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oDiabolik 04/11/2018 ore 06:29 Quota

Emozionato Fiandre. La quiete sul Fronte occidentale

A cento anni dalla fine della Grande Guerra un viaggio sui campi di battaglia simbolo del conflitto.

fotografie e testi di Andrea Contrini




Nella fotografia di questa pagina: La spiaggia di Nieuwpoort. L'immensa teoria di trincee, fortificazioni e filo spinato del Fronte Occidentale partiva dalle Alpi svizzere per terminare tra queste dune digradanti nel Mare del Nord. Il faro, distrutto dal conflitto e poi ricostruito, segna il punto più settentrionale dell'intera linea alleata.

Il paesaggio lunare del campo di battaglia di Passchendaele (foto 3) è uno tra i più intensi simboli di devastazione e orrore della Prima guerra mondiale. Ma sono molti gli episodi avvenuti tra il 1914 ed il 1918 nella piccola provincia belga delle Fiandre Occidentali che diventarono emblematici di quel conflitto: la cosiddetta “tregua di Natale”, il primo utilizzo su larga scala di gas tossici e la guerra sotterranea nelle alture di Messines.




Tratto del fiume Yser tra Diksmuide e Tervate.
Era la sera del 27 ottobre 1914 quando le chiuse dell'Yser a Nieuwpoort si aprirono facendo fluire l'acqua del mare nella bassa pianura fiamminga: l'inondazione fu il gesto estremo dell'esercito belga per sbarrare la strada ai tedeschi durante la "corsa al mare".
Per i successivi quattro anni i combattenti si affronteranno in uno straniante acquitrino, che lo scrittore Charles le Goffic descriverà così: «L'acqua è ovunque: nell'aria, nel terreno e sottoterra. E' la terra dell'umidità, il regno dell'acqua».


Il tratto di fronte che andava dalle spiagge di Nieuwpoort ai boschi di Ploegsteert si stabilizzò dopo la cosiddetta "corsa al mare" del 1914. Poi il fulcro della lotta diventò il saliente di Ypres, vedendo contrapporsi le truppe tedesche a quelle britanniche, del Commonwealth e francesi.




I terreni tra Broodseinde e Passendale (cent'anni fa Passchendaele) che ancora oggi i contadini chiamano "campi di sterminio". Nel 1917 gli alti comandi britannici avevano la convinzione che solamente l'artiglieria avrebbe superato l'impasse della guerra di posizione. Come afferma lo storico Eric J. Leed: «Questa logica trovò fedele applicazione nella Terza Battaglia di Ypres dove, dopo un fuoco di sbarramento di quattro milioni e mezzo di bombe sparate da tremila medi calibri e mille pesanti (...), un intero esercito britannico sparì nelle paludi delle Fiandre».
I bombardamenti devastarono i sistemi di drenaggio dell'area che, assieme alle piogge torrenziali, trasformarono il campo di battaglia in una desolata palude: questa sarà la tomba di fango e sangue per 300.000 soldati del Commonwealth.
Il soldato Charles Miller del 2nd Royal Inniskilling Fusiliers scriverà: «Il campo di battaglia di Ypres era semplicemente un gigantesco deserto di disperazione in cui, all'infinito, battaglioni, brigate e divisioni di fanteria venivano fatte a pezzi o annegavano. Dopo un immenso massacro avevamo guadagnato qualche miglio di fanghiglia».


Le quattro furiose battaglie attorno alla cittadina - nel 1914, nel 1915, nel 1917 e nel 1918 - spostarono le linee di appena qualche chilometro facendo sprofondare gli eserciti in un inferno di sangue e fango. Dilaniarono quella che era una fiorente area agricola e nel dopoguerra popoleranno gli incubi dei veterani.
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A cento anni dalla fine della Grande Guerra un viaggio sui campi di battaglia simbolo del conflitto. fotografie e testi di Andrea...
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04/11/2018 06:29:31
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oDiabolik 04/11/2018 ore 06:29 Quota

(nessuno) Fiandre. La quiete sul Fronte occidentale



I pill boxes (casematte) britannici a Langhof Farm furono edificati sul terreno di un castello distrutto dall'artiglieria tedesca.
La natura di un terreno soggetto a inondazioni e imbevuto d'acqua spinse i tedeschi a creare -anziché le classiche trincee che si trasformavano inevitabilmente in acquitrini - un sistema di postazioni e casematte in cemento armato. Queste fornivano protezione al fuoco nemico e alle avversità climatiche, mentre le mitragliatrici che spuntavano dalle feritoie difendevano efficacemente il terreno circostante. Dopo la disastrosa esperienza di Passchendaele, anche i britannici fecero propria questa tipologia di strutture.


