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oDiabolik 21/11/2018 ore 05:25 Quota

Triste Senza via di fuga

Migliaia di migranti affamati fuggono dal Venezuela, ma in Brasile non trovano l'America.

di Paula Ramón - fotografie di Federico Rios




Nella foto: La famiglia Moraleda viaggia sul retro di un furgone dopo aver lasciato la propria casa sul delta dell'Orinoco, in Venezuela, dove il collasso del paese ha portato violenza e povertà. Sperano di ricostruirsi una vita migliore in Brasile.

Gli unici alimenti che la trentacinquenne Milagros Ribero e la sua famiglia riuscivano a trovare nella loro piccola comunità sul delta del fiume Orinoco - terra dei Warao, il secondo gruppo indigeno più numeroso del Venezuela - erano pesce e un tubero chiamato taro. Così a giugno hanno affrontato un viaggio di 800 chilometri per raggiungere il Brasile.

«Siamo venuti a cercare cibo», dice Ribero davanti alla sua tenda nel centro Janokoida, allestito per i Warao nella città brasiliana di confine di Pacaraima.

Ogni giorno centinaia di venezuelani disperati si presentano al confine con i propri averi sulle spalle e i documenti in mano. Per pagarsi il viaggio hanno venduto tv, cellulari, vestiti, tutto ciò che avevano. In Brasile sperano di trovare cibo, farmaci, sicurezza e lavoro, beni fondamentali che non hanno più modo di ottenere nel loro paese d’origine a causa del rapido declino economico, dell’inflazione galoppante, della violenza dilagante e della cronica carenza di cibo e medicine. Sono vittime del tragico collasso del Venezuela, che dal 2004 al 2014 ha cavalcato il boom del petrolio fino a diventare una delle nazioni più ricche dell’America Latina, salvo poi precipitare in seguito al crollo del prezzo del petrolio, a drammatici deficit e alla corruzione dilagante.

Dal 2017 si sono stabiliti in Brasile oltre 58 mila venezuelani: il più grande movimento migratorio mai avvenuto tra i due paesi. Questa zona di confine è conosciuta soprattutto per il turismo d’avventura legato al Monte Roraima, l’altopiano di 2.810 metri che fu fonte d’ispirazione per il romanzo del 1912 di Sir Arthur Conan Doyle "Il mondo perduto". Ma per chi arriva dal Venezuela c’è ben poco di avventuroso: molti finiscono i soldi e rimangono bloccati a Pacaraima, che fino a poco tempo fa era una tranquilla cittadina di 12.375 abitanti, ma ora ospita centinaia, forse migliaia di rifugiati che vivono per strada e dormono in tende e parcheggi. La tensione tra la gente del posto e i venezuelani è esplosa in agosto, quando in seguito a un presunto attacco ai danni di un negoziante sono stati appiccati incendi agli accampamenti.

Ufficialmente Pacaraima ospita 434 senzatetto venezuelani, ma la cifra è quesi certamente sottostimata. Padre Jesús Esteban, sacerdote spagnolo, allestisce ogni giorno una colazione a base di caffè, pane e frutta per più di 1.500 persone. «Non avanza mai niente», dice.

Dopo aver perso tre lavori in un anno, Jesús Gómez, 28 anni, ha lasciato il Venezuela con la fidanzata, Eunice Henríquez, 27 anni. Dormono in una tenda che usavano per la spiaggia. «Ci serviva per viaggiare. Adesso è la nostra casa», dice Gómez. Henríquez, un’infermiera che ha rinunciato al lavoro a causa dello stipendio troppo basso, adesso vende caffè a Pacaraima. La sua paga giornaliera basta per un solo pasto. Ma nonostante la situazione precaria la coppia - che viveva in una piccola stanza a casa dei genitori di Gómez - non si pente di aver varcato il confine.

Molti migranti percorrono a piedi altri 215 chilometri fino a Boa Vista, capitale dello Stato di Roraima, una città di 332 mila abitanti con un’economia più stabile. I venezuelani in cerca di lavoro sono ovunque. Una marea di persone si apposta ai semafori a pulire parabrezza o a vendere prodotti locali come bandiere brasiliane durante il Mondiale di quest’anno. La paga dei lavoratori è scesa a meno di 10 dollari al giorno.

Pacaraima e Boa Vista ospitano due centri destinati ai Warao, che cucinano su falò, intrecciano e vendono manufatti, cercando di mantenere alcune delle loro abitudini. Hanno assistenza medica e cibo, ma le condizioni sono precarie. In uno dei centri l’odore di liquami è opprimente e un cortile si è allagato.

