadelia; “Aftermath” del 1966 aveva tracciato la strada e da lì a poco si susseguirono dischi come “Flower” e soprattutto “Beggars Banquet” con la celebre “Sympathy for the Devil”.

Brian era la mente: la sua creatività aveva traghettato il suono della band, inizialmente ruvido, verso sonorità più consone a quel tempo e, soprattutto, più in voga in quel periodo. Jones era un polistrumentista: ogni singolo accordo veniva da lui filtrato. Il successo della band rappresentava per l’artista solo una parte della sua esistenza. Aveva mille interessi, si circondava di persone curiose, ma era conosciuto in particolare per la sua insaziabile voluttà nei confronti del sesso: una fobia che nel corso della sua vita lo rese padre di sei figli. Amava la vita nelle sue più diverse sfaccettature, seguiva con crescente interesse l’evolversi del Flower Power, il movimento hippy che da lì a poco segnò inesorabilmente le sorti della musica e non solo di questa.

Sul finire del 1968 Jones attraversò un periodo piuttosto difficile. Gli eccessi ai quali si sottoponeva lo avevano distratto dalla realtà e non era più in grado di comporre. Di fatto la forte popolarità ottenuta con il gruppo lo aveva paradossalmente allontanato da esso. I crescenti interessi verso la musica sperimentale lo avevano reso distante dal modo di fare musica che aveva reso celebre il suo gruppo. Inoltre il ruolo impostogli dal mainstream musicale gli stava stretto. Questo fu anche causa dei problemi con Mick Jagger. L’amicizia tra i due era fortemente minata dalla competizione che Mick nutriva nei confronti del più celebre compagno. Brian subiva la personalità dell’amico e questo contribuì al totale estraniarsi dai Rolling Stones. L’alone di popolarità aveva circuito la sua immagine e questo finì per soffocarlo.



La morte di Brian Jones scatenò gli organi di stampa che iniziarono ad elaborare trame sempre più ardite e assurde. I giornali sostenevano che Mick Jagger fosse geloso della popolarità di Brian al punto tale da spingere l’ex amico al suicidio, giocando sulla sua fragilità psicologica. Ma le ipotesi non si fermarono certo a questo. Nonostante il rapporto del coroner fosse assolutamente chiaro: “Morte per incidente. Il corpo logorato dagli stravizi non ha retto al tuffo nell’acqua troppo calda: collasso cardiocircolatorio mentre era sotto l’influenza di alcol e di droghe”. A suffragare le deliranti tesi della stampa contribuirono due libri usciti in Inghilterra nel 1994. Brian Jones sarebbe stato ucciso da Frank Thorogood, amico e decoratore, assunto per restaurare la villa. Secondo Terry Rawling, autore di “Who killed Christopher Robin?” Thorogood avrebbe confessato l’assassinio in punto di morte a Tom Keylock, tour manager degli Stones al momento del tragico evento. Altra rivelazione viene da Jeoffrey Giuliano: in “Paint it black: the murder of Brian Jones” lo studioso sostiene che Thorogood fu aiutato da un complice.

Altre ipotesi vengono infine sostenute da Aaron Hotchner, noto biografo di star. Nel 1990 lo scrittore diede alle stampe un libro sulla band nel quale si affronta in un capitolo la morte di Brian Jones. Hotchner sostiene anch’esso che l’artista sia stato ammazzato: Brian quella sera sarebbe stato in compagnia dell’amico decoratore e del proprio staff. Al party improvvisato erano presenti la sua fidanzata di quel periodo, Anna Vohlin, e l’infermiera personale del musicista. Brian e gli altri in piscina avevano bevuto parecchio. Passarono una ventina di minuti prima che la Vohlin e poi Thorogood fossero richiamati dalle grida dell’infermiera. In quel lasso di tempo nessuno si era accorto che Brian aveva smesso di nuotare e che era andato a fondo. La respirazione bocca a bocca e il successivo intervento dei medici furono del tutto inutili. Sul bordo della piscina venne trovato l’inalatore di Brian: soffriva di asma e non si separava mai dalla bomboletta che lo soccorreva nelle crisi. Anche qui aveva voluto esagerare e pare che usasse come sostituto alle droghe una mistura fra fumo di sigaretta e un preparato antiasma a base di adrenalina. La tesi dello scrittore si conclude dicendo che sarebbero stati i muratori che lavoravano al restauro della casa a uccidere il chitarrista alla fine di un party degenerato in rissa.

