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oDiabolik 13/06/2018 ore 06:31 Quota

Emozionato Vivere all'ombra dei vulcani

Il progetto globale di un fotografo per documentare il rapporto tra le comunità umane e i vulcani.

di Cris Toala Olivares e Sarah Gibbens fotografie di Cris Toala Olivares




nella foto: un uomo sull'altalena durante l'eruzione del febbraio 2014 del vulcano Tungurahua a Banos, Ecuador.

Il fotografo Cris Toala Olivares è cresciuto in una terra di vulcani attivi: l'Ecuador. Questo suo progetto fotografico a lungo termine è un'indagine sulle popolazioni umane che vivono all'ombra dei vulcani attivi della Terra.




Ecuador

Quando si trova vicino a un vulcano, il fotografo Cris Toala Olivares percepisce un'energia particolare. Cris viene dall'Ecuador, ed è cresciuto ascoltando storie e leggende delle montagne infuocate che lo circondavano.

Le storie che sentiva affondano le loro radici nel rapporto tra le comunità umane con i vulcani stessi, nel modo in cui l’uomo ha intrecciato la propria vita quotidiana con quella dei vulcani stessi, e si rispecchiano in quelle delle altre comunità che vivono nei pressi dei circa 1900 vulcani attivi del mondo.

Nell'ambito di un progetto il cui scopo è documentare la forza naturale dei vulcani e la loro influenza sulla vita umana, Cris ha intrapreso un lungo viaggio per visitare le comunità del mondo che vivono a ridosso dei vulcani, cominciando dalla sua terra natia, l'Ecuador.

Lì ha conosciuto Blanca Regina Jarrin, che vive con il marito e il figlio all'ombra del Cotopaxi, un enorme stratovulcano dal potenziale devastante. Dal XVI secolo il Cotopaxi ha eruttato 50 volte, ma la gente del posto come i Jarrin è molto attaccata a questa terra che da generazioni fornisce loro abbondanti raccolti, nonché paesaggi spettacolari. “Ho molto rispetto per questo vulcano”, dice Blanca, “e ho imparato ad andarmi e a conviverci”.




Ecuador

Il Cotopaxi è considerato tra i vulcani più pericolosi al mondo. In un'eruzione del 1877 le devastanti colate piroclastiche seppellirono vive centinaia di persone. Ma è un rischio che non ha minimamente influito sulla volontà della gente che ha deciso di vivere qui. Alcuni vivono addirittura sui resti delle antiche colate piroclastiche. Questa foto è stata scattata nel villaggio di Joseguango Alto nel 2015, quando il vulcano entrò in attività e cominciò a emettere nubi di cenere potenzialmente pericolose.




Ecuador

Il Tungurahua è uno dei vulcani più attivi dell'Ecuador, ed è in eruzione costante dal 1999. In questa foto del 2014 il vulcano emette una colonna di cenere a 10 chilometri di altezza. L'Ecuador, che si trova sul cosiddetto Anello di Fuoco (il nome di una regione sismica attiva che si estende lungo il margine dell'Oceano Pacifico in cui le placche tettoniche collidono, si allontanano o sfregano l'una contro l'altra) ospita ben otto vulcani attivi
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Il progetto globale di un fotografo per documentare il rapporto tra le comunità umane e i vulcani. di Cris Toala Olivares e Sarah...
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13/06/2018 06:31:43
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oDiabolik 13/06/2018 ore 06:32 Quota

(nessuno) Vivere all'ombra dei vulcani



Islanda

Il paesaggio circostante Eldraun, in Islanda, è screziato da isole e chiazze di muschio. Nel 1783, il vulcano Laki eruttò per otto mesi di fila, producendo enormi flussi di lava ed esplosioni di vapore nel corso di una delle più grandi eruzioni conosciute della storia.

A Eldraun la lava scorreva da un'enorme fessura raffreddandosi poi col tempo in punti determinati in cui il calore intenso aveva fatto evaporare istantaneamente l'acqua freatica.