Ancora oggi il paesaggio fiammingo mostra la violenza subita: a Passendale l'acqua color ruggine nei canali agricoli rivela la presenza di migliaia di proiettili sepolti; tra Langemark e Bikschote i pascoli sono disseminati di relitti di fortini in calcestruzzo; talvolta capita che il terreno collassi portando alla luce oscuri labirinti sotterranei.




Il complesso trincerato belga chiamato “Dodengang” (Trincea della Morte) a Diksmuide.
Ricavato in una sottile lingua di terra circondata dai terreni inondati dall'Yser (a sinistra) e continuamente bersagliato dal tiro nemico, era la posizione chiave - ma anche la più precaria e pericolosa - dell'esercito belga. Nel dopoguerra il sito fu preservato dallo Stato a ricordo dell'immane conflitto.


Con queste fotografie Andrea Contrini ha voluto proseguire l'esplorazione iniziata con "La quiete dopo la battaglia" e con "Echi nel silenzio", fotoreportage pubblicati online da National Geographic Italia, rivolta ai campi di battaglia del 1914-1918. Il progetto è nato, nelle parole dell'autore, "dal senso di meraviglia verso il tempo e la natura, che hanno saputo reinterpretare la devastazione lasciata della guerra". Diversi sopralluoghi sul terreno e ricerche bibliografiche, in gran parte all'estero, sono stati poi necessari per sottolineare quell'imprescindibile nesso tra paesaggio attuale e vicende del passato.




La ciminiera di una fornace di mattoni a Wulpen, convertita dai britannici in posto di osservazione, consentiva un'ampia visuale sulla pianura fiamminga.
Assieme alla ricognizione aerea, gli osservatori erano indispensabili per spiare i movimenti del nemico, dirigere il fuoco dell'artiglieria e valutarne gli effetti. Erano spesso camuffati in costruzioni esistenti (fattorie, mulini a vento, ciminiere, campanili di chiese), così da evitare di essere riconosciuti a loro volta dal nemico.


Spiega Contrini: "Ho realizzato queste fotografie intendendole come piccoli tasselli volti a ricomporre una parte di quel grande mosaico che fu la prima guerra totale e di massa. Perché quel conflitto ha ancora molto da dirci sulla modernità che oggi ci circonda, la quale vide la luce nel bagliore delle esplosioni di cent'anni fa".
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oDiabolik 04/11/2018 ore 06:30 Quota

(nessuno) Fiandre. La quiete sul Fronte occidentale



Il cimitero militare tedesco di Langemark, noto come Studentenfriedhof (cimitero degli studenti), dove sono sepolti oltre 44.000 caduti.

Il soprannome prende origine da un episodio della Prima Battaglia di Ypres (1914), quando i reparti tedeschi, composti in gran parte da giovani studenti volontari, andarono al macello affrontando i proiettili e le granate nemiche facendosi scudo col solo canto di “Deutschlandlied”.

Qualche anno più tardi il Kindermord (massacro degli innocenti) diede spunto alla propaganda del Terzo Reich per creare il "mito di Langemark": il “Deutschlandlied” divenne l'inno nazionale, ogni centro abitato aveva la sua Langemarckplatz o Langemarckstrasse.

Lo stesso Adolf Hitler, che tra il 1914 ed il 1918 combatté come caporale di fanteria nelle Fiandre, visitò il cimitero nel 1940.

Oggi i visitatori sono accolti dalle parole «Deutschland muss leben, und wenn wir sterben mussen» (La Germania deve vivere, e così noi dobbiamo morire).




