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serena1O 16/05/2018 ore 20:39 Quota

(nessuno) I Libri da Bisaccia






I Libri da Bisaccia: Preziosissimi Manoscritti Medievali custoditi appesi alla Cintura








Tra i manufatti medievali più bizzarri, ma senza dubbio fra i più affascinanti, vi furono i “libri da bisaccia”, i quali si diffusero, tra gli uomini di chiesa e i nobili europei, a partire dal XIII fino al XVI secolo. I libri da bisaccia altro non erano che piccoli testi, solitamente di carattere religioso (bibbie, libri di preghiere) o giuridico (codici penali e simili), i quali venivano trasportati saldamente legati alla cintura stretta in vita.

Sotto, illustrazione di un monaco con in mano un libro da bisaccia Pubblico wikipedia)









Erano per lo più utilizzati durante i viaggi, da ecclesiastici o da uomini di legge, e il loro uso pare essere stato circoscritto a un’area ristretta dai Paesi Bassi alla Valle del Reno. I libri erano solitamente rivestiti da un lembo di pellame, più resistente di una comune nappa e più protettivo. I rivestimenti si estendevano quasi sempre oltre il perimetro della copertina del libro, in modo da contenere comodamente l’oggetto e far sì che fosse possibile annodarli alla cintura tramite i lembi, in quello che veniva chiamato “nodo a testa di turco”, per via della somiglianza col turbante.

Sotto, un libro da bisaccia di piccole dimensioni custodito all’Univeristà di Yale. Sotto di esso, la sua copertura, realizzata in stoffa rifinita per renderne la presa più salda tramite il nodo “a testa di turco”. La foto è stata estrapolata dall’opera “To minder fra de aabne Ting” di Sofus Larsen, a cura di Carl Dumreicher.
wikipedia)











L’esigenza di legare i libri alla cintura nacque dal bisogno di poter avere le mani libere durante i percorsi a piedi, o di non usurare i margini delle pagine, ma non solo. Poiché alcuni, venivano riccamente decorati ed esibiti come veri e propri gioielli, soprattutto quelli collezionati dalle ricche signore della nobiltà (che li portavano legati alla cinta per via della moda allora diffusa), erano facili e desiderabili prede di ladri e malintenzionati, con le loro attraenti copertine decorate o incastonate di pietre.

Sotto, libro da bisaccia di Hieronimus Kress risalente al 1471 e custodito a Norimberga, Germania









Così, oltre che per protezione da agenti esterni, le ampie copertine in pelle entrarono in uso anche per nascondere e prevenire i furti dei preziosi manoscritti. Largamente diffusi a partire dal XIII secolo, così tanto da venire immortalati quasi 800 volte nei dipinti, i piccoli libri subirono una battuta d’arresto nella loro produzione verso la fine del XVI secolo. Secondo alcuni, ciò si verificò per via della penuria di artigiani in grado di realizzarli, e per via dell’introduzione della stampa, metodo di riproduzione più veloce e semplice della scrittura a mano.

Sotto, San Giacomo porta un libro da bisaccia in un pannello del “Trittico del Giudizio”, realizzato da Hieronimus Bosch nel XVI secolo.







Nonostante ne esistessero molti in circolazione, soltanto 26 libri da bisaccia sono arrivati più o meno intatti ai giorni nostri (di questi solo 23 con la loro rilegatura originale). I libri sopravvissuti sono stati studiati e catalogati da Margit J. Smith, autrice di “The Medieval Girdle Book” ed esperta rilegatrice, la quale ha misurato, fotografato e studiato la storia di ognuno dei testi a noi pervenuti, di cui Il più antico risulta originario di Kastl, in Germania, risalente al 1453 circa.

La Smith, in passato bibliotecaria a capo della catalogazione e manutenzione dei volumi presso la Copley Library dell’Università di San Diego, si interessò grandemente all’arte della realizzazione dei libri da bisaccia, tanto da partecipare a una serie di lezioni sulla loro creazione a Montefiascone, in Italia. Qui conobbe Jim Bloxam, curatore presso l’Università di Cambridge e uno degli insegnati del corso; riscontrando un vivo interesse comune per i piccoli libri portatili, decisero di avviare insieme il “Girdle Book Project”.