Le nubi di cenere dell'eruzione sono state documentate in luoghi distanti come la Cina, e gli anelli di crescita degli alberi dell'Alaska del 1783 dimostrano che quell'estate fu più fredda della norma, forse a causa della cenere che ricoprì il cielo, schermando la luce del sole.




Islanda

Nota alla gente del posto come Hverir, l'area geotermale di Namafjall, ai piedi del vulcano Krafla, non ha l'aspetto di un luogo accogliente. Le sue pozze di fango bollente, le fumarole e i cristalli di zolfo conferiscono un odore inconfondibile all'intera zona, tanto che il fotografo Olivares dice che "ci è voluto un po'” prima di abituarcisi. Lo zolfo ha contaminato il suolo di quest'area a tal punto che è difficile farvi crescere alcunché.




Islanda

Una famiglia in visita pranza in una serra riscaldata grazie all'energia geotermica. Knútur Rafn Armann e Helena Hermundardóttir (non raffigurata) gestiscono questa azienda di orticoltura nella cittadina islandese di Friðheimar. L'Islanda sa sfruttare bene l'energia dei vulcani in prossimità degli insediamenti umani, tanto che molte aziende nel Paese sono alimentate grazie all'energia geotermica.




Islanda

Il magma che scorre nei sistemi vulcanici contiene gas disciolti come vapore acqueo, diossido di carbonio e zolfo, che vengono rilasciati durate le eruzioni. A Landmannalaugar in Islanda il paesaggio reca etimoianza dei vapori solforosi che hanno corroso la roccia tingendola di giallo, blu e verde. I gas emessi dai vulcani possono rappresentare un grande pericolo per le comunità umane che vivono nei pressi; irritano gli occhi e la pelle, causano problemi respiratori e possono anche essere letali.
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oDiabolik 13/06/2018 ore 06:32 Quota

(nessuno) Vivere all'ombra dei vulcani



Indonesia

Una contadina indonesiana controlla i suoi pomodori, ricoperti di cenere vulcanica. Dopo l’eruzione del Sinabung nel 2013, l’intera regione è stata ammantata da un velo di cenere vulcanica proveniente dal pennacchio. In questa foto sono anche visibili i pericolosi flussi piroclastici che scendono dalle pendici del vulcano; una combinazione letale di cenere, lava e gas che può piombare dalla montagna a 80 chilometri orari.




Indonesia

Rimasto dormiente per circa 400 anni, di recente il vulcano Sinabung è stato particolarmente attivo. Una sua eruzione del 2014 ha causato la morte di 14 persone e l’evacuazione di oltre 33.000. In questa foto, le case di Sukameriah danneggiate dall’eruzione. Il Sinabung ha eruttato di nuovo nel febbraio di quest’anno ma non ci sono state vittime.




Indonesia

La grande eruzione del Sinabung del 2014 è stata tra le più devastanti per questa regione. Qui una nube di ceneri surriscaldate si rovescia dal cratere, minacciando i centri abitati el distort di Simpang Empat. Quando queste nubi si mischiano ad altri detriti nel corso di un’eruzione danno vita ai pericolosi flussi piroclastici, misture letali di ceneri e gas.
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oDiabolik 13/06/2018 ore 06:32 Quota

(nessuno) Vivere all'ombra dei vulcani



Capo Verde

Il vulcano Fogo è parte integrante della vita quotidiana per gli abitanti di Capo Verde, isola al largo della costa occidentale dell’Afrca. Il vulcano ha eruttato di recente, nel 2015, ma ha una lunga storia di attività. Si sono registrate grandi eruzioni nel 1995, 1951, 1847 e 1675; quest’ultima ha spinto molti abitanti dell’isola a emigrare.

In questa foto scattata durante l’eruzione del 2014 è visibile il paesino di Chã das Caldeiras. Anche questa eruzione ha provocato la fuga di numerosi abitanti dell’area.




Capo Verde

Olivares ha fotografato il vulcano Fogo di Capo Verde durante l’eruzione del 2014. Era la prima volta che vedeva i flussi lavici così da vicino. Due paesi sono stati completamente distrutti dalla lava fuoriuscita da diverse fessure, tra cui questa.




