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Amministratore
serena1O 10/01/2018 ore 06:55 Quota

(nessuno) Il Ponte Tibetano di Laviano:












Il Ponte Tibetano di Laviano: per 100 metri sospesi nel vuoto
Laviano – Tutti gli amanti di film d’avventura come “Indiana Jones” hanno sognato di attraversare almeno una volta nella vita un ponte strettissimo e traballante sospeso nel vuoto. Il Ponte Tibetano è una costruzione antichissima, generalmente in legno e tenuta in piedi da funi, che univa picchi altissimi ed irraggiungibili altrimenti: motivo per cui nella sua pericolosità ha generato sempre tanto interesse negli amanti delle esperienze estreme e molti incubi in chi soffre di vertigini.







Eppure, un’esperienza tanto “esotica” può essere vissuta in tutta sicurezza in Campania, precisamente in provincia di Salerno. Il Ponte Tibetano di Laviano, ben lungi dall’essere antico come i suoi “fratelli” sparsi nel mondo, è stato inaugurato solo nel 2015. Differisce dagli altri ponti anche per la sua struttura, completamente in metallo e, quindi, per sicurezza e stabilità assolute: nessuna trave cedevole quindi, o corde che si spezzano.
Chiunque, anche il più timoroso, può attraversarlo senza alcuna paura. Certo, il vento lo farà comunque oscillare un po’ ed è consigliabile solo ai più coraggiosi di guardare in basso. Il ponte è lungo cento metri e sovrasta di circa 80 metri un torrente boschivo. Sorge sul massiccio calcareo dei monti Eremita – Marzano, nell’alta valle del Sele, tra i Monti Picentini e il confine con la Basilicata.
La struttura sorge in una zona con diversi Siti di Importanza Comunitaria (in particolare il Sic di Monte Eremita) e la Riserva naturale Monti Eremita – Marzano, area protetta che interessa i comuni di Laviano, Valva e Colliano. Lo stesso ponte è stato eretto per simboleggiare una rinascita. Il terremoto del 1980 rase al suolo l’antico borgo di Laviano e danneggiò parte del grande castello medievale che lo sormontava. L’intera popolazione si trasferì altrove ed i resti del paesino rimasero l’unica testimonianza del passato di Laviano.






Il ponte tibetano conduce proprio a quel borgo fantasma, sospeso tra passato e presente, un incentivo per tanti giovani che con la scusa dell’esperienza avventurosa riscoprono le bellezze dimenticate della loro terra. Inoltre, la struttura essenziale della costruzione riduce al minimo l’impatto sull’ambiente e sul panorama della riserva naturale che lo circonda.

Il casello autostradale più vicino a Laviano, distante circa 30 km, è quello di Contursi Terme, sull’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria.

La stazione delle Ferrovie dello Stato più vicina è Contursi Terme, linea Salerno-Battipaglia-Potenza.




Giunone1960
Moderatore
Giunone1960 10/01/2018 ore 13:45 Quota

(nessuno) Il Ponte Tibetano di Laviano:

@serena1O

Affascinante e pure sta qua vicino senza arrivare fino in Asia con il rischio concreto di non sapere se si ritorna data la pericolosità dei ponti asiatici.E dimostra una cosa : che il nostro paese tiene veramente tutto.Vuoi la costa Azzurra ?ce l'abbiamo ed è l'amalfitana,uguale (fidatevi che l'ho vista,quella azzurra).Vuoi i fiordi scandinavi ?basta andare dalle parti dei laghi,Como,Maggiore,Garda,non importa,i paesaggi sono abbastanza simili.E abbiamo anche la neve senza dovere andare nella tanto celebrata Saint Moritz o chissà chi.E mò questo ponte.Quasi quasi ci provo...però da sola.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 10/01/2018 ore 18:27 Quota

(nessuno) Il Ponte Tibetano di Laviano:

Il ponte tibetano è stato progettato con l’obiettivo di ottenere una soluzione sicura, leggera e a ridotto impatto visivo, mantenendo al contempo un forte valore simbolico e architettonico. Il ponte tibetano di Laviano è stato progettato dagli ingegneri Roberto Castaldini e Sergio Paciello, è composto soprattutto da cavi in acciaio che corrono da una parte e l’altra del vallone sorreggendo un piano di calpestio in grigliato antiscivolo che consente di vedere la valle sottostante: per questo motivo, la percorrenza del ponte tibetano è sconsigliata alle persone suggestionabili, ai soggetti ansiosi e a chi soffre di vertigini.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 10/01/2018 ore 20:02 Quota

