Forum - Archeologia

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oDiabolik 30/05/2018 ore 06:41 Quota

(nessuno) Risalendo il Danubio, sulle orme di Traiano



Donji Milanovac, l’imbarco del traghetto. Sullo sfondo, la sponda rumena del Danubio

Risalire il Danubio verso ovest, lungo la via di Traiano, significa attraversare il parco nazionale di Djerdap e le sue gole, dove i Carpazi e i Balcani collidono: da ovest verso est, Sipska Klisura, Mali Kazan, Veliki Kazan, con le sue pareti a strapiombo che si restringono fino a 150 metri, il punto più stretto di tutto il Danubio; poi Gospodin vir, ove il Danubio tocca la sua massima profondità con 82 metri, e infine Golubac. Acque e gole difficilmente navigabili, nell’antichità, e ancora oggi fino alla costruzione della diga a monte: bisogna fare uno sforzo di immaginazione, ora, guardando il placido scorrere delle acque, per immaginare rapide, gorghi, insidie, vortici e pericoli che soldati, uomini e merci erano costretti ad affrontare quotidianamente. Mi fermo a Donji Milanovac: l’imbarco per il traghetto verso la Romania è chiuso, in attesa dei turisti, mentre un paio di pescatori, birra in mano e secchio del pesce ancora vuoto, mi indicano la via per la kafana, o taverna, dove passerò le prossime due ore.
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La fortezza di Golubac

Bussola sempre ad ovest, ancora cinquanta chilometri per la fortezza di Golubac, ingresso e uscita dalle Porte di ferro. Le prime fonti scritte la attestano nel 1335, presidiata dagli ungheresi: certamente più antica, le indagini archeologiche non hanno chiarito, finora, se esistesse già ai tempi dell’impero romano; fa comunque un certo effetto scorrere l’elenco delle potenze che vi si sono avvicendate, in un turbine pressoché continuo di guerre in questo lembo di confine tra oriente e occidente… turchi, bulgari, ungheresi, serbi e austriaci vi issarono le loro bandiere fino al 1867, anno in cui fu consegnata al Knez (principe) serbo Mihailo Obrenovic III. Possente esempio di architettura bellica medievale, la fortezza di Goluba? è composta da tre gruppi di edifici principali, protetti da 10 torri e due saracinesche, tutti collegati da mura fortificate con profondità variabile dai due ai tre metri. A protezione della fortezza un doppio muro con un fossato, quasi certamente riempito d’acqua mentre era viva la sua funzione difensiva.
Come nel caso di altre fortezze, anche la struttura di Golubac ha subito modificazioni e rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Originariamente contava solo cinque torri, alle quali se ne sono aggiunte altre quattro. Tutte le torri sono di forma quadrangolare, segno che le battaglie venivano combattute con armi bianche. Una volta che le armi da fuoco entrarono in funzione, i turchi, allora in possesso della fortezza, fortificarono le torri occidentali, mentre dopo l’attacco ungherese del 1481 venne aggiunta la decima e ultima torre, completa di cannoniere e gallerie.
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Smederevo, la fortezza sulla Sava

Mi lascio alle spalle le Porte di ferro, in questo tratto non è più possibile seguire il corso del Danubio. Decido di non assecondare il navigatore che consiglia la via più breve; meravigliose e arcaiche strade secondarie, traballanti ponti di legno e paesaggi disegnati solo da pietra, terra e cielo mi portano a Smederevo, l’antica Semendria, sorta sulla rotta che andava da Singidunum a Viminacium.

Le prime testimonianze storiche di Smederevo risalgono al 1019. La sua importanza cresce in tutto il medioevo fino a quando nel 1427 diviene, per un breve periodo, la nuova capitale dello stato serbo. Il despota Stefan Lazarevi? è schiacciato dai turchi a sud e dagli ungheresi a nord, ma riesce comunque a resistere; non così il suo successore, Djurad Brancovi?, che deve cedere Belgrado al Regno di Ungheria. Bisogna dotare immediatamente la nuova capitale di una poderosa fortezza. In poco più di un anno viene terminato l’ultimo capolavoro dell’architettura serba del periodo, una delle maggiori fortezze medievali d’Europa. Il castello, di forma triangolare, ha un perimetro di oltre un chilometro e mezzo, venticinque grandi torri con cinque porte, due bastioni e un profondo fossato. Le mura del mastio a nord hanno una profondità di circa cinque metri.
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Smederevo, le torri della fortezza

