Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

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serena1O 12/10/2017 ore 06:34 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode







PERCHÉ SI DICE: È SUCCIESO ‘O QUARANTOTTO?




A Napoli le insurrezioni sono particolari: cuvano sott’â cennere a lluongo, poi si violente, perché l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode. Così accadde nei moti del 1848, durante i quali a Napoli deflagrò una guerriglia spaventosa che coinvolse tutta la città, per le strade, per i vicoli ma anche nei palazzi importanti come, per esempio, palazzo Cirella a Toledo, occupato dalle barricate dei rivoluzionari. Per questo motivo è succieso ‘o quarantotto è sinonimo di è accaduto un finimondo (da R. Giacco, per l’etimologia; l’immagine: una stampa di via Toledo con le barricate) P.S.: a breve i post su Ferdinando II e i personaggi dei moti del ’48
Giunone1960
Moderatore
Giunone1960 12/10/2017 ore 07:45 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

@serena1O

Mi sto sfregando le mani solo a leggere...mi aspetto qualcosa che qua siamo parecchio esasperati.Benedetta storia !
Dael
Moderatore
Dael 12/10/2017 ore 11:54 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

Ottimo post
mi piace tantissimo sapere qualcosa che un'attimo prima non sapevo
GRAZIE
Mati68
Amministratore
Mati68 12/10/2017 ore 16:45 Quota
serena1O
Amministratore
serena1O 12/10/2017 ore 18:38 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

@Dael scrive:
l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode
Ottimo post
mi piace tantissimo sapere qualcosa che un'attimo prima non sapevo
GRAZIE

:-) Mi fa piacere
serena1O
Amministratore
serena1O 12/10/2017 ore 18:41 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

@Giunone1960 scrive:
Mi sto sfregando le mani solo a leggere...mi aspetto qualcosa che qua siamo parecchio esasperati.Benedetta storia !

:many ecco vedi come l’animo partenopeo mette i atto le sue origini,stai buona! :hoho tu fai paura
serena1O
Amministratore
serena1O 12/10/2017 ore 18:57 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