(nessuno) Il Ponte Tibetano di Laviano:



Un ponte tra il passato e il futuro di Laviano: un passato raso al suolo dal terremoto del 1980 e un futuro da scrivere nel segno dell’ecoturismo.
Il ponte tibetano di Laviano regala il brivido di camminare sospesi tra due alture, per quasi 100 metri, ad oltre 80 dal fondo di un torrente.
Dal ponte si ammirano bellissimi paesaggi incorniciati dal Vallone delle Conche.
Con un po’ di coraggio, se non soffri di vertigini, guardi il vuoto sotto i tuoi piedi, lateralmente oppure attraverso la griglia sul piano di calpestìo.

Le emozioni aumentano quando il ponte inizia a vibrare, con il passaggio di più pedoni oppure a causa del vento.
Niente di pericoloso, comunque: il ponte è sorretto da robusti cavi in acciaio. Non è una traballante passerella di legno e corde come nei film di Indiana Jones ma una struttura moderna, sicura, leggera e con un basso impatto visivo.
C’è chi lo percorre spavaldo e chi cammina lentamente stringendo i corrimano.



Laviano, in provincia di Salerno, sorge sul massiccio calcareo dei monti Eremita – Marzano, nell’alta valle del Sele, tra i Monti Picentini e il confine con la Basilicata.
Qui ci sono diversi Siti di Importanza Comunitaria (in particolare il Sic di Monte Eremita) e la Riserva naturale Monti Eremita – Marzano, area protetta che interessa i comuni di Laviano, Valva e Colliano.

Il ponte tibetano si connette ad una fitta rete di sentieri naturalistici, tra boschi secolari, vaste radure e panorami mozzafiato.
Percorsi che intercettano le antiche vie della transumanza e dei commerci con la Puglia.
Le gole sovrastate dal ponte, inoltre, note come la “laguna blu” della valle del Sele, si prestano benissimo ad avventurosi itinerari di canyoning, da intraprendere in compagnia di guide esperte.

IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 10/01/2018 ore 20:09 Quota

(nessuno) Il Ponte Tibetano di Laviano:



E poi c’è il Castello medievale, di origini normanne, i cui resti dominano la rupe dell’Olivella, una delle estremità del ponte. Insieme alla Chiesa di Santa Maria della Libera, il Castello è una delle pochissime testimonianze del paese antico, completamente distrutto dal sisma del 1980.

Diversamente da altri paesi vicini, a Laviano non si è tentato di ricostruire il centro storico. L’abitato è stato delocalizzato in una zona contigua ed il nuovo insediamento è del tutto estraneo a quello preesistente, sia per materiali che per soluzioni architettoniche. Del suggestivo borgo che sorgeva intorno al castello è ancora in piedi solo qualche casa, in condizioni assai precarie. Il resto è nelle foto, nei libri e nei ricordi dei sopravvissuti.


Il ponte tibetano, quindi, diventa idealmente un ponte di memoria. Un ponte che conduce ad un luogo fortemente simbolico, un castello rinato a difesa del passato e dell’identità culturale della comunità di Laviano.
Dal Castello si gode di un panorama a 360 gradi sulla valle del Sele, con il complesso montuoso del Terminio – Cervialto sullo sfondo, il passo appenninico di Sella di Conza, il monte Pennone e gli altri rilievi che segnano il confine tra la Campania e la Basilicata.



@s.ergiomilan
IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 10/01/2018 ore 20:14 Quota

(nessuno) Il Ponte Tibetano di Laviano:

