Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

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serena1O 07/02/2019 ore 05:16 Quota

(nessuno) L’unicità di Napoli!

:cuore Ho abitato a lungo in una citta veramente eccezionale. Qui tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicita piu¹ cantante e il dolore pia¹ lacerato,tutte queste voci erano cosa saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa citta ne aveva, a tutta prima, una impressione stranissima, come di una orchestra i cui strumenti, composti di anime umane, non obbedissero pia alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di una meravigliosa confusione





:cuore ascoltate il video!

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Cosa scriveva nel 1950 Anna Maria Ortese ne âinfanta sepolta  parlando di una citta che le aveva rivelato la sua anima multiforme, intessuta di contraddizioni ma unica come puo esserlo un grande affresco denso di contrasti chiaroscurali. E una Napoli unica e molteplice a¨ anche quella che ritroviamo nel testo del coinvolgente cortometraggio La fine del mondo, realizzato di recente dai giovani del Laboratorio di Nuove Tecnologie dell Arte della Accademia di Belle Arti di Napoli, nella ambito del progetto Cuoredinapoli (il suo logo a¨ un rosso cuore di pixel), una trama di relazioni e narrazioni che corre sul filo della Rete ma si traduce in un periodico scambio di esperienze dirette fra artisti e gente comune, allo scopo di riappropriarsi della citta e del suo territorio.

Quello de La fine del mondo¨ un ritratto di Napoli senza fronzoli, antiretorico, svincolato dai luoghi comuni della citta cartolina cosa come da quelli della metropoli invivibile, e volto a penetrare la complessa essenza di una citta dalla esistenza plurimillenaria. Una essenza fatta di bellezza, storia, cultura, arte, lingua, gastronomia, ma anche di degrado e di fatica esistenziale, dove per tutto a spesso permeato da un senso di umanita che ha la cifra inconfondibile della empatia e della condivisione. Una citta in bilico fra la vita e la morte, dove a causa del Vesuvio un milione di persone ridono sapendo che potrebbero morire in un istante; un luogo di confin al centro del Mediterraneo, sopra e sotto un vulcano, accanto alle porte della de, poco prima del paradiso a, come narra la intensa voce fuori campo di Renato Carpentieri, grande del teatro italiano, interprete pluripremiato del film di Gianni Amelio La tenerezza

E per questo suo essere cosa piena di contraddizioni, Napoli a¨ uno di quei luoghi che non ammette mezze misure: o la si ama incondizionatamente o la si odia. E a renderla amabile a¨ quel qualcosa di speciale che la fa vibrare sono le emozioni che, quando meno te lo aspetti, ti inchiodano e non ti lasciano andar via. Amare Napoli significa essere sopravvissuti alla sua capacita di turbare e chi ci a¨ riuscito che quello che vive, quando la attraversa, non lo provera mai piu¹ altrove. Amare Napoli a¨ riuscire ad accettarne la natura di ossimoro vivente, quella sua condizione di peggiore citta piu¹ bella del mondo.

Cosa, con accenti poetici e filosofici, pregni da un realismo senza sconti, procede la narrazione di questo video che, seguendo i passi di Ilario Franco, riesce a catturare fino alla ultima scena, grazie alla sua capacita di rispecchiare i pensieri e le impressioni di quanti si avvicinano a Napoli senza pregiudizi, mossi dalla semplice intenzione di penetrarne la anima piu autentica.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 07/02/2019 ore 20:22 Quota

(nessuno) L’unicità di Napoli!

Anna Maria Ortese e Napoli



«Ho abitato a lungo in una città veramente eccezionale. Qui, (...) tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicità più cantante e il dolore più lacerato, (...) tutte queste voci erano così saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa città ne aveva (...) una impressione stranissima, come di una orchestra i cui istrumenti, composti di anime umane, non obbedissero più alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione...»

(Anna Maria Ortese, L’Infanta sepolta, Adelphi, Milano 1994, p. 17.)
Nel 1945 ritorna a Napoli, e in questa città per lei quasi magica, l'ispirazione e l'immaginazione della scrittrice trovano presto un correlativo oggettivo per manifestarsi appieno.

Nel dopoguerra collabora alla rivista Sud, diretta da Pasquale Prunas accanto a giovani scrittori come Luigi Compagnone e Raffaele La Capria.

Nel 1950 viene pubblicato il secondo libro di racconti, L'Infanta sepolta, e nel 1953 la raccolta di novelle II mare non bagna Napoli, alla quale viene assegnato il Premio speciale per la narrativa all'edizione 1953 del Premio Viareggio.

Il mare non bagna Napoli consiste di cinque capitoli, aventi come oggetto le squallide condizioni della Napoli del dopoguerra, caratterizzata da disperazione e senso di rovina. Il libro, ma soprattutto l'ultimo racconto, II silenzio della ragione, dedicato agli scrittori napoletani, suscita in città violente opposizioni, tanto che Ortese finirà per allontanarsi da Napoli, almeno fisicamente, perché non finirà mai di ricordare la città, come testimonieranno due libri scritti molti anni più tardi: II porto di Toledo (1975) e II Cardillo addolorato (1993). Dopo la raccolta del 1953, inizia dunque per la scrittrice un periodo molto sofferto e problematico, d'emarginazione e di strisciante ostracismo, a causa delle sue posizioni critiche nei confronti del mondo intellettuale e culturale dell'Italia dell'epoca.

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