FERDINANDO II: 29 ANNI DI REGNO INTENSI
Ferdinando II di Borbone, probabilmente fu, nel bene e nel male, tra le più incisive personalità del Sud. Salì al trono ventenne, e subito si lanciò in numerose riforme, sia in campo burocratico (riorganizzò lo stato, ridusse il debito pubblico, riportò la pace dopo le sedizioni del periodo napoleonico) che tecnologico (costruzione della Ferrovia Napoli-Portici, Officine di Pietrarsa e tanti altri opifici non solo nella capitale; riforma dell’esercito e creazione di un’efficiente Marineria militare e mercantile, attraverso le quali aumentò il livello degli scambi con l'estero). Tutto roseo, dunque? No, perché, per il suo carattere autoritario e conservatore, tese ad accentrare tutto il potere nelle sue mani proprio in un periodo in cui in Europa crescevano i fermenti liberali premonitori dei moti del ’48 … Si avvicinava la fine della dinastia borbonica! Il re, che aveva nel sangue l’eredità delle maggiori dinastie europee (i Borbone di Francia e di Spagna, gli Asburgo-Lorena e, grazie suo primo matrimonio, gli emergenti Savoia, che furono una delle cause dalla fine della dinastia borbonica napoletana), rispetto ai suoi predecessori ebbe un’educazione “da re” più completa, affidato come fu all'abate Giuseppe Capocasale per la parte culturale e religiosa; alle accademie dove trascorse gran parte dei suoi primi venti anni per quella politica e militare. Molto accorto alle finanze, scelse con cura i suoi ministri e con una serie di decreti, rimise ordine nei ministeri, risanò il bilancio statale, restrinse la paga dei ministri, affidò direttamente ai comuni le terre a pascolo, abolì la tassa sul macinato e le riserve di caccia reali di Persano, Venafro, Calvi e Mondragone. Intervenne sulla giustizia, da un lato condonando la pena a molti detenuti politici, dall’altro espellendo dall'amministrazione molti elementi di origine sanfedista e reintegrando i migliori ufficiali e uomini politici che avevano servito Gioacchino Murat Proprio quando i liberali cominciavano a sperare di poterlo avere a capo di un nuovo movimento unitario, Ferdinando deluse le loro aspettative, appoggiando la politica austriaca durante i moti del 1831 e catturando un gruppo di insorti di Terra di Lavoro, colpevoli di fede mazziniana. Ma il percorso politico di Ferdinando procedette sempre in modo contraddittorio, dando un colpo al cerchio e l’altro alla botte: nel 1833 compì un lungo viaggio in Calabria, Sicilia Puglia e Capitanata, durante il quale migliorò le prigioni, emanò indulti, decretò la costruzione di ponti e strade, corresse gli arbitrii dei pubblici ufficiali ed elargì numerosi soccorsi ai danneggiati del terremoto del 1832. Ma non ci fu nessuna riforma politica, perché Ferdinando pensava tutto in funzione del controllo diretto e personalissimo del territorio che governava attraverso presidi militari e vigilanza poliziesca. La sua idea era di formare una lega di Stati Italiani, cosa che propose a Papa Gregorio, al granduca di Toscana Leopoldo II, al re sardo Carlo Alberto di Savoia, all'inviato dell'imperatore austriaco Leibzeltern. L’idea di Ferdinando giunse anche agli Austriaci e ai Russi, che erano contrari e la “Lega italica” fu accantonata. Dopo il colera in Sicilia e Calabria del 1837, che il popolo attribuì agli ufficiali borbonici sospettati di essere “untori”, Ferdinando II inviò in Sicilia, con poteri straordinari, due suoi delegati che sedarono la rivolta con arresti e condanne.A nulla valse l’azione successiva del re tesa ad annullare le decisioni dei suoi rappresentanti e a concedere indulgenze e la riorganizzazione della pubblica amministrazione: i suoi atti furono interpretati come tardive riparazioni. Anche il 1839 fu contraddistinto da atti contraddittori: da un lato una vertenza con gli inglesi, che comprometteva molti rapporti commerciali legati allo zolfo siciliano; dall’altro l’inaugurazione della Napoli-Portici (7 km di una tratta prima in Italia) e l’introduzione dell’illuminazione a gas. Nel 1841 gli Inglesi inviarono una squadra navale nel golfo e Ferdinando rispose armando con truppe di artiglieria tutti i castelli intorno alla città; fu solo con la mediazione della Francia che la minaccia di guerra fu sedata. Ma Ferdinando ne trasse la convinzione che occorreva un regime poliziesco e durissimo, non gradì, per questo, l’elezione di Papa Pio IX, che passava per “liberale” e, quando arrivò l’ondata rivoluzionaria del ’48, prima concesse la Costituzione del regno delle Due Sicilie, poi ne ritardò la promulgazione, suscitando reazioni negative che in Sicilia ne provocarono la decadenza da re. Ferdinando licenziò il suo governo rifiutandosi di concedere compensazioni al suo potere, ma il nuovo governo adottò un programma costituzionale che stabiliva la partecipazione delle Due Sicilie alla guerra d'indipendenza dichiarata all'Austria:per l'occasione si modificò la bandiera del Regno aggiungendovi il tricolore italiano. Non bastò questo per sedare il desiderio diffuso nel Regnp di porre fine alla monarchia, contro cui si scatenarono i Lazzari al grido di “Viva il re ! Morte alla Nazione!”. La rivolta divampò e fu violenta, coinvolse non solo il Regno, ma tutta l’Italia, A Napoli fu decretato lo stato d’assedio, tutti gli stati cominciarono a ritirarsi dal conflitto, lasciando il Piemonte solo contro l’Austria. Nel marzo del 1849 Ferdinando, per ricompattare il suo Regno, offrì alla Sicilia, una Costituzione diversa rispetto a quella napoletana, con un parlamento separato, ma i siciliani respinsero le proposte del re. La contesa si risolse con l’invio delle truppe napoletane. Ormai la crisi monarchica era scoppiata in tutta la sua gravità: mentre Ferdinando II espelleva con l’esilio 2000 dissidenti, gli inglesi diffondevano le notizie della “terribile condizione” del Regno delle Due Sicilie, definito la “negazione di Dio”. La posizione inglese sensibilizzò l’Europa contro la monarchia napoletana e a favore della politica piemontese, portata avanti dal conte Camillo Benso di Cavour. La vita e le azioni di Ferdinando andavano declinando: subito dopo il matrimonio del figlio Francesco a Bari con Maria Sofia di Baviera, sorella della più famosa Sissi, imperatrice d’Austria, il re ritornò a Caserta in condizioni gravissime; tentarono inutilmente di operarlo e spirò il 22 maggio 1859. Era iniziatala Seconda Guerra di Indipendenza e il destino della monarchia borbonica era profondamente segnato: re Ferdinando II, aveva innovato suo Regno, ma più per emulare e superare il glorioso passato che per proiettarsi nel futuro. Resta però la sua eredità: un sistema giudiziario meridionale è stato riconosciuto da tutti gli studiosi come il più avanzato d’Italia preunitaria; e alcune felici intuizioni, come l’abolizione della la pena dei lavori forzati perpetui che invece decenni più tardi fu comminata, in gran copia, dal governo “unitario“ piemontese, ai cosiddetti “briganti“ meridionali.
l'immagine: un ritratto di Re Ferdinando II)



