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SallyA 21/12/2018 ore 08:46 Quota

Impressionato La maledizione della Gaiola, l’isola maledetta di Posillipo



La Gaiola è una delle isole minori di Napoli e si trova proprio di fronte Posillipo nel cuore del “Parco sommerso di Gaiola”, un’area marina protetta che si estende su una superficie di 41,6 ettari dal pittoresco borgo di Marechiaro sino alla splendida Baia di Trentaremi.

Il suo nome deriva dal latino ‘cavea’ (piccola grotta) che, in napoletano, si è trasformata in ‘caviola‘, ma in tempi remoti, era nota come “Euplea” ossia come protettrice della navigazione e sicuro rifugio, per questo vi fu eretto un piccolo tempio. La Gaiola però è nota per numerose leggende funeste, infatti si racconta che agli inizi del XIX secolo era abitata da un eremita soprannominato dalle genti locali “Lo Stregone”, che viveva dell’elemosina dei pescatori del luogo.

Fino a quel periodo accanto all’isola della Gaiola si poteva vedere un edificio romano quasi del tutto sommerso chiamato la Scuola di Virgilio. Secondo alcune leggende medievali qui il poeta-mago insegnava arti magiche, creando pozioni ed eseguendo riti magici e furono proprio questi ad inquinare lo specchio d’acqua intorno all’isola con un potente maleficio su tutti coloro che vi sostavano per molto tempo.

L’isola della Gaiola è un posto affascinante ma anche un po’ sinistro che i napoletani considerano jellato per la maledizione che le aleggia intorno. Molte persone che hanno abitato sull’isola o soggiornato anche solo per poco tempo hanno avuto disgrazie familiari oppure sono caduti in rovina, tra questi ricordiamo Giovanni Agnelli che acquistò la villa (Agnelli è famoso anche per aver subito numerosi lutti in famiglia) e la tenne pochi anni per poi rivenderla a Paul Getty, magnate del petrolio, nel 1968. Nel 1973 la ‘ndrangheta rapì il figlio e dopo l’amputazione di un orecchio del ragazzo, la famiglia Getty pagò un riscatto di 17 milioni di dollari per riabbracciarlo.

La Gaiola e tutta l’area attorno è un posto di incantevole bellezza dove i costoni rocciosi di tufo giallo napoletano sono scavati e modellati dal vento e dal mare con scorci e paesaggi mozzafiato. La zona è caratterizzata da grotte e fondali ricchi di reperti archeologici romani, resti di ville marittime e peschiere visibili tutt’oggi.
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21/12/2018 08:46:36
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Milaaa
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Milaaa 22/12/2018 ore 15:16 Quota

(nessuno) La maledizione della Gaiola, l’isola maledetta di Posillipo

@SallyA :

L'isola, secondo alcuni, trae la propria denominazione dalle cavità che costellano la costa di Posillipo (dal latino cavea, ovvero "piccola grotta", e dunque attraverso la forma dialettale caviola), oppure in dialetto gaiola significa gabbia, più propriamente gabbia per uccelli; ma, al di là delle ipotesi fantasiose, bisogna dire che in realtà questo di Gajola non è un nome proprio bensì è un comune nome geografico minore medievale, significando un'isoletta piatta a mo' di una piccola galia, intendendosi infatti per galiola o galadella - più tardi galeotta - un vascello remiero di bassissimo bordo e di medie dimensioni che appunto differiva dalle normali e più grandi galee per la sua piattezza, non presentando sul ponte incastellature o soprelevazioni di sorta né a prua né a poppa; evidentemente il suddetto alto isolotto di Posillipo presenta o presentava, tra l'altro, una più bassa, piatta e pericolosa formazione a fior d'acqua il cui nome Galiola col tempo si estese a tutta la grande formazione tufacea.