I Rolling Stones fecero un concerto gratuito a Hyde Park il 5 luglio 1969, due giorni dopo la morte. In verità quel concerto era stato organizzato alcune settimane prima quale evento in cui presentare il nuovo chitarrista. Ad ogni modo i critici accusarono il gruppo di oltraggiare così la memoria del fondatore del gruppo. La band dedicò il concerto a Jones: in apertura Jagger lesse stralci tratti da “Adonais”, una poesia di Percy Bysshe Shelley sulla morte del suo amico John Keats. Il loro manager trovò un sistema per liberare migliaia di farfalle bianche al concerto, ma, a causa del gran caldo, la maggior parte di esse morì all’interno dei contenitori; quelle sopravvissute volarono a fatica prima di cadere esanimi sulle teste degli spettatori.

Gli Stones aprirono con una canzone di Johnny Winter, una delle preferite di Brian, “I’m Yours and I’m Hers”.
Si racconta che Jones fu seppellito sotto 12 piedi di terra (per evitare esumazioni da parte di cacciatori di tombe) in una lussuosa bara d’argento spedita a Cheltenham da Bob Dylan. Al funerale Mick Jagger non si presentò: ufficialmente fece sapere che era in Australia con Marianne Faithfull per le riprese di un film. Neppure Keith Richards intervenne: si dice fosse preoccupato che la sua presenza potesse creare tensioni e infastidire i fans. Il 3 luglio 2009 ricorre il quarantennale della morte del chitarrista.

Marco Pipitone
NON TUTTI SANNO CHE:
• Brian Jones era un’icona della moda: evidenziava con mille colori il proprio senso di ribellione e di eccentricità;
• Antesignano della moda hippy, era il membro più fotogenico dei primi Rolling Stones; il suo stile nel vestire influenzò profondamente quello di Londra e del resto del mondo negli anni sessanta;
• Jones era basso di statura (168 cm), con occhi blu-verdi e capelli biondi: è stato un pioniere nel forgiare l’immagine di Rockstar;
• Era noto per girare le strade di Londra a bordo di una mastodontica Rolls-Royce “Silver Cloud” con autista e con due ragazze sempre diverse, salutando la gente e facendo scherzi;
• Concesse molte interviste durante la sua carriera: con la sua voce suadente e gentile venne riconosciuto dai giornalisti come il membro più eloquente del gruppo;
• La sua intelligenza, combinata al disprezzo per il conformismo e per le costrizioni delle leggi, ne fecero il simbolo della ribellione giovanile al pari dei Beatles.
http://www.oltremagazine.com/site/memory-of-brian-jones.html
2505226
“A volte la malinconia è solo un modo per godere appieno di ogni goccia di felicità...”. Brian Jones La notte del 3 luglio 1969...
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14/06/2018 01:06:54
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AbbaZuzzu09 14/06/2018 ore 01:14 Quota

(nessuno) In memory of Brian Jones

Addio ad Anita Pallenberg, compagna prima di Brian Jones e dopo di Keith Richards



È morta Anita Pallenberg, attrice, modella e stilista italiana, nata a Roma il 6 aprile 1944. Anita è stata la compagna prima di Brian Jones e poi di Keith Richards dei Rolling Stones. L’annuncio sul profilo Instagram di Stella Schnabel, attrice figlia del pittore e regista statunitense Julian.

Figlia di un agente del turismo italiano, Arnoldo Pallenberg, e della segretaria tedesca Paula Wiederhold, è nota principalmente per le storie sentimentali che l’hanno vista legata a Mario Schifano e a tre dei membri del gruppo musicale dei Rolling Stones: dapprima Brian Jones (che la incontrò nel 1965), in seguito lasciò Jones per Keith Richards nel 1967. Con Richards ha avuto tre figli, uno di nome Marlon Richards (nato nel 1969), una figlia, Dandelion (nata nel 1972) che è nota con il nome di Angela Richards, e infine Tara Richards, nato nel 1976, ma morto per problemi di salute poco dopo la nascita. Come Richards, la Pallenberg si è disintossicata dall’eroina.

Ha avuto inoltre una breve relazione con il cantante dei Rolling Stones Mick Jagger durante le riprese del film Performance. Ha ricoperto il ruolo della Black Queen in Barbarella (1967) e della moglie di Michel Piccoli nel film Dillinger è morto (1968) diretto da Marco Ferreri.
La canzone Angie (1973), è stata scritta e composta proprio da Keith Richards prima della nascita della loro seconda figlia, quando Anita era incinta ma ancora non sapevano il sesso del bambino, che si rivelò essere, appunto, femmina. Il nome Angela fu scelto come secondo nome, in quanto la struttura cattolica dov'era nata la secondogenita impose un nome più adatto secondo i propri canoni.

