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gatta.snob 14/11/2017 ore 12:22 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

La Wikipedia delle emozioni positive: un glossario di parole intraducibili, cariche di sfumature in cui riconoscersi, prese in prestito da altre culture. Un progetto in costante aggiornamento.

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La Wikipedia delle emozioni positive: un glossario di parole intraducibili, cariche di sfumature in cui riconoscersi, prese in...
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14/11/2017 12:22:24
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gatta.snob
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gatta.snob 14/11/2017 ore 12:23 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

Due anni fa Tim Lomas, docente di psicologia positiva applicata
all'università di East London, si è recato ad Orlando, Florida,
per il quarto congresso annuale dell'International Positive Psychology Association.
Ed è rimasto folgorato da Emilia Lahti, ricercatrice della Aalto University (Helsinki),
che spiegava il significato della parola finlandese sisu,
la forza psicologica che permette a una persona di affrontare sfide straordinarie,
anche senza la promessa di ricompense immediate.
gatta.snob
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gatta.snob 14/11/2017 ore 12:23 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

Intraducibile. In italiano la renderemmo con perseveranza, forse grinta, o anche resilienza: ma il significato è più forte, indica una dote umana universale che ha una valenza importante nella cultura finlandese.

È così che Lomas ha avuto l'idea del Positive Lexicography Project, un glossario (online) universale e in costante aggiornamento che raccolga i termini usati in tutte le lingue del mondo per esprimere sentimenti, emozioni ed esperienze positive: parole che non hanno corrispondenza negli altri idiomi, ma che vale la pena conoscere.
gatta.snob
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gatta.snob 14/11/2017 ore 12:24 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

In costante espansione. La prima edizione, pubblicata a gennaio 2016, raccoglieva 216 espressioni in 49 lingue, un meticoloso lavoro di ricerca e passaparola tra colleghi, studenti, dottorandi stranieri, fonti web. Oggi il glossario include quasi 600 termini in oltre 62 idiomi, divisi in tre macrocategorie: sentimenti, relazioni e aspetti del carattere.

Chiunque può sottoporre una nuova voce in questo originale vocabolario che, per ammissione di Lomas stesso, riporta un significato spesso approssimativo del termine, il più possibile vicino alla sfumatura originale.


gatta.snob
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gatta.snob 14/11/2017 ore 12:25 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

Uso scientifico, e non solo. Per Lomas, si trasformerà in uno strumento interessante per esplorare certi aspetti culturali (per esempio il fatto che molte lingue nordiche prevedano parole per indicare quella bella sensazione di tepore in casa, quando fuori fa freddo) o per evitare che la psicologia si trasformi in una scienza occidentalocentrica.

Familiarizzare con un catalogo così ampio di emozioni potrebbe inoltre influire positivamente sulla nostra capacità di riconoscere gli stati d'animo, e comportarci di conseguenza: è stato per esempio dimostrato che insegnare ai bambini di 10-11 anni ad utilizzare un vocabolario emotivo il più ampio possibile migliora il loro rendimento scolastico e le relazioni con i compagni.

Vale anche per gli adulti: saper distinguere uno spiraglio di speranza nel disappunto, o capire se siamo disperati o soltanto ansiosi, può aiutarci a elaborare migliori strategie emotive per affrontare le situazioni.
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:39 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo



Il padre della psicologia positiva Martin Selingman ha teorizzato che mentre il 60 per cento della felicità è determinata dai nostri geni e dall'ambiente, il restante 40 per cento dipende da noi. La formula ha sedotto anche un altro psicologo famoso,Philip Zimbardo, che l'ha ripresa nel suo libro The time paradox. Ed entrambi concordano che se tornare a nascere e ottenere nuovi geni è impossibile, si può invece lavorare su quel 40%. Come? La scienza suggerisce almeno 8 strade.
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:40 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

@gatta.snob :



1. Trascorrete (almeno) 20 minuti al giorno all'aperto. Secondo una serie di studi pubblicati nel 2010 dal Journal of Environmental Psychology, non solo aiuta a mantenere uno stato d'animo migliore ma addirittura migliorerebbe la memoria. A fare bene sono soprattutto la luce del sole, anche in un giorno nuvoloso, e l'aria fresca
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:41 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

