Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

Amministratore
serena1O 15/04/2018 ore 20:11 Quota

(nessuno) Ippolito Pastina: il Masaniello di Salerno




La rivoluzione che scoppiò nel Regno di Napoli nel 1647-48 ebbe come protagonisti diversi capipopolo sparsi nei territori del Regno. Ancora oggi, quando si parla di rivoluzione napoletana, gli occhi meno attenti rivolgono l’attenzione al solo “pescivendolo” napoletano, Tommaso Aniello detto Masaniello.

Masaniello, però, diresse una prima fase della rivolta a Napoli nell’arco di 10 giorni. Ippolito Pastina, invece, partecipò al tumulto in un periodo più lungo. Chi era Ippolito Pastina? Pastina visse nel rione Fornelle a Salerno; lavorò come fornaio, poi come pescivendolo, ma non avendo un buon tornaconto divenne un criminale e ciò gli costò il carcere.

Finiti gli anni di prigionia sulle navi da guerra, si arruolò nell’esercito del Duca di Carafa a Nocera dei Pagani; in seguito abbandonò l’esercito partecipando alla rivolta di Salerno. La protesta sorse dagli ambienti più poveri, provenienti soprattutto dai casali di Salerno. La rivolta fu il riflesso delle precarie condizioni di vita dei ceti disagiati. Questi dovettero confrontarsi con le pesanti gabelle, le pressioni indotte dai ceti più agiati, e l’impossibilità di partecipare alla vita politica di Salerno, sbarrata dalla vecchia e nuova nobiltà.

I ribelli attaccarono i palazzi dei benestanti come forma di riscatto dalle ingiustizie subite. Dopo un breve periodo di caos, entrò di scena Pastina ponendosi come guida della rivolta. Pastina mantenne una precaria condizione di stabilità tra i ribelli e la nobiltà, dopo la stesura e il riconoscimento dei Capitoli. Tuttavia, il 22 ottobre del 1647, Gennaro Annese proclamò la nascita della Real Repubblica con l’appoggio militare dei francesi.

In questo frangente ripresero gli scontri a Salerno. In un primo momento la città fu riconquistata dai lealisti spagnoli, poi fu espugnata dai ribelli guidati da Pastina. Il capopopolo offrì importanti aiuti militari alla causa della Repubblica e strinse importanti relazioni con Gennaro Annese e il duca di Guisa. L’esperienza della Repubblica finì con la riconquista spagnola di Napoli, tra il 5 e il 6 aprile del 1648. La notizia giunse a Salerno, il 17 aprile, quando Pastina abbandonò la città prima di essere occupata dai lealisti spagnoli.

Nel mese di agosto, il capopopolo fu aiutato dai francesi per riprendersi Salerno, ma l’impresa patrocinata dall’ammiraglio Tommaso di Savoia fu fallimentare. Pastina tentò nuovamente di conquistare Salerno il 5 ottobre del 1654, partendo da Castellammare, ma la campagna militare ebbe un breve respiro terminando con un’ennesima sconfitta. Dopo l’impresa di Castellammare si persero le tracce del Masaniello salernitano.
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 15/04/2018 ore 20:42 Quota

(nessuno) Ippolito Pastina: il Masaniello di Salerno



Umile pescivendolo, nato intorno al 1615 nel popoloso rione Fornelle di Salerno, parallelamente ai moti guidati da Masaniello a Napoli, Ippolito da Pastena aizzò il popolo salernitano contro le ingiustizie sociali che funestavano la città e, più in generale, tutti i possedimenti italiani della monarchia asburgica. All'epoca dei moti, le condizioni sociali ed economiche del popolo salernitano rasentavano la miseria più nera, soprattutto se paragonate ai privilegi di cui godevano le poche famiglie nobili della città. Ippolito era reduce da dieci anni di galera, quando le voci sulla rivolta napoletana raggiunsero Salerno. L'uomo si era appena arruolato nelle milizie mercenarie del duca di Nocera, composte perlopiù da briganti e delinquenti senza scrupoli, che approfittavano della caotica situazione dovuta alla caduta della famiglia Sanseverino (Salerno era, di fatto, una città senza reggente) per portare scompiglio in città. La sua furbizia gli fu utile per trasformare delle semplici razzie da briganti in un moto popolare organizzato: Ippolito instillò nel popolo l'odio per i privilegiati, toccando il tasto della vendetta sociale e cavalcando l'entusiasmo che avevano provocato le voci provenienti da Napoli.

