Forum - Archeologia

Partecipante
Unasenzameta 03/09/2018 ore 08:33 Quota

(nessuno) Il vetro infrangibile è una “invenzione perduta” dell’Impero Romano?

L’invenzione del vetro, o quantomeno la tecnica del vetro soffiato, è attribuita ai fenici. Da bravi mercanti quali erano, portarono i preziosi e fragili oggetti di questo nuovo materiale in molti altri paesi del Mediterraneo. Quando Roma era ormai un Impero, il vetro non era più così raro, ma veniva anzi utilizzato per oggetti di consumo quotidiano.

Non divenne invece comune il vetro infrangibile, la leggendaria invenzione attribuita ad uno sconosciuto vetraio vissuto ai tempi di Tiberio.

L’imperatore Tiberio



Nonostante le testimonianze degli storici non è mai stata trovata alcuna prova tangibile dell’esistenza di questo tipo di vetro in epoca romana. Tuttavia ne parlano due romani che, anche se contemporanei, più distanti tra loro non potevano essere: Petronio, “arbitro di eleganza” colto e snob, e Plinio il Vecchio, studioso assetato di conoscenza che Italo Calvino definì “protomartire della scienza sperimentale” (morì per osservare da vicino l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.).

Plinio il Vecchio



Nella sua Storia Naturale, Plinio racconta che il vetro flessibile era stato fabbricato da un vetraio romano, mentre regnava Tiberio. L’imperatore, a cui l’artigiano aveva mostrato l’invenzione, non apprezzò affatto il nuovo materiale e fece chiudere il laboratorio. Plinio esprime molti dubbi sulla credibilità della storia, diffusa ma non dimostrata.

Petronio Arbitro



Qualche anno prima Petronio, nel Satyricon, ne aveva parlato in termini ovviamente molto diversi, più “romanzati”. Lo scrittore non cita Tiberio, ma parla genericamente di un imperatore romano, al quale il vetraio chiese un’udienza, proprio per mostrargli la sua invenzione. L’uomo gettò a terra una coppa di vetro, con tutta la sua forza. L’imperatore era sbalordito, e lo rimase ancor di più quando il vetraio raccolse la coppa, mostrando come fosse ancora integra, seppur ammaccata. Poi, con un piccolo martello, l’artigiano ridiede all’oggetto la sua forma originale. Il vetraio si aspettava una ricompensa, sicuro com’era di aver impressionato l’imperatore, che invece chiese se qualcun altro era a conoscenza della tecnica per produrre il vetro flessibile. La risposta negativa del vetraio segnò il suo destino:

condannato a morte, si portò dietro il segreto della sua invenzione, che rischiava, secondo l’imperatore, di far crollare il valore di metalli preziosi come l’oro e l’argento

Lo storico Dione Cassio, quasi due secoli dopo, torna a parlare di questa invenzione, arricchendo il racconto con altri particolari. Successivamente, nel VI e nel XIII secolo, la storia fu ripresa come veritiera in due trattati sul vetro, a dimostrazione di come una notizia, nata da un pettegolezzo storico non verificato (Petronio), citata, anche se con riserva, in un’enciclopedia tecnica (Plinio), possa finire in una raccolta di ricette specifiche sul vetro (pseudo-Eraclio).

Si potrebbe banalmente commentare che già allora le notizie false giravano con grande facilità, ma sarebbe probabilmente una considerazione superficiale. Perché, tecnicamente, il vetro infrangibile poteva essere prodotto in epoca romana, se l’artigiano si fosse procurato dell’acido borico o del borace, reperibili in natura. Aggiungendo poi alla miscela di vetro una piccola percentuale di ossido borico, un bravo artigiano avrebbe ottenuto del vetro indistruttibile.

Sotto, la Coppa di Licurgo, che cambia colore a seconda del punto di osservazione:



Durante il medioevo, il borace era comunemente importato in Europa dall’Oriente, e niente vieta di pensare che non lo fosse già durante l’impero romano. E comunque sia, nella ben più vicina Maremma toscana, c’erano (come oggi) i soffioni boraciferi che potevano fornire l’occorrente per il vetro flessibile. E’ troppo fantasioso pensare che lo sfortunato vetraio romano si sia casualmente imbattuto negli insoliti cristalli e abbia deciso di unirli all’impasto di vetro, per vederne l’effetto? La domanda è destinata a rimanere senza risposta, ma il vitrum flexile, nonostante la sua improbabile esistenza, resta comunque una “invenzione perduta dei romani”.
Alessia7890
Moderatore
Alessia7890 03/09/2018 ore 15:30 Quota

(nessuno) Il vetro infrangibile è una “invenzione perduta” dell’Impero Romano?

@Unasenzameta :

La coppa di Licurgo è una coppa diatreta di vetro di epoca romana, risalente al IV secolo. La coppa è costruita con vetro dicroico e mostra un colore diverso a seconda del modo in cui la luce passa attraverso di essa: rosso quando illuminata da dietro e verde quando illuminata frontalmente. La coppa di Licurgo è l'unico oggetto romano integro completamente costituito da questo tipo di vetro e quello che maggiormente esibisce l'effetto cangiante. Questo oggetto è stato descritto come "la coppa più spettacolare di quel periodo, opportunamente decorata, che sappiamo essere mai esistita".

La coppa è anche un raro esempio di coppa diatreta romana integra nella quale il vetro è stato accuratamente asportato e scolpito per lasciare solo una "gabbia" decorativa a livello della superficie originale. La maggior parte delle coppe diatrete presentano una gabbia con un motivo geometrico astratto ma in questo caso è presente una composizione con figure che mostra il mitico re Licurgo, che (a seconda della versione) ha cercato di uccidere Ambrosia, una seguace del dio Dioniso (Bacco per i Romani). Ambrosia è stata trasformata in un vitigno che attorcigliandosi intorno al re infuriato lo trattiene, uccidendolo infine. Dioniso e due seguaci sono rappresentati mentre si fanno beffe del re.
SimpatiaBruna
Partecipante
SimpatiaBruna 04/09/2018 ore 11:14 Quota

(nessuno) Il vetro infrangibile è una “invenzione perduta” dell’Impero Romano?

@Unasenzameta :

IL VETRO INFRANGIBILE da Petronio

Ci fu un artigiano che fece una coppa di vetro che non poteva essere distrutta.

Egli, ammesso alla presenza di Cesare, la mostrò all'imperatore, il quale esaltando l'opera lo ringraziò. L'artigiano allora prese all'improvviso la coppa di vetro dalle mani di Cesare e la gettò sul pavimento. L'imperatore vedendo così si stupì molto; ebbene l'artigiano sollevò la coppa da terra e mostrò a Cesare che non si era rotta ma era tanto ammaccata quanto un vaso di bronzo. Quindi estrasse dalla borsa un martelletto e riparò la coppa molto tranquillamente. Dopo che aveva fatto questo, si immaginava di avere il mondo in pugno, soprattutto quando cesare disse: "Forse pensi che un altro artigiano possa fare questo lavoro?" Quando l'inventore negò, Cesare ordinò che egli fosse decapitato, infatti pensava che questa lavorazione avrebbe fatto dell'oro fango.

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