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Moderatore
SallyA 19/07/2017 ore 12:00 Quota

Sorpreso Quando è nato l'aperitivo?

Le origini antiche di un rito moderno.



Roberto Bompiani, "Il Parassita", 1875 rappresentata abbastanza fedelmente quello che era l'aperitivo nell'antica Roma.

Se è vero che molte invenzioni che usiamo ancora oggi sono state realizzate nell'antico Egitto, è anche vero che gli antichi Romani hanno dominato il mondo.... lasciandoci in eredità diverse "invenzioni".
Una di queste è proprio l'aperitivo.

La moda dell’aperitivo, infatti, era già in voga 2.000 anni fa, nell’antica Roma.
I Romani (ricchi) avevano l’abitudine di anticipare la cena con bevande alcoliche e stuzzichini vari.
Era la gustatio, un momento previsto nei banchetti più sontuosi, di grande convivialità, nato per stimolare l’appetito con antipasti saporiti accompagnati dal mulsum, vino ad alta gradazione alcolica miscelato a miele aromatizzato.
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Le origini antiche di un rito moderno. « immagine » Roberto Bompiani, "Il Parassita", 1875 rappresentata abbastanza fedelmente...
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19/07/2017 12:00:16
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SallyA
Moderatore
SallyA 19/07/2017 ore 12:00 Quota

(nessuno) Quando è nato l'aperitivo?

APERITIVO MODERNO.

Tuttavia, solo nel XVIII secolo questa moda iniziò a diffondersi indistintamente in ogni ambiente sociale, esattamente dal 1786, quando a Torino il distillatore piemontese Antonio Benedetto Carpano ideò il celebre Vermut, la bevanda da aperitivo per eccellenza.

Ottenuto da vino bianco moscato aromatizzato con oltre 30 varietà di erbe e spezie, il Vermut riscosse nel giro di pochi anni un enorme successo, grazie anche ai costi contenuti, che ne favorirono la larga diffusione
carla.1962
Partecipante
carla.1962 19/07/2017 ore 12:31 Quota

(nessuno) Quando è nato l'aperitivo?

Nel V sec. aC, il medico greco Ippocrate prescriveva ai pazienti affetti da inappetenza un medicinale di sua invenzione: il vinum hippocraticum, vino bianco e dolce, in cui erano macerati fiori di dittamo, assenzio e ruta. I romani lo chiamarono vinum absinthiatum (con assenzio) e per migliorarne il sapore, decisamente amaro, aggiunsero rosmarino e salvia. Dal Medioevo in poi la farmacologia erboristica constatò definitivamente che la funzione di stimolare il senso della fame è tipica delle sostanze amare.
Le scoperte geografiche e l’infittirsi dei commerci con l’Oriente fecero conoscere alla vecchia Europa nuove e costosissime spezie perfette per aromatizzare al meglio il “vino aperitivo”: noce moscata, chiodi di garofano, cannella, rabarbaro, china, mirra, pepe, ecc..
L’aperitivo a largo consumo, inteso come abitudine alimentare e non come cura, nacque a Torino nel 1796 in una piccola bottega di liquori e vini gestita dal signor Antonio Benedetto Carpano il quale ebbe la geniale idea di vendere, in un’elegante bottiglia da litro, un vino aromatizzato con china che battezzò vermouth, dal tedesco wermut, assenzio.
Molti anni dopo ne venne donata una cassetta a Vittorio Emanuele II il quale disse di apprezzarlo per quel punt e mes (in torinese “punto e mezzo”) di amaro che aveva in più rispetto ai suoi simili; così il Vermouth con China Carpano (immediatamente ribattezzato Punt e Mes) divenne l’aperitivo ufficiale di Corte.
La Casa Reale apprezzava tanto la bevanda alcolica che concesse l’autorizzazione a usare la formula “Bianco Gancia, vermouth dell’Aristocrazia e della Regalità”. Anche un messaggero dell’indipendenza e dell’unità come Giuseppe Garibaldi, da cui l’aperitivo “Garibaldi” di Gancia, venne utilizzato come veicolo di propaganda dall’azienda piemontese.
Il successo fu enorme; Cavour, Verdi e Giacosa ne andavano pazzi e la bottega Carpano, dal 1840 al 1844, per soddisfare le richieste fu costretta a rimanere aperta ventiquattr’ore su ventiquattro.
Invece nel 1815, il signor Ramazzotti di Milano creò per primo un aperitivo a base non vinosa, ponendo in infusione nell’alcol ben 33 fra erbe e radici provenienti da tutto il mondo: china sudamericana, rabarbaro cinese, arancia amara di Curaçao, arancia dolce di Sicilia, genziana della Val d’Aosta ecc.
Tutte cose naturali e sane perché (chi lo ricorda?) “Un Ramazzotti che fa che fa che fa? Fa sempre bene!”
In seguito a questi successi, a Pessione (To), il produttore di vini Martini, entrato in società col commendator Rossi, mise in commercio un altro tipo di aperitivo di sua invenzione: moscato di Canelli in cui erano stati macerati melissa, sandalo, cannella, artemisia, violette, china, cardo, rose e origano.
Piaceva soprattutto alle signore, il Martini Bianco, perché dolce; quindi, per accontentare anche i rudi palati maschili, Martini e Rossi sostituirono il moscato con vini molto secchi, dando vita così al Martini Dry.
Per non essere da meno, nel 1862 il signor Gaspare Campari, proprietario di un noto caffè, lanciò alla grande un nuovo aperitivo amaro e – per distinguerlo dal vermouth – lo chiamò con un altro nome d’origine germanica: Bitter (amaro) all’Uso d’Hollanda.
Ai tempi l’aperitivo non era ancora ricco e variegato come oggi, bensì legato all’abitudine di frequentare i “caffè”, luoghi di ritrovo e di cultura dove chiacchiere e discussioni si accompagnano ad intermezzi alcolici e stuzzichini.
Nel 1900, a Milano, l’aperitivo si trasforma in fenomeno sociale, e il classico bicchiere di vino, accompagnato dalle olive “infilzate”, si fa via via cocktail e la lista dei drink si allunga e, con un po’ di ritardo, prende ad arricchirsi anche quella degli stuzzichini. Negli anni ottanta la città eredita la formula statunitense dell’Happy Hour e l’aperitivo decolla definitivamente come formula mondana per eccellenza.
Oggi esistono tantissimi locali che propongono infinite variazioni sul tema.
A dedicarsi a questa tendenza, tra le più in voga del momento, è proprio Aperitò che invita tutti per un’originale kermesse che offre speciali iniziative legate alla cultura e alle tradizioni di questo antico rito di cui Torino vuole diventarne la Capitale!


Partecipante
c.ioccolatino111 19/07/2017 ore 15:12 Quota

(nessuno) Quando è nato l'aperitivo?

A Brescia l'happy hour ha un suo sinonimo e si chiama "Pirlo".

Il Pirlo è il tipico aperitivo bresciano Doc. (da non confondere con il calciatore Andrea Pirlo che non c'entra nulla e lo spritz veneto, divenuto ormai internazionale).
E' a base di vino bianco secco, (ma anche un ottimo Lugana bresciano alcuni di noi lo preferiscono al bianco frizzante) Campari e seltz. Agli albori, il Pirlo era preparato soltanto con il Campari, dagli anni 80 in poi, lo si ordina anche con l'Aperol.
Il suo nome deriva dal particolare movimento circolare che il Campari (o l’Aperol) fa dopo la sua caduta nel vino bianco. Nel dialetto Bresciano infatti si usa dire "go fat en pirlo" (ho fatto un pirlo) quando si cade per terra ma non ci si fa troppo male e il liquore versato, cadendo nel bicchiere, ricorda un pirlo (una caduta) andando verso il basso e tornando poi verso l’alto.
E' nato prima il Pirlo bresciano o lo Spritz veneto ? E' nato prima il nostro Pirlo !
Creato negli anni 50 - più o meno - piacque anche ai veneziani.
In principio, i nostri nonni e padri, lo chiamavano "bianco sporco"... ed era di rigore berlo soltanto con il Campari. Poi, arrivò lo Spritz, che tutti conoscono ma è preparato sia con il Campari che con l'Aperol ma al posto del bianco frizzante e seltz, i veneti usano il prosecco e acqua frizzante.
Il pirlo è ormai diventato un immancabile "amico" delle serate bresciane trascorse in allegra compagnia e lo si consuma con vari e sfiziosi stuzzichini, piatti caldi o freddi a base di carne o pesce.... in breve: con un pirlo, due o tre, (attention però :batadrunk ) si cena alla grande.
Un pirletto costa 2:50 Euro, un pirlo normale 3 ... e un pirlone :-))) 4 Euro. (nel centro, 5 o 7 Euro, dipende da bar a bar).
Eletto dalla drink columnist del New York Times, Rosie Schaap, "aperitivo dell'anno" giusto per godersi questo 2017 !
Infatti, finalmente è arrivato il meritato riconoscimento internazionale alla faccia dello Spritz... tiè !!!

http://www.marieclaire.it/Cucina/food-news/pirlo-drink-migliore-al-mondo



Io bevo il bicchiere normale con due belle fette di pizza Margherita.

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