Dopo la fine del rapporto con Richards, la Pallenberg è divenuta una stilista di moda.
Mercoledì, 14 Giugno 2017
http://www.ondamusicale.it/index.php/musica/10046-addio-ad-anita-pallenberg-compagna-prima-di-brian-jones-e-dopo-di-keith-richards
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AbbaZuzzu09 14/06/2018 ore 07:47 Quota

(nessuno) In memory of Brian Jones

Quando i Rolling Stones si liberarono di Brian Jones


Cotchford Farm

La sera del 3 luglio 1969, Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones, si trova nella Cotchford Farm, una immensa tenuta nel Sussex con annessa villa del XV secolo, che ha appena comprato. Per Brian è un brutto momento. Meno di un mese prima il suo addetto stampa ha diffuso un comunicato nel quale si legge che lui non si ritrova più nel tipo di direzione artistica e di scelte musicali dei Rolling Stones. Poi c’è la sua vita privata che già da un po’ ha preso una brutta piega. Il carattere spigoloso è peggiorato e Brian è diventato aggressivo. Si rende protagonista di provocazioni assurde, sempre troppo sopra le righe. Durante i tour sparisce subito dopo l’esibizione e rientra in albergo all’alba, stravolto, inebetito dalle droghe. Talvolta Bill Wyman, il bassista del gruppo, lo accompagna in quei giri notturni, badando però a non oltrepassare il limite dell’abuso sconsiderato. In fondo lui a Brian vuole bene davvero.



Dopo il 1966, però, Brian si ritrova da solo sulla strada insidiosa che ha scelto di percorrere: un caparbio, quanto disperato tentativo di andare sempre oltre. Magari non proprio solo perché di grupies disponibili ce ne sono tante e anche i balordi pronti ad approfittare delle debolezze di un personaggio famoso e carico di soldi non mancano.

Sono scorsi fiumi di parole sul comportamento del fondatore dei Rolling Stones. Il fotografo Gered Mankowitz, incaricato di realizzare la copertina di Between The Buttons, dopo aver analizzato gli scatti si lascia sfuggire una considerazione amara: “Ho guardato tutte le foto con attenzione e mi sono reso conto che Brian non era là; è come se la sua immagine fosse stata aggiunta in un secondo tempo”. Alexis Korner, un musicista blues inglese, dopo aver incontrato Jones nell’estate del 1967, confida: “Ho stentato a riconoscerlo”. Andy Warhol finisce per mandarlo al diavolo durante le riprese del documentario The Doors Are Open, a seguito di uno scontro furibondo tra lui e Jim Morrison. Il più impietoso è certamente il commento di Mick Jagger: “Lo abbiamo sopportato per tantissimo tempo, abbiamo dovuto convivere con i suoi isterismi, le sue assenze, la sua volgarità per quasi due anni”. Sì, perché Brian Jones sembra incapace di contribuire alla creatività dei Rolling Stones, anzi qualche volta non riesce nemmeno a suonare il basso.


Brian Jones in the locker room of the gym of Georgia Southern College (Statesboro, Georgia). Taken prior to the Rolling Stones performance there on May 4, 1965.

La verità è più articolata. Brian, dopo un esordio osannato da pubblico e critica, finisce per sentirsi emarginato e frustrato. Sa di essere il più creativo, il più attento alle nuove tendenze, il più bravo come musicista, ma non riesce più a comporre brani di successo, non riesce a coinvolgere gli altri membri della band come era stato all’inizio della splendida avventura dei Rolling Stones. E’ colpa delle droghe e della vita scapestrata che conduce? Io credo che Brian abbia iniziato a buttarsi via a causa delle tensioni con Mick Jagger e Keith Richard. I due lo sopportavano certo, ma lo detestavano. Aveva un carattere inquieto, scontroso, difficile, ma aveva la capacità di intuire in anticipo quel che si muoveva nel mondo della musica: prima il blues, poi la psichedelia, infine la world music. Ezio Guaitamacchi, nel suo Figli dei fiori, figli di satana, ricorda che Brian aveva capito le potenzialità della world music con un anticipo di anni, quando era andato, da solo, a registrare in Marocco, insieme a musicisti della tribù di Joujouka. Il problema di Brian era piuttosto la mancanza di carisma, la poca forza di carattere, insomma la sua incapacità di gestire il gruppo da leader. In fondo lui era un ragazzo timido, gravato dal peso di una infanzia difficile. Le tensioni con gli altri, la mancanza di fiducia, lo facevano sentire un fallito. Per dimostrare a se stesso che non lo era si metteva continuamente alla prova, alzava l’asticella e si buttava. Mick e Keith non avevano voglia di capire, erano inebriati da altri progetti e convinti che il futuro dei Rolling Stones non comprendesse la permanenza di Brian nel gruppo. Il primo lo insulta durante le sedute di registrazione e pianifica il suo allontanamento, il secondo gli insidia e, infine, gli porta via la fidanzata, Anita Pallenberg.