@gatta.snob :



2. Impegnatevi ad essere felici. Ben due studi pubblicati dal Journal of Positive Psychology hanno confermato che quando le persone cercano attivamente di essere felici, migliorano il loro stato d'animo, sentendosi alla fine più felici di chi non lo fa. In uno dei due studi i partecipanti hanno ascoltato una gamma di brani musicali allegri nel corso di due settimane: coloro ai quali era stato chiesto di concentrarsi sulla loro felicità, hanno registrato un miglioramento dello stato d'animo rispetto a coloro ai quali era stato chiesto solo di concentrarsi sulla musica.
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:42 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

@stellapersole :



3. Scoprite i vostri punti di forza e impegnatevi a usarli. Il libro The Happiness Advantage di Shawn Achor, psicologo ad Harvard, riporta un esperimento su 577 volontari, invitati a scegliere uno dei loro punti di forza e a usarlo in un nuova modo ogni giorno per una settimana. Col risultato che alla fine si sentivano molto più felici e meno depressi rispetto al gruppo di controllo. Non è tutto: i vantaggi di questo modus vivendi duravano anche dopo la fine dell'esperimento: il loro livello di felicità è rimasto tale per un mese intero.
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:43 Quota

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4. Fate esercizio regolarmente. L'esercizio fisico in generale rilascia endorfine nel cervello, che migliorano il tono dell'umore. Se l'allenamento è regolare, il moto positivo dell'animo si estende anche ai giorni in cui non ci si allena. Lo conferma una ricerca dell'Università di Bristol secondo cui "Nei giorni di allenamento, l'umore delle persone migliora significativamente dopo l'esercizio e rimane lo stesso nelle successive giornate di riposo. Con l'eccezione del senso di calma che si perde poco dopo".
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:46 Quota

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5. Date un significato alla vita. I ricercatori della Tohoku University in Giappone hanno realizzato uno studio di sette anni su oltre 43.000 adulti di età tra 40 e i 79 anni chiedendo loro se avevano ikigai (un termine giapponese che sta per "senso della vita"), e poi hanno monitorato il loro stato di salute. Il 95 per cento degli intervistati che riferivano di avere dato un significato alla propria vita erano vivi sette anni dopo l'indagine iniziale contro circa l'83 per cento di coloro che non avevano segnalato alcun buon motivo per vivere. La mancanza di ikigai, secondo i ricercatori, sarebbe in particolare associata con la morte a causa di malattie cardiovascolari.
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:47 Quota

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6. Passate del tempo con le persone felici... o con i loro amici. Secondo uno studio pubblicato in Statistics in Medicine, la felicità è contagiosa. I ricercatori hanno scoperto che quando una persona diventa felice, un amico che le vive vicino ha una probabilità del 25 per cento in più di diventarlo anche lui. Il coniuge della persona felice ha un 8 per cento maggiore probabilità di felicità, e i vicini di casa hanno una probabilità del 34 per cento. Ma c'è di più: i ricercatori hanno condotto una revisione di altri studi precedenti, scoprendo che certe relazioni sono maggiormente interessate da felicità, in ossequio a una teoria chiamata la "teoria del contagio sociale" o dei "tre gradi di influenza": quando una persona è felice, l'effetto può diffondersi per tre gradi, fino agli amici degli amici.
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:48 Quota

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7. Coltivate relazioni sociali forti
. Se si dispone di pochi amici intimi, una grande e amorevole famiglia, o di forti legami con la comunità, si è più felici. Tra i numerosi studi che lo confermano, ce n'è uno dello psicologo Shawn Achor compiuto tra 1.600 studenti di Harvard che ha dimostrato che il sostegno sociale è motivo di felicità e conta più di fattori come il reddito familiare, i punteggi universitari, l'età, il sesso o l'etnia di appartenenza.
stellapersole
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stellapersole 14/11/2017 ore 12:48 Quota