I terreni di Saint Yvon in Vallonia, a confine con le Fiandre, dove ebbe luogo uno dei più noti episodi della cosiddetta "tregua di Natale".
Nel dicembre 1914 il motto “A casa prima di Natale” era ormai una vana illusione. Ciò nonostante, sarà nella desolazione della terra di nessuno che affioreranno gesti di fratellanza quando, attorno al 25 dicembre, amici e nemici deporranno le armi per scambiarsi auguri e piccoli doni. La miseria della vita di trincea aveva accomunato questi uomini, facendo dimenticare il diverso colore della divisa.
I campi di Saint Yvon passeranno alla storia per una partita a calcio tra britannici e tedeschi. L'umanità di quel gesto rimane in alcune fotografie che nemmeno la furia dei successivi anni di guerra riuscirà a far sbiadire.




Il Brooding Soldier (Soldato Assorto) del Canadian Memorial eretto sulle posizioni a Sint-Juliaan dove, il 22 aprile 1915, le forze canadesi vennero investite dalle spettrali nubi giallo-verdastre del primo attacco con armi chimiche su larga scala.
La ricerca tecno-scientifica divenne un imperativo con cui tentare di superare lo stallo della guerra di trincea. Assistiti da scienziati come Fritz Haber, i tedeschi aprirono la Seconda Battaglia di Ypres con il lancio del gas cloro, presto ribattezzato "Iprite" dal nome della cittadina.
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oDiabolik 04/11/2018 ore 06:30 Quota

(nessuno) Fiandre. La quiete sul Fronte occidentale



Il bunker tedesco soprannominato “Vee Bend” presso Koekuit fu ricavato rinforzando una casa rurale con il cemento armato.
Il soldato e filosofo Ernst Ju?nger lo citerà nel suo “Nelle tempeste d'acciaio”, descrivendo una notte al riparo da un bombardamento: «Il sonno fu pesante e agitato; i proiettili dirompenti che cadevano, nell'oscurità impenetrabile, attorno alla casa, provocavano in quel paesaggio morto un senso indescrivibile di solitudine e abbandono».
Le opere realizzate dai veterani resero esplicita la realtà della guerra nelle Fiandre, andando ben oltre i freddi resoconti dei bollettini ufficiali: “Nelle tempeste d'acciaio” fece rivivere la febbrile adrenalina dei combattimenti, “Niente di nuovo sul Fronte Occidentale” di Erich Maria Remarque denunciò i sentimenti di «una generazione la quale, anche se sfuggì alle granate, venne distrutta dalla guerra», mentre le immagini di Otto Dix incarnarono gli spettri che aleggiavano nelle trincee.




Il complesso che gli alleati scavarono a cinque metri di profondità sotto la chiesa di Zonnebeke.
Aperto al pubblico in occasione del centenario della Terza Battaglia di Ypres, oggi è definitivamente chiuso per questioni di sicurezza e le costanti infiltrazioni d'acqua hanno completamente sommerso gli ambienti.
Qui trovavano collocazione le cuccette per la truppa, la stanza per gli ufficiali, una piccola officina e un posto di medicazione.
Si stima che nelle Fiandre, solamente da parte britannica, furono scavati oltre 370 ricoveri sotterranei. Oggi molti di essi giacciono sepolti nell'oblio, tornando alla luce per circostanze fortuite. Così avvenne alla fattoria Beecham nel 1999, quando il pavimento della cucina collassò facendo precipitare la proprietaria in uno sconosciuto complesso sotterraneo tedesco. La donna se la cavò senza un graffio ma l'area fu poi oggetto di attenti studi da parte degli archeologi.




La cappella di Talbot House a Poperinge si presenta ancora oggi come era allestita dai soldati durante la guerra.
Poperinge era una cittadina nelle retrovie del fronte britannico frequentata dagli uomini di ritorno dalle trincee. Il club per soldati Talbot House nacque per idea del reverendo Philip "Tubby" Clayton, diventando un rifugio di fratellanza e uguaglianza dall’inferno della guerra: ogni soldato era accolto col motto: «Abbandonate ogni rango, o voi che entrate!». Tra il 1915 ed il 1918, in migliaia lo animarono con letture, proiezioni di film, spettacoli teatrali o ritirandosi per una preghiera.
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oDiabolik 04/11/2018 ore 06:31 Quota

(nessuno) Fiandre. La quiete sul Fronte occidentale



Graffiti su una parete delle "celle della morte" nel municipio di Poperinge, dove erano rinchiusi i soldati britannici accusati di diserzione o codardia in attesa del plotone di esecuzione.