Questo stesso nome di Galiola porta infatti l'isolotto piatto situato di fronte all'isola di Unie sulla costa del Quarnero, isolotto con faro sul quale la notte tempestosa del 30 luglio 1916 andò a schiantarsi il sommergibile "Giacinto Pullino", incidente che costerà la cattura e poi la vita al tenente di vascello Nazario Sauro. Su tale isolotto, il quale già allora si chiamava La Galiola, il 29 novembre del 1379, spinta anch'essa da una tempesta, si era andata a infrangere già una galea veneziana della squadra di Carlo Zeno e ciò avvenne nel contesto delle operazioni belliche della famosa guerra per Chioggia che allora si combatteva tra veneziani e genovesi: «...Ed è da sapere che esso Zeno veniva con XV galere, ma una se gli ruppe sopra uno scoglio detto ‘la Galiola'; ma però gli huomini e lo havere si salvarono sopra le altre.» In realtà molti dei remiganti, poiché incatenati ai loro remi, affogarono. Si sarebbe probabilmente chiamata così anche l'isola del 'Platamone', oggi Chiatamone situata di fronte alla riviera di S. Lucia a Napoli, se, già dai tempi classici, non se ne fosse nascosta artificialmente la piattezza con secolari costruzioni. In origine la piccola isola di Posillipo fu nota come Euplea, e fu caratterizzata da un piccolo tempietto dedicato a Venere euploea.

L'isola, come già accennato, è molto vicina alla costa, raggiungibile con poche bracciate di nuoto. Si suppone che, in origine, nient'altro fosse che il prolungamento del promontorio dirimpetto e che sia stata separata artificiosamente solo in un secondo tempo per volere di Lucullo.

Nel XVII secolo vediamo che questo lembo di terra era praticamente cosparso di fabbriche romane; mentre, due secoli dopo, l'isola fungeva da batteria a difesa del golfo. Negli anni venti è stata in funzione una teleferica che collegava l'isola alla terraferma.

All'inizio del XIX secolo, l'isola era abitata da un eremita, soprannominato Lo Stregone, il quale viveva dell'elemosina dei pescatori. L'isola apparteneva allora all'archeologo Guglielmo Bechi, che l'aveva acquistata assieme a parte del promontorio nel 1820.

La villa della Gaiola

Venduta l'isola nel 1874 a Luigi de Negri, questi vi costruì una villa che la caratterizza ancora oggi. Il seguente proprietario, acquistata la villa a seguito del fallimento del de Negri, sfruttò l'isola e la zona antecedente per una cava di pozzolana. La villa, che nasce in posizione privilegiata, fu anche di proprietà del celebre Norman Douglas, autore della Terra delle Sirene. Nel 1910 passò alla proprietà della famiglia del senatore Paratore, anche se questi abitò la villa prospiciente sulla terraferma, oggi parte della tenuta Ambrosio che ospita anche il Parco archeologico di Posillipo.

La popolazione del luogo, generalmente, non ha mai visto di buon occhio la Gaiola, considerandola una sorta di «isola maledetta», che con la sua bellezza nasconde «sorti inquiete», nomea dovuta alla frequente morte prematura dei suoi proprietari; ad esempio, negli anni venti del 900, appartenne allo svizzero Hans Braun, il quale fu trovato morto e avvolto in un tappeto; di lì a poco la moglie annegò in mare. La villa passò così al tedesco Otto Grunback, che morì d'infarto mentre soggiornava nella villa. Simil sorte toccò all'industriale farmaceutico Maurice-Yves Sandoz che morì suicida in un manicomio in Svizzera; il suo successivo proprietario, un industriale tedesco dell'acciaio, il barone Paul Karl Langheim, fu trascinato al lastrico dagli efebi e dalle feste, dei quali di solito amava circondarsi. Infine, l'isola è appartenuta a Gianni Agnelli che subì la morte di molti familiari; passò poi a Jean Paul Getty, il cui nipote fu rapito dalla 'Ndrangheta e, successivamente, a Gianpasquale Grappone, che rimase coinvolto nel fallimento della sua società di assicurazioni Lloyd Centauro nel 1978.

Messa all'asta, l'isola è diventata proprietà della Regione Campania.
Alessia7890
Moderatore
Alessia7890 23/12/2018 ore 15:13 Quota

(nessuno) La maledizione della Gaiola, l’isola maledetta di Posillipo

@SallyA :

L'isola della Gaiola è una delle isole minori di Napoli; è sita dirimpetto alla costa di Posillipo, nel Parco sommerso di Gaiola.

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