Esso si sarebbe occupato di “Portare il libro da bisaccia all’attenzione dei lavoratori professionisti in ambito librario, come bibliotecari, curatori, insegnati, commercianti di libri, collezionisti e rilegatori a mano, i quali potrebbero aumentare l’apprezzamento di un formato di libro che, nonostante le piccole dimensioni, ha una certa importanza, sebbene sia ora quasi dimenticato”.

Sotto, libro da bisaccia custodito presso la Kongelige Bibliotek di Copenhagen. La fotografia è stata estrapolata dall’opera “To minder fra de aabne Ting” di Sofus Larsen, a cura di Carl Dumreicher.







Quando però Bloxam abbandonò il progetto, la Smith non fermò la propria sete di curiosità e i suoi studi, continuando a viaggiare per l’Europa in cerca dei piccoli tesori. La studiosa, parlando del momento in cui i curatori le ponevano davanti un libro da bisaccia disse: “Quando inizi a guardarlo, ritrovi tutte le testimonianze di 500 anni fa. Ci sono polvere, capelli, unghie e macchie di cera delle candele, o cancellature.” (…) “Alcuni dei libri sono così fragili che necessitano di grande attenzione, specialmente quando si girano le pagine. Ma se inizi a misurarli, una volta che ti abitui, ti ricordi per che motivo sei lì, e superi il timore iniziale.”

Sotto, libro da bisaccia custodito presso la Küngliga bibliotket di Stoccolma, Svezia. La fotografia è stata estrapolata dall’opera “To minder fra de aabne Ting” di Sofus Larsen, a cura di Carl Dumreicher







Durante le sue ricerche, la Smith ha scoperto altri due libri da bisaccia oltre quelli già esistenti. Uno di questi è il più piccolo mai rinvenuto, con i suoi 6.5 centimetri per 4.3: il salterio (libro biblico dei Salmi) di Neal McBeath custodito in Scozia. L’altro libro è stato rinvenuto a Vienna e la Smith suppone sia stato rivestito di pelle in un secondo momento, per via di “numerose protuberanze” da lei riscontrate nella zona della copertina. Dei libri da bisaccia già catalogati, uno ha suscitato nella studiosa particolare sorpresa; esso apparteneva a una suora tedesca, Katharina Röder von Rodeck, appartenente al Convento Frauenalb vicino a Karlsruhe.

Sotto, libro di preghiere di Katharina Roeder con Rodeck risalente al 1540, custodito in Germania alla Badische Landesbibliothek.








Risalente alla metà del 1500, al suo interno sono raccolte preghiere e annotazioni sulla vita della donna (come ad esempio quando prese i voti), mentre le prime cinque pagine sono state da lei decorate coi disegni degli stemmi delle famiglie dei suoi genitori, un gufo con un cuore rosso, uno scheletro con una clessidra, e vari motivi floreali, i quali sono presenti nelle altre pagine del libro.

Piccoli, ma di grande fascino, i libri da bisaccia sono una testimonianza della grande fantasia e dell’arte manifatturiera che ha caratterizzato i paesi dell’Europa Settentrionale agli albori del Rinascimento, e costituiscono un inestimabile tesoro per tutti coloro che tra le pagine dei libri antichi vogliono respirare l’aria di epoche ormai remote.
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16/05/2018 20:39:37
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IOXSONGXLEGGEND 16/05/2018 ore 22:01 Quota

(nessuno) I Libri da Bisaccia

I libri tascabili hanno origini molto antiche che precedono l'invenzione della stampa. Già prima che Gutenberg introducesse i caratteri mobili, avevano infatti una certa diffusione volumetti di formato ridotto, con testo su due colonne e privi delle preziose miniature che caratterizzavano i coevi codici manoscritti. Erano libricini – i cosiddetti "libri da bisaccia" – realizzati su supporto cartaceo e non su pergamena, che avevano per oggetto argomenti di natura devozionale o professionale e che venivano realizzati da scribi non professionisti in centri religiosi culturalmente arretrati. Tuttavia, a dispetto del fatto che erano di qualità nettamente inferiore ai codici cui siamo abituati a pensare quando parliamo di libri antichi, rimanevano un bene di difficile acquisizione e, nonostante una certa vocazione 'popolare', piuttosto costosi. La loro diffusione non fu quindi mai particolarmente significativa.