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8. Occupatevi degli altri. Le persone che passano del tempo ogni mese ad aiutare gli altri (sia che si tratti di animali, di altre persone o dell'ambiente) sono più felici. Una ricerca della dottoressa Suzanne Richards dell'Università di Exeter Medical School, nel Regno Unito, ha esaminato 40 studi degli ultimi 20 anni sul legame tra volontariato e salute, rilevando che il volontariato è associato con meno casi di depressione, maggiore benessere e una riduzione del 22 per cento del rischio di morte
auroraboreal.e1966
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auroraboreal.e1966 14/11/2017 ore 12:54 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

@stellapersole :



Se sei felice il cervello va su di giri. Un atteggiamento positivo ci permette di osservare la realtà con occhi più attenti, e cogliere particolari che quando siamo un po' giù ci sfuggono da sotto il naso. Secondo Barbara Fredrickson, psicologa e ricercatrice dell'Università del North Carolina che da tempo studia gli effetti del buonumore sul cervello, la felicità accresce l'attenzione visiva e facilita la raccolta di informazioni su ciò che ci circonda. Fornendoci preziosi strumenti di analisi degli eventi che tornano utili anche nei periodi più neri. Nel 2001 per esempio, la ricercatrice ha testato l'umore di due gruppi di studenti prima e dopo l'attacco alle Torri Gemelle. È emerso che chi si era dimostrato più positivo prima dell'attentato riportava in percentuale meno sintomi depressivi dopo l'11 settembre. E pur provando lo stesso dolore dei compagni, si mostrava in grado di apprezzare piccoli grandi "miracoli" come il lavoro dei soccorritori o il fatto che un amico fosse riuscito a salvarsi.

Più creativi e meno "orsi" . Uno stato d'animo spensierato può migliorare notevolmente anche la capacità di risolvere i problemi concreti con i quali dobbiamo fare i conti tutti i giorni. In un esperimento classico alcuni soggetti vengono invitati a ricercare soluzioni creative e non convenzionali di fronte a una serie di piccoli dilemmi di carattere pratico. Prima della prova, a metà del gruppo è data la possibilità di distrarsi guardando spezzoni di film comici, l'altra, invece, viene fatta "intristire" davanti a un filmato di argomento matematico. Chi affronta l'esperimento con animo divertito e rilassato è più propenso degli altri a trovare una soluzione ingegnosa e originale al quesito. E c'è di più: questo effetto positivo sulla vena creativa è accompagnato da un beneficio notevole anche sulle relazioni sociali. La felicità, è stato provato, rende infatti più gregari, fiduciosi verso il prossimo e capaci di sopportare volentieri le critiche.


auroraboreal.e1966
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auroraboreal.e1966 14/11/2017 ore 12:56 Quota

(nessuno) La felicità in tutte le lingue del mondo

@gatta.snob :

Esercizio quotidiano

La felicità si può "allenare", proprio come i muscoli in palestra. In un recente esperimento Barbara Fredrickson dell'Università del North Carolina ha sottoposto un gruppo di volontari a un training quotidiano di meditazione incentrato sul pensare positivamente a uno dei propri cari, per poi estendere progressivamente quei sentimenti positivi a persone alle quali non ci si sente altrettanto vicini. Dopo un periodo di 7 settimane (con un allenamento quotidiano di qualche minuto) i partecipanti hanno dimostrato di aver raggiunto livelli più alti di gioia, speranza, gratitudine, e anche migliori relazioni con gli altri rispetto al gruppo di controllo. Questi cambiamenti positivi sono continuati per alcuni giorni anche dopo la fine della terapia.

Ascolta il tuo cuore. Ma la felicità potrebbe dipendere anche da meccanismi biologici più evidenti, come per esempio quelli del sistema cardiovascolare o quelli che regolano i livelli ormonali. Alcuni ricercatori dell'University College di Londra hanno misurato questi parametri insieme alle emozioni di 200 londinesi di mezza età intenti in occupazioni quotidiane. Chi si dichiarava "più felice" presentava anche livelli più bassi di cortisolo (un ormone associato a disturbi come l'ipertensione) e una migliore salute cardiovascolare (battito cardiaco più lento, minori rischi di problemi alle coronarie). Lo studio sembrerebbe insomma confermare scientificamente quello che dicevano i nostri nonni: se sei felice stai anche bene di salute, e viceversa.