Capo Verde

Due piante di Euphorbia pulcherrima, o stella di natale, si piegano al vento vicino al vulcano Fogo a Capo Verde. Il terreno circostante il vulcano è estremamente fertile, come spesso accade nei pressi dei vulcani attivi. I contadini possono coltivare una gran varietà di piante in questi terreni ricchi di nutrienti, dalla frutta ai legumi, dal caffè alla vite.
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oDiabolik 13/06/2018 ore 06:32 Quota

(nessuno) Vivere all'ombra dei vulcani



Guatemala

Il Volcán de Agua domina il paesaggio circostante Santa María de Jesús, Guatemala. In questo caso però la sua vista è oscurata dalle nubi. Il popolo Kaqchikel chiama questo vulcano Hunahpu, “il luogo dei fiori”. Sebbene il vulcano non abbia eruttato seriamente del 1922, è noto per le sue devastanti colate di fango (come quella famosa del 1541 che spazzò via un insediamento di conquistadores), da cui il nome “vulcano d’acqua”.

Un altro vulcano guatemalteco, il Volcán de Fuego, ha eruttato di recente (il 3 giugno) con una devastante colata piroclastica che ha causato almeno 50 morti.




Guatemala

Antigua, ex capitale del Guatemala, è stata eretta nei pressi del Volcán de Agua, che domina tuttora il paesaggio della città. Come in altri casi analoghi il terreno attorno al vulcano è molto fertile e i contadini locali coltivano il caffè sulle sue pendici.




Guatemala

I membri di una comunità indigena maya si inginocchiano di fronte a croci cristiane per chiedere benedizioni. Juan Mixtun Cuma (il primo da destra) è uno sciamano che cura i malati con le piante raccolte vicino al Volcán de Agua. Il terreno è ricco di nutrienti grazie alle ceneri delle passate eruzioni.
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oDiabolik 13/06/2018 ore 06:32 Quota

(nessuno) Vivere all'ombra dei vulcani



Italia

Lo Stromboli è tra i vulcani più attivi della Terra. Le sue eruzioni sono una presenza costante per gli abitanti del luogo, tanto che il vulcano ha assunto un carattere spirituale. Molti turisti - come Kerstin Gaecklein, nella foto - scalano fino alla vetta di questo monte di quasi 1.000 metri per rendergli omaggio.




Italia

Parte dell’arco vulcanico calabro, lo Stromboli è un vulcano esplosivo attivo da migliaia di anni e giace su una zona di subduzione in cui le placche tettoniche africane scivolano sotto quella eurasiatica. Le sue eruzioni sono generalmente moderate, ma spesso, come accadde nel 1930, le eruzioni hanno costretto gli abitanti a fuggire per precauzione, salvo poi tornare alle loro case a eruzione finita.




Italia

Mario Caccetta, 59 anni, è un pescatore di Stromboli. Di notte l’attività esplosiva del vulcano emette un bagliore rossastro che giuda i marinai e i pescatori, una caratteristica che ha dato a Stromboli il soprannome di “faro del Mediterraneo”.




Italia

Olivares ha visitato l’isola di Stromboli in diverse occasioni nel corso degli ultimi anni, realizzando anche un servizio per National Geographic Italia. “Ogni volta che ci vado, è come se mi ricaricassi”, dice.

Le esplosioni di lava di questo vulcano sono talmente caratteristiche che i vulcanologi utilizzano il termine “stromboliano” per definire eruzioni simili (di tipo stromboliano, appunto) anche di altri vulcani del mondo.
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oDiabolik 13/06/2018 ore 06:40 Quota

(nessuno) Vivere all'ombra dei vulcani



Bali, Indonesia

Un uomo prega nella sua casa nel villaggio di Besakih, parzialmente travolto da un’eruzione del vulcano Gurung Agung, sull’isola di Bali.




