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oDiabolik 09/08/2018 ore 06:20 Quota

Emozionato Perdersi nella natura: i labirinti di mais

Nate negli Stati Uniti, da qualche anno queste attrazioni turistiche sono arrivate anche in Italia.
Tra le pareti vegetali, alte oltre due metri, si possono organizzare giochi e cacce al tesoro.
E a fine estate il mais viene raccolto e venduto.

di Federico Formica




Una foto aerea del labirinto di Hort a Senigallia (Ancona). Fotografia di Andrea Morico

Nella campagna di Senigallia, su un terreno che papa Pio IX donò alla città, c’è un campo di granturco. A prima vista è identico a tutti gli altri, ma basta addentrarsi per pochi metri per capire che non lo è. Quello marchigiano è uno dei pochi labirinti di mais in Italia. E per apprezzarne la complessità bisogna guardarlo dall’alto. Curve e linee rette tra le 60.000 piante di mais alte oltre due metri disegnano le prime sei note dell’overture della Gazza Ladra, la mela trafitta da Guglielmo Tell e una chiave di violino: quest’anno è dedicato al compositore pesarese Gioachino Rossini per i 150 anni dalla sua morte.




Il labirinto del Castello di Piovera, in Piemonte.
Fotografia di Jonathan Vitali


Quello di Hort, così si chiama la società nata nel 2011 come spin-off dell’università Politecnica delle Marche e indipendente dal 2015, è uno dei cinque labirinti di mais del nostro Paese. Si estende per sei ettari su un terreno dell’Opera Pia Mastai Ferretti, proprietaria di circa 1000 ettari nei dintorni della cittadina a pochi chilometri da Ancona. Fu lo stesso papa Pio IX ad acquistarli nel 1851.




Il disegno centrale del labirinto della fattoria didattica La Selce, di Bagnaria Arsa (Udine)

La patria dei labirinti di mais - ma li chiamano anche labirinti effimeri perché durano il tempo di un’estate - sono gli Stati Uniti. Non sorprende, visto che si tratta del maggior produttore al mondo di granturco. Ce ne sono circa 500 e in questi anni sono nate società - la più importante è The Maize - che li progettano e li consegnano chiavi in mano alle aziende agricole proprietarie dei campi. C’è chi ama perdercisi semplicemente per fare una passeggiata diversa. Ma questi immensi dedali si prestano a diversi giochi: scappare da zombie o assassini armati di motosega in notti horror con personaggi in maschera, scoprire tesori nascosti dopo aver risolto enigmi e indovinelli, imparare qualcosa sul territorio e sulla natura in percorsi didattici per grandi e piccoli.




Il labirinto Dedalo di Cervia.
Fotografia di Marco Cottignoli


Il primo in Italia è stato fatto ad Alfonsine, in provincia di Ravenna, dieci anni fa. Quest’anno misura sette ettari per nove chilometri di percorso a piedi. È gestito dall’azienda agricola Galassi Carlo, che per il disegno si affida all’artista Luigi Berardi. Quest’anno il gioco consiste nel trovare le tre meridiane disperse tra i mille viali verdi, “molti però vengono solo per farsi una passeggiata, anche perché quest’anno il gioco è davvero difficile” scherza Francesco, il figlio del titolare. Quello di Alfonsine è un labirinto dinamico: al suo interno ci si imbatte in diverse porte, che si aprono o si chiudono determinando percorsi ogni volta differenti.




Quest’anno il labirinto di Hort è dedicato a Gioachino Rossini, il compositore pesarese morto 150 anni fa.
Fotografia di Federico Formica


La costa adriatica sembra ispirare i creatori di paesaggi naturali perché a pochi chilometri di distanza, a Cervia, ce n’è un altro che, quest’anno, si ispira all’anno europeo del patrimonio culturale. Il labirinto Dedalo (vedi foto seguenti), al suo quarto anno, è il più esteso con 10 ettari e quattro percorsi con diverse difficoltà fino a un’ora e mezza di cammino.




Due personaggi in maschera attendono l’arrivo delle famiglie con bambini. Nei labirinti di mais si organizzano molto spesso giornate a tema, cacce al tesoro e altre iniziative.
Fotografia di Federico Formica


A Bagnaria Arsa (Udine) l’azienda agricola con fattoria didattica La Selce ha “disegnato” nel mais tre animali selvatici del territorio - una farfalla, una lepre e un capriolo - in un campo di quattro ettari. “L’idea è quella di promuovere e far conoscere il territorio - spiega Pia Candussio, titolare dell’azienda - lungo il percorso ci sono dei cartelli con una serie di quesiti sugli animali tipici di questa zona. Chi porta a casa almeno 20 risposte vince il premio, che consiste in una nuotata nella nostra piscina di mais”.