Laviano ha origini molto antiche: nella "Storia del regno delle due Sicilie" (Napoli 1847, Vol. III, pag. 9) N. Corcia fa risalire i suoi inizi ai Sabini e lo definisce l'ultimo villaggio degli Ursentini tanto che lo stesso nome "Lavianum" sarebbe un termine sabino e vorrebbe significare feudo rustico della "gens Lavia" (circa VI-VII sec. a. C.). Inoltre alcuni ritrovamenti archeologici nell'alta valle del Sele (Laviano, Castelnuovo di Conza, Santomenna) testimoniano la presenza di popolazioni sannitiche già dal V sec. a. C. .
E', altresì, noto che da sempre la sua storia è stata segnata dalla presenza dei boschi: basti pensare che già nel periodo romano l'attività portante produttiva era quella del legname e che dal I sec. a. C. è accertata l'esistenza di un "collegium dendrophorum" e cioè di una corporazione tra le cui principali iniziative ricadeva il commercio di legname soprattutto di specie di alto fusto quali, ad esempio, le querce, i faggi e le conifere maggiormente richieste dal mercato per la carpenteria e la cantieristica navale. Dendroforo era, infatti, il nome del sacerdote che durante le feste greche (dendroforie di Dioniso e Demetrio) e poi quelle romane (di Attis e della Magna Mater) portava rami di alberi.
In epoca longobarda (dal VI sec. d.C.) Laviano è, perciò, appartenuta al gastaldato di Conza (Conpsa) ed è rientrata nel Principato Citra. I Longobardi, inoltre, riorganizzando i percorsi tra il mare Tirreno (in particolare da Salerno) e quello Adriatico, hanno aperto nuove strade seguendo il corso dei fiumi e hanno modificato, conseguentemente, sia il ruolo, che lo sviluppo delle aree interne e, soprattutto, di alcuni suoi centri come, ad esempio, Conza. Sotto i Normanni (X-XII sec.) è stata creata, invece, la contea di Laviano e ne è stato Conte anche Guglielmo che ha preso il cognome "de Laviano" e poi "Laviano". Tale contea ha avuto una certa importanza dato che dalla medesima dipendevano a livello militare ed amministrativo vari paesi circostanti. A Guglielmo è successo Oddone poi sconfitto dal Duca di Brienne mandato dal Papa Innocenzo III. Al periodo normanno risalgono le origini sia della Chiesa Madre dell'Assunta, che del Castello. La Chiesa Madre dell'Assunta (ora completamente distrutta) aveva avuto un consistente ampliamento nel XVI secolo e notevoli ristrutturazioni in stile barocco (XVIII sec.). Per la sua maestosità e ricchezza di beni artistici (quali, ad esempio, il portale lapideo e l'altare principale in marmi policromi lavorati ad intarsio) era considerata da Mons. Arcangelo Lupoli, Arcivescovo di Conza dal 1818 al 1831, "il tempio più bello" della sua Diocesi. Il Castello medievale, proprio per volere del citato Guglielmo, è ubicato in posizione strategica in modo da facilitare sia l'osservazione, che la difesa e cioè alla sommità del promontorio, a picco sulla rupe dell'Olivella e sul vallone ed è munito di fossato con ponte in pietra nonché di un avamposto e/o baluardo verso il nucleo abitato che, fino al sisma del 1980, era incastonato lungo il pendio collinare sottostante. Originariamente tale borgo ha accolto le persone che si ritiravano dai luoghi posti lungo le vie militari e che non erano in grado di subire gli svantaggi dovuti all'obbligo di dare alloggio ed assistenza a tutte le autorità del Regno, civili e militari, le quali viaggiavano per servizio in quel territorio.