Bali, Indonesia

Nel 1963 una devastante eruzione del Gurung Agung ha dato vita a flussi piroclastici che hanno causato danni e morti nei centri abitati circostanti. Il vulcano è rimasto tranquillo fino al 2017, quando ha riversato nel cielo una nube di fumo e cenere che ha costretto alla fuga migliaia di abitanti dell’isola.




Bali, Indonesia

I cani del villaggio di Besakih attendono i loro padroni mentre il Gurung Agung sfavilla in lontananza. L’eruzione del 2017 ha emesso nubi di cenere, zolfo e diossido di carbonio alte fino a 9 chilometri. Secondo alcuni studiosi avrebbe temporaneamente slterato il clima della regione; le particelle di zolfo nell’atmosfera possono disperdere la luce solare, raffreddando l’ambiente sottostante.




Bali, Indonesia

Al giugno 2018 il Gurung Agung sembra essersi di nuovo placato, limitandosi a emettere qualche fumata bianca dal cratere. Ma coloro che vivono nella sua ombra conoscono la storia passata, e sanno che prima o poi le eruzioni torneranno.
Milaaa
Partecipante
Milaaa 13/06/2018 ore 16:09 Quota
Alessia7890
Moderatore
Alessia7890 14/06/2018 ore 03:18 Quota

(nessuno) Vivere all'ombra dei vulcani

@oDiabolik :

All’ombra di un gigante addormentato

I vulcani sono sempre stati avvolti da un alone di mistero. Possono sonnecchiare tranquilli per secoli, e poi svegliarsi all’improvviso in modo spettacolare ma al tempo stesso mortale. In pochi minuti un’eruzione vulcanica può devastare un’ampia zona e seminare morte.

NESSUNO mette in dubbio che i vulcani siano pericolosi. Soltanto negli scorsi tre secoli hanno fatto centinaia di migliaia di vittime. Naturalmente la maggioranza di noi vive lontano, e quindi al sicuro, da questi giganti sonnacchiosi. Ma milioni di persone abitano nelle vicinanze di vulcani attivi. Per esempio Quito, la capitale dell’Ecuador, si trova a poca distanza dal vulcano Pichincha, situato a nord-ovest della città. Il Popocatépetl, che in lingua azteca significa “montagna fumante”, si trova a circa 60 chilometri da Città del Messico. Due città molto popolose che si sono sviluppate ai piedi di vulcani sono la neozelandese Auckland e la nostra Napoli. Nel complesso, milioni di persone vivono in zone in cui le forze del sottosuolo potrebbero con un violento boato risvegliare un gigante addormentato.

Un gigante minaccioso

Gli abitanti di Napoli convivono con il Vesuvio da circa 3.000 anni. Situato ad appena 11 chilometri da Napoli, il Vesuvio è in effetti un cono vulcanico all’interno dell’orlo craterico dell’antico monte Somma. È considerato uno dei vulcani più pericolosi della terra e, poiché la sua base si trova al di sotto del livello del mare, è molto più grande di quello che sembra.

Il Vesuvio ha una lunga storia di attività. Si è risvegliato più di 50 volte dalla famosa eruzione del 79 E.V. che seppellì le città di Pompei ed Ercolano. Nel 1631, in seguito a una violenta eruzione, morirono circa 4.000 persone. Fu in quel periodo che si iniziò a usare il termine “lava”. È una parola che deriva dal latino labi che significa “scivolare” e ben descrive la colata lavica che scende dalle pendici del Vesuvio.

Nel corso dei secoli l’attività del Vesuvio è continuata. Nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, il vulcano eruttò nuovamente presentando alle truppe alleate nubi di ceneri. I vicini centri di Massa e San Sebastiano vennero sepolti, così come la funicolare (per intenderci, quella della celeberrima canzone “Funiculì, funiculà”).

Oggi gli abitanti di Napoli sembrano vivere senza darsi pensiero del pericolo a loro così vicino. I turisti vi accorrono per ammirarne i luoghi storici e le opere architettoniche. Negozi e caffè sono pieni di vita e bianche vele costellano il golfo di Napoli. Inoltre è lo stesso Vesuvio ad attirare i turisti, e per le persone del luogo è più una presenza familiare che un minaccioso gigante addormentato.

