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gatta.snob 17/05/2018 ore 14:27 Quota

(nessuno) Crisi di mezza età: la gioventù della maturità



Avete compiuto 50 anni? Se è così, auguri! Questo vuol dire che, nella maggior parte dei casi, avete vissuto una grande quantità di esperienze e avete raggiunto una maturità invidiabile. Tuttavia, i 50 anni possono anche trarre con sé problemi, preoccupazioni, riflessioni. Stiamo parlando della cosiddetta crisi di mezza età.

Circa l’82% degli uomini soffre di andropausa una volta compiuti i 50 anni e le donne vivono cambiamenti significativi a tutti i livelli.

La crisi di mezza età non riguarda solo gli uomini che si comprano una macchina sportiva o una mountain bike. La maggior parte delle donne si vede costretta ad affrontare importanti cambiamenti ormonali. Inoltre, quando in casa la crisi di mezza età si unisce a quella della fase adolescenziale, i problemi si moltiplicano!

“I quarant’anni sono la vecchiaia della giovinezza, ma i cinquant’anni sono la giovinezza della vecchiaia.”
-Victor Hugo-
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17/05/2018 14:27:23
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gatta.snob
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gatta.snob 17/05/2018 ore 14:28 Quota

(nessuno) Crisi di mezza età: la gioventù della maturità

La crisi di mezza età ed essere donna
Jill Shaw Ruddock scrive nel suo libro “The Second Half of your Life” che a cinquant’anni gli ormoni che hanno sempre regolarizzato tutto iniziano a venire meno, provocando seri cambiamenti. Questo si manifesta attraverso ansia, sbalzi di umore, insonnia, palpitazioni, disillusione e voglia di piangere.




Compiere 50 anni può essere come andare sulle montagne russe. Durante la “seconda metà della vita“, le donne arrivano alla fine della tappa fertile (menopausa). In tal senso, occorre segnalare che la parola menopausa viene dal greco “mens”, ovvero mensilmente, e “pausi” che significa arresto.

Una cara amica che ha 52 anni mi ha raccontato che un giorno si è alzata dal letto e si è guardata allo specchio. Non si riconosceva. Dato che i suoi livelli di estrogeni si erano abbassati, la sua pelle aveva perso elasticità e fermezza. I suoi capelli erano diventati più fini e fragili.
Tuttavia, non tutto è perso. I 50 anni di adesso, inoltre, non sono come quelli di una volta sotto molti punti di vista. Pensiamo, per esempio a Monica Bellucci che può essere definita la “nuova ragazza Bond”.

Raggiunta la mezza età le voci del dubbio si azzittiscono. Le donne aumentano la coerenza tra l’immagine che proiettano e chi sono davvero, diventando più creative e ambiziose. Una volta superata la barriera, che comporta una crisi in molti casi, molte volgono lo sguardo verso il futuro con una speranza rinnovata.
gatta.snob
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gatta.snob 17/05/2018 ore 14:30 Quota

(nessuno) Crisi di mezza età: la gioventù della maturità

La crisi di mezza età e l’andropausa
8 uomini su 10 soffrono di andropausa, la “menopausa” maschile. Anche l’andropausa coincide con la crisi di mezza età nell’uomo. Alcuni segni riconoscibili sono:

-Diminuzione del desiderio sessuale e della funzione erettile.

-Capelli e pelle secchi.

-Aumento del grasso e della sudorazione.

-Debolezza muscolare e insonnia.

-Maggiore irritabilità e ansia.

-Minore densità ossea.

A cinquant’anni l’uomo può perdere interesse nei progetti che prima lo entusiasmavano. Può anche avere la sensazione di essere incapace di generare nuove idee ed essere meno predisposto a competere con altri uomini. Per di più, non è raro che avverti un calo a livello di autostima, tenacia, dinamismo, etc. Questo può provocare una sensazione di instabilità, nervosismo o irritabilità.

Gli uomini sono più propensi a sviluppare stati depressivi quando raggiungono la mezza età: si fanno facilmente sopraffare dalla tristezza e dall’apatia. Occorre precisare, tuttavia, che stiamo parlando di probabilità, non è detto che sia sempre così.
gatta.snob
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gatta.snob 17/05/2018 ore 14:32 Quota

(nessuno) Crisi di mezza età: la gioventù della maturità



Quando raggiungiamo i 50 anni perdiamo la giovinezza?
Quello che sembra essere chiaro è che la perdita della giovinezza aumenta le probabilità di una crisi vitale carica di ansia e incertezza. Questo può generare degli stati depressivi. L’uomo non sa come rispondere a una serie di domande esistenziali che prima non si poneva o di cui non gli interessava la risposta.

Può prodursi anche un’identificazione con i propri genitori. Vale a dire, quando i genitori invecchiano, quest’ultimi diventano sempre più dipendenti dai figli (che adesso hanno 50 anni o più). Per loro, sarà facile immaginare o pensare che quello che i loro genitori stanno attraversando ora, potranno viverlo anche loro non molto tempo dopo. Questa proiezione nel futuro può generare intensa tristezza e rendere più profonda la crisi in caso di malattia degenerativa o cronica.