Le piante di mais sono disposte per file abbastanza larghe da poterci passare, nel caso in cui non si riesca a trovare l’uscita.
Fotografia di Federico Formica


L’altro labirinto del nord Italia, che si estende per 2 ettari, è quello del Castello di Piovera, in provincia di Alessandria. Il tema di quest’anno è Harry Potter, cui è dedicata tutta l’animazione per bambini e anche la forma del labirinto - un triangolo con dentro un cerchio e un quadrato - ricorda la saga.
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Nate negli Stati Uniti, da qualche anno queste attrazioni turistiche sono arrivate anche in Italia. Tra le pareti vegetali, alte...
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09/08/2018 06:20:33
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oDiabolik
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oDiabolik 09/08/2018 ore 06:20 Quota

(nessuno) Perdersi nella natura: i labirinti di mais



Uno dei viali del labirinto di Senigallia.
Luglio-settembre è il periodo in cui un labirinto di mais può essere fruito a scopi turistici. Prima le piante sono troppo basse e dopo iniziano a seccare: in quel caso il rischio di incendi è troppo elevato.
Fotografia di Federico Formica


“Lo facciamo per il secondo anno, ma il prossimo potrebbe non esserci per una questione di rotazione delle colture. Nel 2016 portammo 65 dinosauri a grandezza naturale nel parco che attirarono 18.000 visitatori” spiega Alessandro Calvi di Bergolo, figlio del titolare dell’azienda agricola che mette a disposizione il terreno, mentre il labirinto è gestito dall’associazione culturale Castel Piovera.




Due pannocchie salutano tutti i visitatori che raggiungono l’uscita del labirinto di Hort, a Senigallia.
Fotografia di Federico Formica


Come si fanno. In Italia quasi tutti i labirinti sono stati realizzati con metodi “artigianali”: si disegna il tracciato a tavolino, poi si semina tutto il campo e, quando i fusti di granturco sono alti 30-40 centimetri si vanno a tagliare le piante con l’aiuto di fettucce, picchetti e cordicelle seguendo il progetto.

Dal 2017 a Senigallia utilizzano il Gps: prima si fanno rilievi in campo e poi si georeferenzia al computer. Con questo metodo si evita di passare ore e ore sul campo e, soprattutto, si possono progettare disegni più complessi perché la precisione delle misure è altissima.




Uno dei dieci paletti disseminati nel labirinto. La loro funzione è quella di aiutare i visitatori a ritrovare l’orientamento.
Fotografia di Federico Formica


Non si butta via niente. La particolarità dei labirinti effimeri è che durano un’estate. Poi spariscono. La semina avviene in primavera ma il periodo migliore per divertirsi in questi dedali inizia a luglio, quando le piante raggiungono la loro altezza massima, e non va oltre la prima settimana di settembre: “Quando le piante iniziano a seccare interrompiamo le attività perché il rischio di incendi è troppo elevato” spiega Jacopo Facchi, di Hort.




Anche nei campi di mais sono state pensate le uscite di emergenza, da imboccare in caso di pericolo o di smarrimento.
Fotografia di Federico Formica


Sono delle vere e proprie attrazioni turistiche, ma non c’è nulla di artefatto. Questi campi di mais, dopo aver ospitato migliaia di persone, svolgono la stessa funzione di tutti gli altri: alla fine vengono trebbiati, il mais viene raccolto e venduto o direttamente o attraverso consorzi e trasformatori. “Abbiamo notato che grazie agli stradelli, che alla fine non occupano più del 10% del campo, la qualità del raccolto migliora perché le piante sono molto più arieggiate. Noi raccogliamo 100 quintali a ettaro” dice Mattia Missiroli, architetto e ideatore del labirinto di Cervia.




Le famiglie sono il principale target di queste attrazioni turistiche. Ma vengono anche molti giovani, soprattutto per le serate horror. Nel dedalo di Senigallia, l’anno scorso, sono arrivate circa 20.000 persone, a Cervia circa 15.000.
Fotografia di Federico Formica


Perdersi e ritrovarsi. C’è qualcosa di affascinante, ma anche di spaventoso nel labirinto. È il rischio di perdere l’orientamento, di smarrirsi e non avere idea di come uscirne. E in effetti questa è una possibilità concreta. Una mappa è prevista in ogni caso, ma non sempre è sufficiente. A Senigallia ci sono dieci paletti numerati, che si ritrovano anche sulla mappa e consentono di riprendere l’orientamento. Ma si può sempre telefonare per farsi venire a prendere.




Non tutti i campi di mais si prestano a ospitare un labirinto. Devono essere in piano - per poter essere accessibili anche dalle persone diversamente abili - irrigati e vicini a località turistiche, in modo da intercettare più pubblico.
Fotografia di Federico Formica


A Piovera usano un metodo molto simile: cartelli disseminati lungo il labirinto con un numero di telefono da chiamare per ricevere le indicazioni, passo dopo passo.

A tutti i visitatori del labirinto di Alfonsine viene dato un braccialetto sul quale è scritto un numero di telefono da chiamare in caso di emergenza. “A quel punto facciamo alzare un drone e in un attimo riusciamo a capire dov’è. Poi gli forniamo le indicazioni per uscire oppure lo facciamo venire a prendere da un guardiano” spiega ancora Francesco Galassi.




Anche se lo scopo di un labirinto è quello di perdersi per poi ritrovare la strada, sono diversi i visitatori che preferiscono non correre il rischio e consultano la mappa fin dall’inizio. Molti, però, finiscono col perdersi ugualmente.
Fotografia di Federico Formica


In ogni caso, niente panico: le piante di mais sono seminate a file e tra l’una e l’altra c’è sempre abbastanza spazio per passare. Basta procedere sempre nella stessa direzione per trovarsi fuori dal perimetro. “Per chi vuole fare un’esperienza piena il nostro consiglio, però, è quello di mettere la cartina in tasca e perdersi. E solo a quel punto provare a ritrovare la strada” dice Facchi di Hort.

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