Auckland: una città di vulcani

La città portuale di Auckland, in Nuova Zelanda, è costellata da coni vulcanici. In effetti gli abitanti, che sono più di un milione, vivono fra 48 piccoli vulcani. Antiche valli vulcaniche formano due porti naturali, le cui isole sono di origine vulcanica. L’isola più visibile, Rangitoto, ha 600 anni e si eleva dall’acqua presentando lo stesso profilo simmetrico del Vesuvio. Quando quest’isola nacque, un vicino villaggio maori venne sepolto dalle ceneri.

Gli abitanti di Auckland hanno imparato a convivere con i loro vulcani. Per esempio il Maungakiekie è oggi un parco pubblico situato nel bel mezzo di Auckland e vi si allevano pecore. Alcuni vulcani sono ora laghi, giardini o campi sportivi. Uno è un cimitero. Molte persone scelgono di vivere sulle pendici di un vulcano perché vi si gode un bel panorama.

È molto probabile che coloro che per primi popolarono Auckland, dapprima i maori e 180 anni dopo gli europei, non si preoccupassero del fatto che la zona era vulcanica. Dopo tutto la terra era facilmente disponibile e vicina al mare, e il terreno era fertile. Quest’ultima caratteristica vale anche per i terreni vulcanici in altre parti del mondo. In Indonesia, per esempio, alcune delle regioni più fertili per le coltivazioni di riso si trovano nei pressi di vulcani attivi. Il terreno delle migliori aree agricole degli Stati Uniti occidentali è in gran parte di origine vulcanica. Nelle giuste condizioni, in meno di un anno da un’eruzione vulcanica, dal terreno sepolto dalla lava può spuntare la vegetazione.

Sistemi di preallarme

Molti si chiederanno se vivere vicino a un vulcano non comporti dei rischi. Ovviamente sì, ma gli scienziati sono in grado di monitorare da vicino l’attività sismica e vulcanica. Per esempio l’U.S. Geological Survey tiene sotto controllo vulcani attivi di tutto il mondo, compresi quelli di Auckland e il Vesuvio, per i quali sono già pronti piani di emergenza. Grazie al sistema di localizzazione GPS e a reti di sismografi, gli scienziati possono rilevare i movimenti del magma e del sottosuolo 24 ore su 24.

Il Vesuvio è continuamente sotto sorveglianza. Per andare sul sicuro le autorità italiane hanno sviluppato piani di emergenza per far fronte a un’eruzione di proporzioni simili a quella del 1631. Gli esperti affermano che chi vive nelle zone a rischio può essere avvertito e fatto evacuare prima che si verifichi l’eruzione.

Auckland è situata in una zona in cui ci sono vulcani monogenici. Questo significa che invece di avere un vulcano che si risveglia è possibile che se ne formi uno completamente nuovo in un’altra zona. Gli esperti dicono che questo potrebbe verificarsi solo dopo un periodo di attività sismica di diversi giorni o settimane. Tale preavviso dovrebbe dare il tempo alla popolazione di cercare scampo in una zona sicura.

Non sottovalutate i rischi

Anche se il monitoraggio dell’attività vulcanica è importantissimo, serve a poco se gli avvertimenti vengono ignorati. Nel 1985 le autorità di Armero, in Colombia, furono avvertite dell’imminente eruzione del vulcano Nevado del Ruiz. Nonostante i boati che provenivano dal vulcano a 50 chilometri di distanza, un segnale inconfondibile, ai cittadini fu detto semplicemente di restare calmi. Morirono più di 21.000 persone a causa della colata di fango che seppellì la città.

Catastrofi del genere, comunque, sono rare, e i periodi di quiete tra un’eruzione e l’altra sono stati usati per ulteriori ricerche e preparazione. Così il monitoraggio continuo, l’adeguata preparazione e le norme di sicurezza fornite alla popolazione possono servire a diminuire i rischi di coloro che vivono all’ombra di un gigante addormentato.

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