Oggi, tra chioschi di birra, spettacoli musicali e artisti improvvisati è facile trovare gli abitanti di Smederevo che passeggiano all’interno della fortezza tra chiacchiere e risate, ma la sua costruzione è costata un tributo immane in termini di vite umane, e molte sono le leggende che l’hanno accompagnata fino ad oggi: da quella secondo la quale i contadini, maestranze improvvisate, furono costretti a fornire migliaia di uova da mescolare nel mortaio per fissare ancor più saldamente le pietre della fortificazione, a quella che riguarda il leggendario tesoro della crudelissima moglie di Djurad Brancovic, Jerina prokleta, la Maledetta, che si dice ancora sepolto qui, da qualche parte. Io non l’ho trovato, ma uscendo da qui mi pare quasi che le poderose torri, giunte fino a noi nonostante le profonde crepe e i segni del tempo e delle guerre, vogliano indicare qualcosa al di là del fiume, inclinate come sono verso il Danubio, come a volercisi tuffare.
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Sirmium, il palazzo imperiale

Da Smederevo gli ultimi 140 chilometri mi portano a Sremska Mitrovica, l’antica Sirmium, capitale dell’Illirico occidentale, adagiata sulla Sava, uno dei maggiori affluenti del Danubio. L’insediamento esisteva prima della conquista romana della Pannonia, quando questa era abitata dalle comunità native degli Amantines e dei Sirmiensis, da cui prende poi il nome la città. La sua storia inizia già al tempo dei Flavi (I sec. a.C. – I sec. d.C.) e termina con la conquista da parte degli Avari nel 582.
Al centro della provincia della Pannonia Secunda, dopo la riforma di Diocleziano (dopo il 293) diventa una delle principali città dell’impero romano. Sono sopravvissuti alle distruzioni altomedievali numerosi edifici, fra cui i resti del complesso del palazzo imperiale, del quartiere artigianale e commerciale e la villa urbana all’interno del centro storico della città moderna.
Sirmium era il centro della diocesi e il luogo dove morirono molti martiri cristiani, il cui culto si è mantenuto in parte nel periodo medievale. I resti del luogo di culto giunti fino a noi risalgono alla prima metà del V secolo; la basilica era dedicata a San Demetrio, il più celebre santo di Sirmium e il protettore della città di Sremska Mitrovica.
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Mostra “Tesori e imperatori. Lo splendore della Serbia romana” ad Aquileia.

Nella foto: da sinistra a destra testa in bronzo del padre di Traiano, testa in marmo dell’imperatore Albino, testa in bronzo dell’imperatore Macrino e testa in marmo dell’imperatore Caro.


Sto ripercorrendo l’antica strada romana che collegava il Mar Nero alla penisola italiana, attraverso le odierne Serbia, Croazia e Slovenia. Da Viminacium a Smederevo, da Sirmium a Emona, l’attuale Lubiana. E allora, prossima tappa non può che essere Aquileia, dove fino al 3 giugno la mostra “Tesori e imperatori. Lo splendore della Serbia romana”, organizzata dalla Fondazione Aquileia, ci fa ripercorrere seicento anni di storia in un lungo viaggio sulle tracce dell’impero romano, dalla sua espansione al suo crepuscolo, quando il limes non regge più all’invasione dei barbari, in particolare gli Unni, gli stessi che, guidati da Attila, metteranno a ferro e fuoco anche Aquileia.