Questione di scelte. Se eredità genetica e buon funzionamento biologico non sempre dipendono da noi, fortunatamente possiamo anche fornire un contributo attivo alla nostra felicità. Uno studio dell'Università di Melbourne (Australia), pubblicato il mese scorso ma durato 25 anni, sembrerebbe dimostrare che il buonumore è in realtà il risultato di una serie di decisioni particolarmente "azzeccate" che ciascuno può prendere. Il team ha sottoposto 60 mila volontari tedeschi ogni anno a una serie di questionari che testavano il livello di soddisfazione in vari campi tra cui lavoro, stile di vita, attività sociali e religiose. Alcune scelte a lungo termine, come destinare molte energie alla famiglia, avere fede e prendersi cura del proprio aspetto fisico si sono rivelate significative nel determinare il livello complessivo di felicità di chi le aveva compiute. Altre un po' meno "riuscite", come per esempio legarsi a un partner nevrotico o perdere il controllo della bilancia, hanno naturalmente sortito l'effetto opposto.

Lasciatevi contagiare. La felicità è contagiosa. Non ci credete? Eppure uno studio congiunto dell'Harvard Medical School e dell'Università della California a San Diego l'ha dimostrato scientificamente. I ricercatori hanno analizzato l'impatto che 50 mila eventi di vario tenore emotivo come nascite, matrimoni, separazioni, lutti, hanno avuto su un gruppo di circa 4700 persone. Scoprendo che quando un soggetto è felice, un amico che abita entro un chilometro e mezzo di distanza da lui ha il 25% di probabilità in più di diventare felice anche lui. E questa positiva influenza si estende come un'onda anche agli amici di quell'amico (più 10%) fino a tre gradi di separazione (più 5,6%). «Mentre tutte le persone si trovano connesse al massimo da sei gradi di separazione, la nostra capacità di influenzarle sembra ristretta a soli tre gradi», ha detto Nicholas Christakis, tra gli autori dello studio. E la tristezza? Fortunatamente, sembra diffondersi con molta meno efficacia. «Questo meccanismo» spiega il Professor Andreoli, «può essere spiegato attraverso i cosiddetti "neuroni-specchio", una popolazione neuronale che, in base a recenti scoperte, ci permetterebbe di metterci in sintonia con chi abbiamo davanti a noi. A seconda dell'umore di quella persona parteciperemo alla sua gioia o al suo dolore: ma poiché la felicità gratifica di più (e quindi ci fa sentire vincenti), entreremo più facilmente in sintonia con un soggetto felice e vincente, piuttosto che con uno triste e perdente».

I soldi fanno la felicità? Intervistati nel corso di un sondaggio condotto dalla Bbc alla fine di ottobre, 2 mila inglesi hanno dichiarato che la maggiore fonte di felicità è per loro rappresentata dai quattrini guadagnati. Una vincita improvvisa, un aumento di stipendio inaspettato, o perlomeno 40 mila sterline all'anno (quasi 47 mila euro) in busta paga sono un vero toccasana per l'umore, più dell'amore (che è la priorità solamente per il 12% del campione) e più delle buoni condizioni di salute, importanti soltanto per il 9% degli intervistati. E che un solido conto in banca sia importante per raggiungere benessere e autostima lo conferma anche uno studio della Princeton University di cui abbiamo parlato di recente sul nostro sito (lo trovi qui). La ricerca però rivela che oltrepassata la soglia dei 60 mila euro di guadagno annuo, il benessere emotivo cessa di aumentare, e cresce solo la soddisfazione generale che gli intervistati hanno della propria vita.

Spesi bene.
Ma anche le uscite economiche in alcuni casi, possono ridare il sorriso: i ricercatori dell'University of British Columbia hanno infatti constatato come di fronte a un bonus improvviso sullo stipendio, devolvere qualcosa in beneficenza renda addirittura più felici della avvenuta ricezione del premio. È insomma il modo in cui si spende il denaro e non tanto l'importo ricevuto a fare la differenza.


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