Circa cinquant'anni dopo la nascita della stampa, fu Aldo Manunzio a conferire dignità e prestigio alle pubblicazioni in formato ridotto. Naturalmente la natura e gli scopi della sua idea di tascabile non sono lontanamente paragonabili a quelli che hanno portato alla massiccia diffusione di questa forma di pubblicazione nel Novecento. Ciononostante è il 'pionieristico' ingegno di Manunzio che ha conquistato definitivamente nuovi territori all'industria editoriale allora nascente.
In primo luogo dando inizio al lento processo di desacralizzazione del libro che troverà massima espressione appunto nel corso del Novecento con la sistematica pubblicazione di tascabili. I classici pubblicati da Manunzio in formato ridotto, infatti, senza perdere nulla quanto alla precisione filologica del testo (precisione che caratterizzò sempre anche le pubblicazioni per così dire 'maggiori' di Aldo) e quanto alla bellezza dell'impaginato, avevano la caratteristica, grazie al formato in 32°, di essere facilmente trasportabile. È ragionevole pensare che la possibilità di avere a portata di mano testi che pure conservavano le caratteristiche di bellezza e precisione di un'edizione maggiore, abbia contribuito a mutare la percezione che della lettura e dei libri si aveva a quell'altezza cronologica.
Non solo: è al primo esperimento aldino di tascabile (l'edizione delle Bucoliche di Virgilio del 1501) che dobbiamo anche l'introduzione della carattere tipografico del corsivo. La ricerca di un tipo di carattere che bene si adattasse ai limiti di un foglio in 32°, ma che al tempo stesso garantisse un'adeguata leggibilità, portò infatti Manunzio a rivolgersi all'orafo Francesco Grifo (noto anche come "Griffo" o "Griffi") il quale, ispirandosi alla scrittura cancelleresca, mise per lui a punto quella nuova forma di carattere.
L'edizione virgiliana del 1501 segna dunque l'inizio della lunga storia del tascabile moderno segnare le cui tappe sarebbe in questa sede difficile. Ci limiteremo a segnalare il caso seicentesco dell'edizione francese in 16° e in 32° de Heurs de Port Royal per la ragione che, pur essendo un libro messo all'Indice, fece registrare la straordinaria tiratura di 60.000 copie a testimoniare dell'incentivo costituito dalla presenza del tascabile per la diffusione dei libri a stampa.


Nel corso del Sette-Ottocento mutamenti sociali e industriali pongono le basi per una nuova diffusione del libro tascabile.
In primo luogo si manifestano nuove esigenze di lettura e nuovi lettori si fanno avanti. Le ragioni di questi mutamenti sono da ricercarsi da una parte nello sviluppo della scolarizzazione, che naturalmente rendeva accessibile a un maggior numero di persone l'esperienza dei libri, favorito peraltro in questo dal contestuale sviluppo delle biblioteche che permettevano una più diffusa presenza dei libri nella società. Dall'altra parte acquistano visibilità sempre maggiore nuove istanza di lettura: in particolare le donne cominciano a delinearsi come lettrici dalle esigenze specifiche e dai gusti ben definiti.
Dal punto di vista industriale, è nel corso di questi secoli – segnatamente, con la Rivoluzione Industriale – che la tecnica di produzione della carta evolve verso l'uso della cellulosa derivata dal legno piuttosto che derivata dagli stracci, e verso la meccanizzazione dei processi industriali, consentendo di abbassare i prezzi della materia prima di cui sono fatti i libri. Non è un caso dunque se buona parte della produzione editoriale del Settecento è riconducibile non tanto all'esperienza dei philosophes e dell'Encyclopédie, quanto piuttosto a quella della Bibliothèque bleue di Troyes, libri in formato minore di ispirazione popolare distribuiti da venditori ambulanti.

