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SheRocky 21/09/2019 ore 18:24 Quota

(nessuno) C'era una volta il grande jazz...

Basso Valdambrini Quintet – “Basso Valdambrini”, 1959

Un line-up omogeneo ed affiatato, con i due band-leaders perfettamente in armonia, quasi un incastro perfetto, un'escursione ritmica traboccante di swing, mai eccessiva, elegante nella forma e nella sostanza grazie all'apprezzabile l’apporto dei tre compagni di viaggio, tutti meritevoli di encomio e, in egual misura, necessari ed indispensabili all'economia dell'insieme. In quegli anni. in Italia. non c'erano tantissimi musicisti jazz di altissimo livello, e trovarne cinque, i migliori, tutti assieme in un medesimo disco, è davvero un lusso: Gianni Basso tenor sax, Oscar Valdambrini tromba, Renato Sellani piano, Giorgio Azzolini basso, Gianni Cazzola batteria. Gianni Basso ed Oscar Valdambrini nel 1959 erano tra i massimi esponenti del jazz moderno italiano, con un solida carriera dietro le spalle, costruita con perseveranza sul filo di una coscienziosa preparazione. Entrambi piemontesi, ma molto determinanti per la scena jazzistica milanese. Come scriveva Arrigo Polillo sulle note di copertina: “Se non ci fossero Oscar Valdambrini e Gianni Basso, il jazz a Milano sarebbe molto diverso e certamente peggiore (…) anche per l'influenza esercitata sui colleghi, e per l'esempio che così hanno dato nei molti anni in cui sie è svolta la loro attività”. Nell'album in oggetto risaltano immediatamente il feeling e l'intesa che intercorrevano tra due. La lunga consuetudine a suonare insieme determinava un comprendersi istintivo ed un completarsi a vicenda. Tutto ciò ha certamente un peso specifico notevole, soprattutto analizzando le varie fasi del set, dove tutte le tracce esprimono un elevato coefficiente di creatività e di tecnica esecutiva, a cominciare dai tre originali composti da Oscar Valdambrini: “Lo Struzzo Oscar”, “Lotar” e “Chet To Chet”. Classici italiani come “Parlami d'amore Mariù” e brani della tradizione americana, quali “Come Out Wathever You Are”e “Fan-Tan”, creano un'intrigante mistura di umori cangianti e di emozioni policrome, mostrando in maniera lapalissiana l’altissimo standard qualitativo raggiunto dal questo Quintetto, formazione stabile con cui Basso e Valdambrini si esibivano abitualmente. Il Basso Vandambrini Quintet era un perfetto ensemble di musicisti di rango che avevano saputo trovare un dimensione internazionale, senza rifare il verso ai fenomeni o agli standard d'oltreoceano e senza annegare negli abissi del mare magnum del jazz moderno, che in quegli anni, nella nostra penisola, era visto ancora come un fenomeno legato al ballo e all'intrattenimento, privo di implicazioni sociali e culturali. Musicisti consapevoli delle loro possibilità, non comuni in Italia, Basso e Valdambrini erano in grado di coniugare una spiccata conoscenza della musica con un forte personalità, che gli consentiva di raccontare con chiarezza la loro visione del jazz, soprattutto con quella facilità e con quella chiarezza tipica di chi non ha dubbi o incertezze. La caratterizzazione del loro sound era tale da non aver il minimo bisogno di scimmiottare modelli preconfezionati provenienti dall'estero, anche se in quel loro soffiare, speso, levigato e disteso, erano presenti alcuni stilemi del West-Coast Jazz; per contro, in altri frangenti, una concitata e swingante pulsazione ritmica li avvicinava a taluni modelli bop tipicamente afro-americani. Nei loro dischi si respirava la stessa atmosfera di tanti album americani, filtrata attraverso un giusto molto europeo, tipicamente italico. L'album si srotola su un lussureggiante territorio di note lungo undici tracce di breve durata, attraverso riffs concisi, assoli contenuti ed armonicamente impeccabili, improvvisazioni a controllo numerico e melodie a presa rapida. Questo è un disco da avere assolutamente nella propria collezione, poiché costituisce un documento di estrema importanza, un punto di riferimento del jazz italiano, che in quegli anni sapeva guardare negli occhi le star americane, con rispetto, ma senza complessi d'inferiorità e con un orecchio teso verso un modus operandi del tutto caratterizzato e personale.


( Francesco Cataldo Verrina )
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Basso Valdambrini Quintet – “Basso Valdambrini”, 1959 Un line-up omogeneo ed affiatato, con i due band-leaders perfettamente in...
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21/09/2019 18:24:33
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