Il Castello, pur avendo subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni, aveva conservato sino al 1980 prevalentemente l'aspetto difensivo, un impianto planimetrico irregolare con torri cilindriche angolari (delle quali la maggiore, facilmente il "mastio", è collocata a nord/ovest) anche su base a scarpata romboidale, corpi di fabbrica a due ed a tre livelli ai quali si accedeva dalla corte interna trapezoidale, copertura a falde con manto esterno in coppi, vani principalmente con solai piani in travi lignee, ma anche ambienti voltati (tra i quali una possibile cappella) ed un loggiato con volta a crociera nella parte sud-ovest che prospetta sul vallone con una apertura arcata.
Facilmente i vani finestra del piano rialzato erano, così come riscontrabile ancora in due aperture prospicienti la corte interna, contorniati da cornici e soglie in pietra. Il livello inferiore era adibito presumibilmente a cantine, depositi e forse celle, quello rialzato rispetto alla corte interna era destinato anche alla residenza, mentre l'ultimo, munito di feritoie, era utilizzato, presumibilmente, per scopi difensivi ed armerie. Sottostante al cortile si trova un'ampia cisterna voltata e munita di grata. Probabilmente la disposizione planimetrica irregolare del complesso fortificato è stata determinata dalla configurazione morfologica del terreno.
Di notevole valore erano i sobri, quanto maestosi, portali lapidei risalenti al XVII sec., con conci decorati (prevalentemente alla base dei piedritti, all'imposta dell'arcata ed in chiave) collocati all'ingresso principale ed al fabbricato ubicato all'inizio dell'area fortificata (probabilmente un posto di guardia) caratterizzata quest'ultima, soprattutto, dalle mura perimetrali poste alla sommità del pendio collinare tuttora leggibili in particolare nella parte nord-ovest come pure dal fossato munito di ponte su due arcate entrambi in muratura di pietrame. Gli elementi di tali portali, che sono crollati con il terremoto, sono stati recentemente rinvenuti in loco.
La costruzione, ovviamente, è in muratura di pietrame locale che nelle parti a vista si presenta per lo più regolare nei ricorsi orizzontali senza stilatura di giunti e che è impreziosita dagli elementiCastello sempre lapidei sia decorativi, sia di pezzatura maggiore compatta e lineare nei cantonali e nelle parti di delimitazione. Tale Castello si inserisce nel sistema di fortificazioni normanne e sveve realizzate dal X sec. spesso su preesistenti insediamenti difensivi lungo l'alta valle del Sele ed in Basilicata a ridosso delle vie di comunicazione con la Puglia. Il fenomeno dell'incastellamento medievale che ha interessato tutte le regioni del mediterraneo, anche nelle zone non costiere, e ha rappresentato un fenomeno epocale che ha portato ai paesi interni ed arroccati anche un miglioramento delle condizioni di vita. In tale periodo la valle del Sele è diventata una sorta di micro regione con un'identità culturale singolare, che in qualche modo ha conservato anche nei secoli successivi. Ne sono testimonianza le numerose fortezze ed emergenze architettoniche tuttora presenti in zona. Nel medioevo, inoltre, il fiume Sele ha avuto un ruolo importante connesso allo scambio ed al trasporto delle merci (compreso il legname utile nella costruzione delle navi). A seguito di indagini di archivio risulta che nei vari secoli i territori di Laviano, come anche il castello, sono stati possedimenti di diversi signori e/o feudatari e tra questi si ricordano: i Marino e Pirro d'Alemagna sino alla famosa "Congiura dei baroni" alla fine del XV secolo, la famiglia Carafa Guzman de Marra (noti anche come principi di Stigliano) e la Regia Corte spagnola nel XVII sec. nonché la famiglia D'Anna (che li ha avuti in proprietà dalla fine dal 1696 sino al 1865 in base al catasto Onciario del 1753 ed a quello Murattiano del 1815). Nel XIX il Castello è diventato di privati ed alla fine degli anni '50 è stato acquisito al patrimonio comunale e, conseguentemente, utilizzato per fini pubblici. Inoltre, dai documenti esaminati, si evince che tale costruzione aveva nel complesso 6 bassi, la cappella ed un locale adibito a scuderia al piano seminterrato e circa 20 stanze ai piani superiori. Nonostante i crolli determinati dagli ultimi terremoti e le attuali precarie condizioni statiche il Castello di Laviano costituisce tuttora una delle testimonianze più significative dell'architettura fortificata presenti nell'alto Sele. Di particolare interesse e valore resta, infatti, questo monumento tuttora caratterizzato dall'individuazione della perimetrazione murata esterna della fortificazione, dai resti dell'avamposto (e/o baluardo) del quale in ogni caso si individua la consistenza plano-volumetrica preesistente), il fossato delimitato dalla muratura in pietra e/o dalla roccia viva con il suo ponte, la consistenza muraria dell'intero castello del livello inferiore e parti significative del piano rialzato (quali, ad esempio, la facciata prospiciente la corte interna del corpo a nord-est con i setti retrostanti ed i lati perimetrali sia a sud, che a nord/est), il cortile con la sottostante cisterna visibile dallo squarcio che si è creato nel terreno ed i livelli medio/bassi di tutte le torri. Significative sono anche le tracce e gli elementi riscontrabili in loco che contribuiscono a comprendere maggiormente l'organizzazione interna come anche la ripartizione altimetrica degli spazi e l'articolazione compositiva dei prospetti. Particolarmente suggestiva ed emergente resta, infine, la sua ubicazione alla sommità del rilievo collinare ed a picco sul vallone molto profondo nei lati ad ovest.

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