Il cratere di Kruisstraat a Heuvelland, provocato da una delle diciannove mine esplose il 7 giugno 1917 durante la battaglia di Messines, appare come un tranquillo lago di campagna.
Alla vigilia dell'operazione il generale Herbert Plumer commentò: «Forse domani non faremo la storia, ma di certo cambieremo la geografia». Quella notte il boato sotto le linee tedesche tra Messines e Wijtschate fu udito persino a Londra e a Dublino. Diecimila uomini morirono in quella che è considerata la più grande esplosione creata dall'uomo prima dell'era nucleare.
Anche se la battaglia di Messines fu uno dei maggiori successi britannici, quattro mine non esplosero. Dimenticate per quasi quarant'anni, sarà il fulmine di un temporale ad innescarne una, facendo riemergere dall'oblio la violenza sepolta. Ancora oggi i 35.000 chilogrammi di esplosivo delle restanti tre giacciono sotto i terreni delle fattorie Peckham e Le Petite Douve.




Il memoriale Island of Ireland Peace Park a Messines (Mesen in fiammingo), a ricordo dei soldati irlandesi che combatterono nella Grande Guerra tra le fila dell'esercito britannico.
La battaglia di Messines verrà ricordata per le vicende delle due divisioni irlandesi, la cattolica 16th e la protestante 36th: in un periodo in cui l'Irlanda era travolta da forti tensioni tra indipendentisti e unionisti, la guerra dissolse le discordie facendoli avanzare fianco a fianco nel tumulto dei combattimenti.
La Peace Pledge (promessa di pace) posta nel sito recita: «Come protestanti e cattolici, ci scusiamo per le terribili azioni che abbiamo fatto l'uno all'altro e chiediamo perdono. Da questo sacro santuario del ricordo, dove soldati di ogni nazionalità, credo e alleanza politica furono uniti nella morte, facciamo appello a tutte le persone in Irlanda per aiutare a costruire una società pacifica e tollerante. Ricordiamo la solidarietà e la fiducia che si sono sviluppate tra soldati protestanti e cattolici quando servirono insieme in queste trincee».
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oDiabolik 04/11/2018 ore 06:31 Quota

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Le file di proiettili di artiglieria presso il Memorial Museum Passchendaele 1917 di Zonnebeke rievocano le logiche che portarono alla morte seriale nella Terza Battaglia di Ypres.
Le colorazioni, come quelle usate al giorno d'oggi, servivano agli artiglieri per identificare facilmente la tipologia di armamento: i tedeschi usavano il blu con una piccola croce per le munizioni a gas tossici, il rosso per quelle incendiarie e il verde per i bengala. I britannici usavano l'ocra per gli esplosivi ad alto potenziale, il nero per gli shrapnel e il grigio con fasce bianche o rosse per le granate a gas tossici.




Il Menin Gate di Ypres (Ieper in fiammingo), monumento ai soldati dispersi del Commonwealth e porta di accesso orientale alla città.
Sulle sue pareti sono incisi i nomi di 54.896 caduti i cui corpi non sono mai stati rinvenuti o identificati. A loro ricordo risuonano le note dell'inno del "Last Post": la cerimonia si tenne la prima volta nel 1928 e da allora si ripete ogni sera. Fu interrotta solo nella Seconda guerra mondiale durante l'occupazione nazista ma il 6 settembre 1944, giorno della liberazione alleata, le trombe tornarono a squillare con i tedeschi a soli due chilometri dalla città.




Le file di lapidi del cimitero militare di Tyne Cot si succedono all'infinito: simbolo della morte di massa, il cui anonimato è infranto dalla toccante individualità di ogni tomba.

«Nei campi delle Fiandre spuntano i papaveri tra le croci che, fila dopo fila, indicano il nostro posto; e nel cielo volano le allodole che, cantando con coraggio, si sentono appena tra i cannoni più in basso. Noi siamo i Morti. Pochi giorni fa eravamo vivi, sentivamo l'alba, vedevamo risplendere il tramonto, amanti e amati. Ma ora noi giacciamo nei campi delle Fiandre».

John McRae, In Flanders Fields

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