Il Novecento non solo accoglie la 'lezione' dei secoli precedenti ma, nel mutato panorama sociale che si delinea con l'imporsi della mentalità consumistica, vede una diffusione del libro in formato ridotto quale i secoli precedenti non avevano mai conosciuto. Di questa diffusione altri hanno detto con maggiore competenza, ma se ne vogliono comunque qui sottolineare alcuni aspetti che sono alla base di una radicale innovazione del concetto stesso di 'tascabile'.
In primo luogo il libro non è più l'unico medium di cultura e di informazione. Esso si deve confrontare con altri media quali il cinema e la televisione. Queste nuove porte di accesso all'informazione e alla cultura spogliano definitivamente il libro della sua aura di sacralità per renderlo uno strumento di conoscenza della realtà e un linguaggio tra gli altri. Per questa ragione nuovo rilievo acquisisce la figura dell'editore che, superando la tradizionale oscillazione tra letteratura 'alta' e letteratura 'bassa', deve affrontare e vivere il dilemma che Giulio Einaudi descrisse come scelta tra un'editoria che assecondasse i desideri più ovvi del pubblico (editoria del "no"), appellandosi ad un immaginario collettivo sempre più modellato da altri media e sempre più disarticolato e stereotipato, e un'editoria del "sì" che "lavora per far emergere gli interessi profondi, anche se va contro la corrente", che "invece di suscitare l'interesse epidermico, di assecondare le espressioni più in superficie ed effimere del gusto, favorisce la formazione duratura. Di un gusto, appunto; e anche di un pubblico, di un mercato".
Il libro tascabile, definitivamente trasformatosi in 'economico' ha vissuto nel corso di tutto il Novecento questa tensione, offrendo a un pubblico di lettori sempre più smaliziato l'occasione di avere accesso alle radici della cultura occidentale (per esempio con l'esperienza della BUR), la possibilità di partecipare al dibattito politico-culturale contemporaneo (si pensi all'Universale economica Feltrinelli o alla Piccola Biblioteca Einaudi); ma assecondandone anche le esigenze immediate con libri disimpegnati e di agevole lettura.

Mati68
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Mati68 16/05/2018 ore 22:04 Quota

(nessuno) I Libri da Bisaccia

Mi è venuto in mente di aver visto un film negli anni '70 dove c'erano dei pellegrini in viaggio e alcuni di loro avevano dei libri attaccati alla cintura :-) Peccato non ricordarmi quale fosse il film :-(
serena1O
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serena1O 17/05/2018 ore 05:54 Quota

(nessuno) I Libri da Bisaccia

@Mati68 scrive:
Mi è venuto in mente di aver visto un film negli anni '70 dove c'erano dei pellegrini in viaggio e alcuni di loro avevano dei libri attaccati alla cintura Peccato non ricordarmi quale fosse il film

:mmm :mmm Puoi sempre rimediare,facendo un giro in rete!
Mati68
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Mati68 17/05/2018 ore 19:18 Quota

(nessuno) I Libri da Bisaccia

@serena1O scrive:
Puoi sempre rimediare,facendo un giro in rete!

mi dovrei ricordare il titolo, o la trama del film :nono1
serena1O
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serena1O 17/05/2018 ore 19:31 Quota

(nessuno) I Libri da Bisaccia

@Mati68 scrive:
mi dovrei ricordare il titolo, o la trama del film

scherzo , poi quando ti viene i mente ok ,ma adesso lascia stare sei stanco :mmm :many
Mati68
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Mati68 17/05/2018 ore 19:41 Quota

(nessuno) I Libri da Bisaccia

@serena1O scrive:
scherzo , poi quando ti viene i mente ok ,ma adesso lascia stare sei stanco


mi pare di notare nella frase una vena ironica :dito4

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