assolo52
Partecipante
assolo52 12/10/2017 ore 18:57 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

@serena1O scrive:
@assolo52 una frase che diciamo e sentiamo spesso


Cunziglio 'e volpe, rammaggio 'e gallina.

Quando i consigli di volpe son troppi e continui, allora può succedere che i popoli si risveglino d’improvviso e, come nel 1948, lottino per una nuova primavera dei popoli. Io ci credo!
serena1O
Amministratore
serena1O 12/10/2017 ore 19:02 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

@assolo52 scrive:
Cunziglio 'e volpe, rammaggio 'e gallina.

Quando i consigli di volpe son troppi e continui, allora può succedere che i popoli si risveglino d’improvviso e, come nel 1948, lottino per una nuova primavera dei popoli. Io ci credo!

caspita anche questo è bellissima.Grazie assolo, del tuo intervento, tu si napulitan :-)cierti cos è sai bon, cmq mai sentita questa, ma è bellissima :rosa
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 12/10/2017 ore 21:00 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

L'espressione > vuol dire che un'accadimento ha avuto un effetto tanto prorompente da scatenare ogni tipo di

reazione. Il riferimento del modo di dire è alla data del 1848, anno caratterizzato da rivolte e insusrrezioni popolari in molti paesi europei.

serena1O
Amministratore
serena1O 13/10/2017 ore 04:59 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode
L'espressione > vuol dire che un'accadimento ha avuto un effetto tanto prorompente da scatenare ogni tipo di

reazione. Il riferimento del modo di dire è alla data del 1848, anno caratterizzato da rivolte e insusrrezioni popolari in molti paesi europei.




GIUSEPPE VERDI E FERDINANDO II: UN IMPROBABILE CONNUBIO
Nel 1848, quando il Re delle Due Sicilie concesse la Costituzione sull’onda della conquista delle libertà politiche, il popolo esultò. A Napoli fu pubblicato uno spartito dal titolo La Patria – Inno Nazionale a Ferdinando II. Parole di Michele Cucciniello, musica del Maestro Giuseppe Verdi. Non è ipotizzabile che il musicista, avuta notizia della «primavera di Napoli», si fosse messo al piano per comporre l’inno al monarca che avrebbe presto ritirato la Carta costituzionale e, l’anno dopo, represso violentamente i moti siciliani. Furono utilizzate per l’inno le note composte per l’”Ernani”, rappresentato al San Carlo di Napoli nel 1847 Il lavoro fu ritrovato nel 1973 da Roberto De Simone nel Conservatorio di San Pietro a Majella e si ipotizza che fosse stato sottratto “a sua insaputa” al musicista padano.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 13/10/2017 ore 13:59 Quota

(nessuno) l’animo partenopeo, quanno s’appiccia, esplode

@serena1O scrive:
A Napoli fu pubblicato uno spartito dal titolo La Patria – Inno Nazionale a Ferdinando

:cuore

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