Ippolito raggruppò, quindi, un esercito di soldati popolani, male armati e per nulla istruiti, e prese possesso di Salerno e di molti paesi della provincia. Scelse di dislocare il comando della rivolta poco lontano dal centro cittadino. Il deposito del Comando Popolare venne ubicato nell'antico Forte La Carnale, una fortificazione sul mare costruita nel XVI secolo per difendere la città dagli assalti dei Saraceni.

Gli spagnoli ripresero una prima volta possesso della città. Ma l'8 dicembre 1647, Ippolito marciò nuovamente su Salerno e la rioccupò. I francesi, in lotta con gli spagnoli per il predominio politico dell'epoca, appoggiarono la rivolta salernitana. Ippolito approfittò dell'improvviso potere per costruirsi una notevole ragnatela di rapporti politici con i potenti dell'epoca. Dopo la morte di Masaniello, il Duca di Guisa conferì a Ippolito il titolo di vicario generale della Basilicata e del Principato, estendendone, di fatto, l'autorità anche su Napoli, dove Ippolito si trasferì.

Il pescivendolo, diventato condottiero, venne poi sconfitto dagli Asburgo, che rioccuparono Napoli il 5 aprile 1648, costringendolo alla fuga. Si rifugiò, allora, a Salerno, che ormai stava per capitolare a causa della scarsità di mezzi da opporre agli Spagnoli. Ippolito sciolse l'esercito e riparò a Roma.

Bastò poco, però, perché Ippolito ritornasse prepotentemente sulla scena. Il condottiero si presentò sul vascello del comando della flotta francese, nel golfo di Salerno, il 9 agosto del 1648, a fianco del Comandante Tommaso Carignano di Savoia e, dopo aspri combattimenti, con l'aiuto dall'interno della città dei sostenitori di Ippolito, riuscirono a conquistare la parte nord e Vietri. La città di Cava dei Tirreni, però, oppose una strenua resistenza popolare e la riconquista completa di tutta Salerno fallì. L'impresa fu abbandonata e Ippolito si ritirò insieme alla flotta di Tommaso Carignano di Savoia.

Nel 1654, infine, Ippolito spalleggiato dal Duca di Guisa, tentò, con uno sbarco a Castellammare di Stabia, di agitare una nuova sommossa contro gli Asburgo, senza riuscirci.

Di Ippolito di Pastina si perdono le tracce nel 1656. Il condottiero potrebbe essere morto di peste, durante la terribile epidemia di quell'anno, e il suo corpo sarebbe stato bruciato. Questa è l'ipotesi più attendibile. Un'altra ipotesi, poco avallata da documentazioni, è che Ippolito sia morto per cause naturali in Francia. Il suo nome, comunque, venne per secoli accomunato a quello dei tanti delinquenti comuni e briganti messi a morte dagli spagnoli nel periodo della loro dominazione sul Meridione.

Le sue gesta vengono raccontate in un libro scritto nel 1908 da Giacinto Carucci, dal titolo "Il Masaniello Salernitano" e nella commedia musicale "Ippolito Pastina" del commediografo salernitano Franco Pastore.
Mati68
Amministratore
Mati68 15/04/2018 ore 22:18 Quota

(nessuno) Ippolito Pastina: il Masaniello di Salerno

Ci sarebbe ancora bisogno di uomini come questi capace di infiammare il cuore della gente contro le ingiustizie dei "padroni"
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 16/04/2018 ore 13:31 Quota

(nessuno) Ippolito Pastina: il Masaniello di Salerno

@Mati68 scrive:
Ci sarebbe ancora bisogno di uomini come questi capace di infiammare il cuore della gente contro le ingiustizie dei "padroni"

eh ,magari ce ne fossero
Mati68
Amministratore
Mati68 16/04/2018 ore 21:05 Quota

(nessuno) Ippolito Pastina: il Masaniello di Salerno

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
eh ,magari ce ne fossero

Si infiammano solo per le squadre di calcio:-(

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione