Forum - Storia

scugnizza.1966
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scugnizza.1966 22/01/2017 ore 01:58

(nessuno) BINARIO 21... un diretto per Auschwitz"



Ci troviamo nella città di Milano nella seconda guerra mondiale. La città, costantemente bombardata dalle Forze Alleate, é occupata dai soldati della Germania del III° reich e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana. L’odio antisemita è un motivo conduttore del nazismo e la Germania vara nel 1935 a Norimberga una legislazione antiebraica che sancisce l’emarginazione. Tre anni dopo l’Italia approva anch’essa un complesso e aberrante sistema di "difesa della razza", rinchiudendo gli ebrei entro un rigido sistema di esclusione e separazione dal resto del paese
scugnizza.1966
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scugnizza.1966 22/01/2017 ore 01:59

(nessuno) BINARIO 21... un diretto per Auschwitz"

Il Binario 21 è una vasta area interna alla stazione, con accesso a livello stradale su via Ferrante Aporti e posizionata al di sotto del piazzale dei binari. Fu proprio dal Binario 21, un binario ferroviario situato nei sotterranei della Stazione di Milano Centrale che tra il dicembre del 1943 e i primi mesi del 1944, circa 1.200 Ebrei tenuti in prigionia nel carcere di San Vittore, vennero avviati ai vari campi di sterminio prevalentemente nella Polonia invasa nel 1939 dalla Germania di Hitler tramite convogli di carri ferroviari blindati (tra campi di concentramento, lavoro e sterminio solo in Polonia se ne stimarono l'esistenza di circa 180).
scugnizza.1966
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scugnizza.1966 22/01/2017 ore 02:04

(nessuno) BINARIO 21... un diretto per Auschwitz"

Di queste povere persone, tra cui 40 ignari bambini e parecchi anziani, solo una ventina riusciranno a tornare vivi dai lager, portandosi per il resto dei loro giorni gli indelebili segni fisici e psichici di quell'immana sofferenza. Nessun libro, film o testimonianza diretta possono realisticamente documentare come chi ha personalmente vissuto queste vicende, come chi, allora, era una "non persona" che da una parte per mano e volontà di centinaia di migliaia di fanatici aguzzini e dall'altra di milioni di persone "indifferenti" era considerata meno di un topo o uno scarafaggio. Mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più "letali" ed "efficaci", allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti e tanto altro.
oDiabolik
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oDiabolik 22/01/2017 ore 06:59 Quota

(nessuno) BINARIO 21... un diretto per Auschwitz"

Sotto la stazione Centrale a Milano si nasconde un luogo che fa tristemente parte del nostro passato, ma che in pochi conoscono: il Binario 21. Non è né una replica del binario 21 attualmente attivo in stazione né di un binario “qualsiasi”. Ma è il luogo da cui ebbe inizio l’orrore della Shoah a Milano. Da qui partirono, tra il 1943 e il 1945, i treni pieni di deportati ebrei diretti ai campi di sterminio nazisti. In tanti partirono, in pochissimi tornarono.


oDiabolik
Proprietario
oDiabolik 22/01/2017 ore 07:00 Quota

(nessuno) BINARIO 21... un diretto per Auschwitz"

Il Memoriale della Shoah di Milano

Il Binario 21 oltre ad essere un luogo della Memoria è diventato il Memoriale della Shoah di Milano e ad esso collegato c’è un progetto più ampio che ha lo scopo di rendere omaggio alle vittime dello sterminio e di far nascere un contesto vivo e dialettico in cui rielaborare attivamente la tragedia della Shoah. E, soprattutto, per non dimenticare.
Ad accogliere i visitatori c’è una grande scritta che non passa di certo inosservata. INDIFFERENZA. Questa parola è stata scelta con cura e sta a rappresentare il sentimento che, più di ogni altro, ha fatto patire gli ebrei: l’indifferenza della gente nei confronti di ciò che stava accadendo.




Nel “cuore” del memoriale si trovano quattro carri merci dell’epoca, uguali a quelli che partirono alla volta dell’inferno. Tra il dicembre 1943 e il gennaio 1945 partirono da qui una ventina di convogli stipati di ebrei e di oppositori politici. In ogni vagone stavano dalle 50 alle 80 persone, quando chiaramente non c’era spazio per tutti. Non c’erano finestre, se non qualche fessura. Non veniva dato da mangiare né da bere ed i bisogni fisiologici si facevano in un secchio. Il viaggio durava 7 giorni e non tutti arrivavano a destinazione.
Lungo il Muro dei Nomi si trova una grande installazione in cui sono riportati i nomi delle 774 persone che vennero deportate: in bianco le vittime e in giallo i pochi sopravvissuti (22). I nomi non sono statici ma vengono messi in evidenza a rotazione, per restituire dignità a queste persone.
All’interno del memoriale c’è anche un luogo di riflessione, ricavato in una fossa di traslazione della stazione. Il suo interno è volutamente opprimente e buio (l’unico spiraglio di luce è una striscia che indica l’est) ed ha lo scopo di stimolare la riflessione ed il raccoglimento. Perché il memoriale non vuole essere soltanto un monumento alla memoria di chi non c’è più, ma anche un luogo per riflettere.

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