Durante la crisi di mezza età si presentano alcuni pensieri ricorrenti che non sono di aiuto. Possono essere: “mi sento vecchio”, “nessuno conosce più la musica che mi piace” o “spesso le persone giovani mi trattano come un anziano”.

Questi pensieri si fanno sempre più frequenti e provocano sensazioni di vuoto, tristezza e persino di paura. È importante sostituirli con altri che ammortizzino la sensazione di disorientamento che di solito si avverte nelle crisi o nei periodi di grandi cambiamenti.

Molti penseranno che i 50 anni siano una bell’età, perché hanno raggiunto una maturità che molti giovani vorrebbero avere. Altri, invece, penseranno che, avendo compiuto il mezzo secolo, hanno perso la loro giovinezza ed energia. Ciò che risulta chiaro è che non possiamo tornare indietro e non ci resta altro che prenderci cura della nostra salute e sfruttare nel modo migliore tutte le opportunità che abbiamo davanti; tutto questo, indipendentemente dal nostro anno di nascita.
stellapersole
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stellapersole 17/05/2018 ore 14:34 Quota

(nessuno) Crisi di mezza età: la gioventù della maturità


Johnny Depp

Se ci si volta indietro è inevitabile trovarsi a fare i conti con i rimpianti, ma anche guardare avanti non è affatto consolante. È la crisi di mezza età: la cattiva notizia è che esiste e riguarda tutti, quella buona che dopo può solo andare meglio. La felicità nella vita segue uno schema a ferro di cavallo: si parte con l’entusiasmo dei vent’anni, il punto più basso si tocca tra 45 e 55, dopo si inizia a risalire la china.
auroraboreal.e1966
Partecipante
auroraboreal.e1966 17/05/2018 ore 14:37 Quota

(nessuno) Crisi di mezza età: la gioventù della maturità

LA RICERCA
Arrivare alla soglia minima di soddisfazione di sé non ha molto a che fare con la realtà, ma con le aspettative deluse: il rimpianto per quel che non è stato colpisce senza distinzione uomini e donne, single o con figli, nemmeno carriera e reddito fanno troppa differenza. L’ultima conferma arriva dallo studio di tre ricercatori - Terence Cheng, Nattavudh Powdthavee e Andrew Oswald, delle università di Melbourne e Warwich e della London School of Economics - che hanno raccolto decine di migliaia di questionari sul benessere di persone tra i 20 e i 70 anni in Regno Unito, Australia e Germania. Gli scienziati si sono concentrati sul rapporto tra benessere e aspirazioni: a vent’anni siamo portati a immaginare un futuro luminoso. Non è solo colpa dell’ingenuità, anzi: è una sorta di meccanismo di protezione della specie. Il cervello elabora le informazioni tendendo a non ridimensionare le aspettative, anzi ci fa vedere il futuro più promettente della realtà. Insomma vivere in una stanza in affitto con un lavoretto per sbarcare il lunario mentre si frequenta l’università può renderci più felici che mai, anche perché siamo certi che prima o poi i nostri sforzi saranno ricompensati.

GLI ERRORI SPECIFICI
Purtroppo però siamo i peggiori consiglieri di noi stessi, come dimostra un’altra ricerca sul tema condotta da Hannes Schwandt, ricercatore a Princeton. Lo studio, durato dieci anni, ha analizzato sia il benessere delle persone in diversi momenti della loro vita, sia le loro aspettative: la ricerca condotta in Germania su oltre 23 mila persone si è conclusa con 132 mila errori specifici. Salute, lavoro, famiglia: sbagliamo quasi su tutto, proprio perché ci aspettiamo troppo. Nella ricerca psicologica è noto come nei primi anni della maturità si tenda anche a sottovalutare la possibilità di eventi negativi: ci si aspetta per esempio di avere una vita più sana rispetto alla media, allo stesso tempo si sottovalutano la probabilità di divorziare o perdere il lavoro.

Così la nostra percezione di benessere, al di là delle reali condizioni di vita, scivola fino a toccare il punto più basso quando ci troviamo a fare i conti con tutto quel che non è andato come pensavamo, con l’aggravante che non avremo mai più le stesse opportunità. Prendiamo per esempio il lavoro: che si sia raggiunta oppure no una buona posizione, non cambia niente. Passate le quaranta primavere, il benessere arriva ai minimi termini, che sia perché non abbiamo ottenuto il premio sperato o perché non sopportiamo più i colleghi in ufficio.

RISALIRE LA CHINA
Ma non tutto è perduto. La scienza ci consola provando che toccato il fondo non si può che risalire: la reazione emotiva alle occasioni mancate diminuisce con l’età, per questo gli anziani soffrono meno per quel che poteva essere e invece non è stato. Siamo più felici non perché la nostra vita migliora all’improvviso - anzi, sappiamo bene che non accadrà -, ma perché con il tempo impariamo a fare i conti con rimpianti e delusioni. La combinazione di accettare la propria vita per quel che è, sommata al non dannarsi più ripensando al passato, è quel che ci aiuta a risalire la china e ritrovare la felicità perduta. Se vi trovate nel punto più basso della parabola del benessere, potete stare allegri: le cose non possono che andare meglio di così.

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