Proprio al Danubio – non poteva essere altrimenti - è dedicata la prima sala della mostra, che ne rievoca gli scenari grazie a un’installazione multimediale di suoni e immagini. L’allestimento si sviluppa poi attraverso sessantadue eccezionali reperti provenienti dal Museo Nazionale di Belgrado, dal Museo Nazionale di Zajear e di Niš e dai Musei di Požarevac, Novi Sad, Sremska Mitrovica e Negotin, oltre a un calco storico della Colonna Traiana (1861) prestato dal Museo della Civiltà Romana.
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Tre elmi da parata in mostra ad Aquileia

I reperti in mostra ad Aquileia ci raccontano un territorio in cui nacquero ben 17 o 18 Imperatori, da Ostiliano a Costanzo III, passando attraverso Costantino il Grande. Alcuni manufatti sono da annoverare tra le più significative creazioni artigianali o artistiche dell’epoca: i tre elmi da parata ci restituiscono tutto il solenne cerimoniale dell’esercito romano; in particolare l’elmo ritrovato a Berkasovo (in primo piano nella foto), dorato e tempestato di elementi in pasta vitrea multicolore a imitazione delle pietre dure, è un vero e proprio capolavoro di artigianato artistico. La stessa magnificenza si ritrova nelle eccezionali maschere da parata in bronzo rinvenute lungo la mai tranquilla frontiera.
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oDiabolik 30/05/2018 ore 06:42 Quota

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Tramonto sul Danubio alle Porte di ferro

Ripasso dalla prima sala. L’installazione multimediale mi rimanda alle Porte di ferro, 983 chilometri a oriente. Risento lo sciabordio delle onde, il profumo del burek; rivedo Sorin, la sua barca, Traiano e Decebalo. Esco, sapendo già che il Danubio mi aspetta, presto, di nuovo.
A.metysta
Partecipante
A.metysta 30/05/2018 ore 09:41 Quota

(nessuno) Risalendo il Danubio, sulle orme di Traiano

@oDiabolik :



Quando il treno passa sul Danubio, nelle vicinanze dalla citta' di Drobeta-Turnu Severin, e' impossibile che il viaggiatore non veda le rovine del ponte costruito sul Danubio da Apolodor di Damasco.

L'edificazione fu iniziata al comando dell''imperatore Traiano nel 103 ed e' una delle piu' magnifiche costruzioni romane, realizzata per facilitare il passaggio dell'esercito romano nella seconda guerra per la conquista della Dacia, che era guidata all'epoca da re Decebalo.

Il ponte era lungo 1135 metri e univa il castro Pontes (ora in Serbia), col castro di Drobeta (Romania). Era alto di 18 metri, largo di 12 ed alle estremita' furono costruiti archi trionfali e porte monumentali per mostrare la forza dell'Impero Romano.

Una leggenda popolare racconta in altro modo la ragione della costruzione del ponte.
Si dice che l'imperatore Traiano aveva solo una sorella. Ma era bellissima...
Cosi' bella che l'imperatore s'innamoro'. Quando la ragazza si accorse dei sentimenti di suo fratello, non accetto' di essere la sua fidanzata, dicendo al re che non si era mai visto un peccato piu' grave.

Lui insistette, ma lei scelse di evadere. Cerco' di andare qua e la', in paesi stranieri, ma il re la trovava sempre, ovunque si fosse nascosta.
Quando vide che non poteva sfuggire a suo fratello, penso' di chiedergli cose che fossero sopra il potere umano e spingerlo in questo modo a rinunciare all'amore per lei. Cosi' disse:

-Se mi vuoi come fidanzata fammi un ponte sul Danubio!

-Bene, lo faccio, rispose il re.

E Traiano porto' i piu' famosi artigiani che costruirono un ponte molto bello, cosi' forte, che fino ad oggi sono rimasti i suoi pilastri. Si intravedono da Turnu-Severin.
Quando la ragazza vide il ponte, si stupi' e domando' a suo fratello:

-Hai fatto il ponte?

-L'ho fatto. Ti piace?

-Molto. Andiamo entrambi sul ponte!

-Andiamo! E se ne andarono entrambi sul nuovo ponte.

Ma proprio quando arrivarono in un punto dove il Danubio era piu' turbolento, d'un tratto, Traiano vide la ragazza scappare dalla sua mano e gettarsi nel Danubio. Chiamo' i suoi accoliti e i soldati e comando' di cercarla...
Anzi! Si getto' anche lui per salvarla. Ma la ragazza non si trovava...
Come se anche la terra l'avesse inghiottita, non solo le onde.
Solo dopo tre giorni ripescarono il suo corpo dal Danubio.


(www.imperialtransilvania.com)


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