Anita Pallenberg

Torniamo al 3 luglio 1969. Anna Wohlin, la nuova fidanzata di Brian, si aggira per le stanze della Cotchford Farm, ma del suo uomo non c’è traccia. Quasi seguendo un presentimento esce in giardino e guarda nella piscina. Il corpo di Brian è sul fondo. Il coroner stabilirà che il musicista è morto per annegamento, dopo aver ingerito una miscela di alcol e droghe.


Bill Wyman e Charlie Watts al funerale di Brian Jones

Gli Stones tennero comunque il concerto, già previsto, ad Hyde Park, dove giunsero oltre 250mila persone. Brian era morto da 72 ore. Mick lesse due versi da L’Adone di Percy Shelley e poi iniziò a cantare. Il 10 luglio, al funerale, dei Rolling Stones c’erano solo Bill Wyman e Charlie Watts. Keith Richards preferì restarsene rintanato nello studio di registrazione e Mick Jagger non rimandò la partenza per l’Australia dove era atteso insieme a Marianne Faithfull per le riprese di un film. Il giorno dopo, l’11 luglio, uscì il nuovo singolo della band, Honky Tonk Women. Mick Taylor entrò a far parte dei Rolling Stones. Tanta freddezza destò sospetti e dicerie di ogni genere. Dopo qualche giorno c’era già chi sospettava Mick e Keith di essere in qualche modo coinvolti nella morte di Brian.


Il certificato di morte di Brian Jones

Nessuno sa cosa è accaduto davvero la sera dl 3 luglio. Forse ha ragione Bill Wyman, si trattò di un maledetto incidente. Forse le cose andarono diversamente. Sì, perché, come in un giallo d’autore, c’è un colpo di scena. Un tale Frank Thorogood, titolare di una impresa di ristrutturazioni edili, confessò, in punto di morte, a Tom Keylock, un altro tipaccio poco raccomandabile introdottosi nell’entourage dei Rolling Stones come guardia del corpo, di aver ucciso Brian Jones. Thorogood, grazie ai buoni auspici di Keylock, aveva ristrutturato le abitazioni di Jagger e Richards e approfittato dell’occasione per rubare qualche chitarra. Riuscì a farsi affidare anche i lavori nella Cotchhford Farm e, dopo aver capito le abitudini del padrone di casa, si piazzò nella villa portandosi appresso una dozzina di puttane e alcuni spacciatori del suo giro. Brian Jones era uno scavezzacollo, ma non uno stupido. Dopo aver subito i primi furti chiese allo staff dei Rolling Stones di licenziare Thorogood. La sera della morte di Brian, almeno secondo la confessione rilasciata sul letto di morte da l’edile tutto fare, nella villa ci sarebbe stata una festa a bordo piscina. Le solite ragazze seminude, qualche malavitoso deluso dalla prospettiva di dover abbandonare la splendida dimora del XV secolo e, naturalmente, Frank Thorogood. Sarebbe stato lo stesso Brian ad organizzarla la festa, per rendere il licenziamento meno duro. Ad un certo punto Thorogood si buttò in acqua e, insieme ad un paio di scagnozzi, prese per le gambe Jones, tenendolo sott’acqua. Probabilmente non c’era l’intenzione di uccidere, ma erano tutti troppo ubriachi per fermarsi. Tom Keylock, quando venne convocato a Scotland Yard, smentì di aver raccolto la confessione di Thorogood e l’inchiesta venne chiusa prima di cominciare.


http://www.vitaliquida.it/index.php/2015/08/17/quando-i-rolling-stones-si-liberarono-di-brian-jones/
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AbbaZuzzu09 14/06/2018 ore 07:49 Quota

(nessuno) In memory of Brian Jones

Brian Jones
Polistrumentista

Data di morte: 3 luglio 1969
Luogo di morte: Hartfield, Regno Unito
Causa della morte: Annegamento

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