Il governo brasiliano, in collaborazione con l’Onu e diverse Ong, ha aperto nove centri per i rifugiati a Boa Vista, dove oggi vivono circa 4.200 migranti. Ma molti altri sono in attesa di raggiungerli. L’idea è di indirizzarli verso altri stati brasiliani e accogliere nuovi migranti, ma il processo è lento. Qualcuno è riuscito ad affittare un piccolo spazio in periferia, ma la vita è così difficile che alcuni pensano già di tornare a casa.

«Non c’è niente da fare qui», dice Adriana Bolívar, 21 anni, che condivide una piccola stanza con la famiglia. «Qui ci hanno solo umiliati. So che questo non è il mio paese, ma se si mettessero nei nostri panni capirebbero che stiamo solo cercando di sopravvivere».
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Migliaia di migranti affamati fuggono dal Venezuela, ma in Brasile non trovano l'America. di Paula Ramón - fotografie di Federico...
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21/11/2018 05:25:10
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oDiabolik
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oDiabolik 21/11/2018 ore 05:26 Quota

(nessuno) Senza via di fuga



Circa 500 componenti del popolo dei Warao vivono in un centro per rifugiati in cemento con amache e tende a Pacaraima, in Brasile. L'affollamento e le scarse condizioni igieniche hanno contribuito al diffondersi di malattie.



Una donna warao cucina su un falò vicino a Ciudad Guayana, in Venezuela, sulla strada verso il Brasile. Molti Warao raggiungono i centri in Brasile a piedi o in autostop, un viaggio che può durare giorni.



Ingrid Moraleda, 13 anni, e sua nonna Delia Estrella viaggiano da Las Claritas fino a Santa Elena con la famiglia in cerca di cibo e cure mediche. Ingrid si occupa della nonna, che non si era mai allontanata dal delta dell'Orinoco.



Le amache forniscono un giaciglio alternativo al pavimento in cemento del centro per rifugiati di Janokoida, a Pacaraima. Questi due fratelli hanno vissuto lì per parecchi mesi.



Le tende spoglie del centro per rifugiati di Pacaraima ricordano quanto i Warao siano lontani dalle loro case sul delta del fiume.



Un trafficante di denaro locale sul lato brasiliano del confine mostra cinque milioni di bolivar venezuelani, equivalenti a meno di due euro sul mercato nero alla fine di marzo del 2018. Il valore della valuta venezuelana cambia su base giornaliera a causa dell'inflazione.



Migranti venezuelani lasciano Pacaraima a piedi. La maggior parte di loro va a cercare un futuro migliore a Boa Vista, la capitale dello stato di Roraima, a circa 240 chilometri di distanza.



Eunice Henríquez e Jesús Gómez sono in fuga dal Venezuela, un paese al collasso. Sono rimasti a Pacaraima per una settimana per poi incamminarsi, a tratti in autostop, verso Boa Vista.



Donne Warao cucinano su un fuoco all'aperto nel centro per rifugiati di Pacaraima. La mancanza di cibo è una delle ragioni principali per cui molti lasciano il Venezuela. Ma anche in Brasile, la loro dieta è limitata.



Una donna cammina tra le tende del campo di Pacaraima allestito per i profughi venezuelani.



Adulti e bambini del centro rifugiati di Pacaraima si affollano attorno ad un laptop per guardare un film.



Aniseto Zapata tiene in braccio il figlio di due anni, Jerson Daniel, mentre un medico militare gli presta le prime cure per una polmonite. Il bambino è poi stato trasferito a Boa Vista per le cure mediche del caso.



Tutti i rifugiati venezuelani sono registrati dai militari quando entrano in Brasile.



Circa 30 Warao vivono nel campo profughi di San Felix, in Venezuela, visibile dalla stazione degli autobus. Altri, in transito dal delta dell'Orinoco verso il confine tra Venezuela e Brasile, trascorrono qui una o più notti.



Dopo aver ottenuto un impiego come allenatore, a un migrante venezuelano è concesso dormire nella palestra dove lavora.
SimpatiaBruna
Partecipante
SimpatiaBruna 21/11/2018 ore 10:15 Quota

(nessuno) Senza via di fuga

@oDiabolik :

Paesi dell'America Latina uniti alla ricerca di una soluzione per la crisi dei migranti in Venezuela. Caracas è allo stremo: economia in picchiata, inflazione alle stelle e il presidente Maduro in grande difficoltà. Una situazione così grave oggi che le ultime notizie parlano anche di possibili interventi militari.

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