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oDiabolik 30/05/2018 ore 06:40 Quota

Emozionato Risalendo il Danubio, sulle orme di Traiano

In viaggio tra Serbia e Romania, l'antica Dacia, sulle tracce della presenza romana e dell'imperatore oggi celebrato da due mostre a Roma ed Aquileia.

testi e fotografie di Gianluca Baronchelli




Il Danubio alle Porte di ferro

La colazione va fatta seguendo usi e costumi locali. Dunque, burek meso (una pasta sfoglia sottilissima, calda e profumata, la yufka, con ripieno di carne mista) e kiselo mleko, un corroborante latte acido salato. Profumo di Balcani e di Danubio, all’alba, sulle tracce dell’imperatore Traiano seguendo per un piccolissimo tratto le orme di Patrick Leigh Fermor, che nel 1933 lascia Londra per raggiungere a piedi, nel 1935, Costantinopoli...

Io invece parcheggio vicino a una Moskvich 1500 verde pisello, molto più a suo agio della mia Citroën sull’erba della riva. Davanti a me il Danubio è placido, di un blu freddo, polveroso e scarico. Segna, oggi come duemila anni fa, un confine.

Oggi tra Serbia e Romania, allora era il limes dell’impero romano, che nel periodo della sua massima espansione arrivava alla Tracia (Bulgaria sud-orientale, Grecia nord-orientale, Turchia europea) e alla Dacia. Confine, certamente, ma anche importantissima via di scambio per merci, idee, culture e influenze. Archiviato il burek è l’ora di partire per ripercorrere un tratto di strada, e di storia, in compagnia di Traiano e Decebalo; il primo, geniale imperatore romano, il secondo, suo fiero antagonista e ultimo sovrano dei Daci.
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30/05/2018 06:40:05
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Il fiume e l'impero

Alla morte di Domiziano, 96 d.C., il Regno della Dacia continua a rappresentare un pericolo per le province romane lungo il medio e basso corso del Danubio. Traiano, che regnerà tra il 98 e il 117, pianifica con cura una campagna bellica che immagina risolutiva contro il re Decebalo. Prima di portare l'attacco al cuore della Dacia, l'imperatore si preoccupa di rinforzare il sistema di difesa sul confine: restaura le fortezze esistenti e ne costruisce di nuove, come nel caso di Lederata, Pincum, Cuppae, oltre ai forti di Boljetin, Diana e Aquae.
Sa, soprattutto, che non si può prescindere da un agile e sicuro sistema di comunicazione, dunque rinnova e amplia la strada che correva lungo il Danubio, la cui costruzione era già stata intrapresa sotto l'imperatore Tiberio (14-37).
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La Tabula Traiana

Il rifacimento o la realizzazione del tratto che attraversa le Porte di ferro, la stretta e tortuosa gola nella quale il Danubio si insinua tra i Carpazi meridionali e i monti Balcani, è attestato dall'iscrizione della gigantesca Tabula Traiana, realizzata nel l00.
Ne avverto quasi la presenza, una trentina di metri sotto di me, alla base del dirupo dal quale provo ad affacciarmi. Non si vede, non si può vedere, nascosta dal dislivello e dalla vegetazione. Per raggiungerla devo attraversare il confine, risalire il corso del Danubio per una trentina di chilometri e cercare un imbarco a Eselnita, in Romania.
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In navigazione lungo il Danubio

Ad Eselnita mi attende Sorin con la sua barca da pesca: la navigazione è tranquilla, parole e onde scorrono lente e in venti minuti siamo davanti alla Tabula Traiana.
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La Tabula Traiana presso le Porte di ferro a Djerdap

«L'imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto, figlio del divo Nerva, vincitore dei Germani, Pontefice Massimo, quattro volte investito della potestà tribunizia, Padre della Patria, Console per la terza volta, scavando montagne e sollevando travi di legno questa strada ricostruì».
Il testo è inciso, a imperitura memoria, mentre con la vernice bianca sono scarabocchiati amori contemporanei che gli autori dei graffiti sperano immortali…
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L’imponente ritratto del re Decebalo, sulla sponda rumena del Danubio

Per quasi duemila anni la Tabula ha scrutato la riva opposta del Danubio, vedendo solo l’avvicendarsi di generazioni di pescatori e piene del fiume, in attesa del ritorno di Decebalo. Fino al 2004, quando è stata inaugurata la gigantesca effige del vecchio re, scolpita nella roccia, proprio dirimpetto alla stele -quasi a beffarda e tardiva vendetta - nella ragguardevole misura di quaranta metri, per l’altrettanto ragguardevole cifra di oltre un milione di dollari, voluta e in gran parte finanziata da Iosif Constantin Dragan, imprenditore e accademico rumeno. Decebalus rex – Dragan fecit, recita la scritta alla base.
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La diga e le centrali idroelettriche alle Porte di ferro

Negli anni Sessanta del secolo scorso l'intero blocco di roccia della Tabula Traiana è stato sollevato di quasi 50 metri per salvarlo dall'innalzamento delle acque dovuto alla realizzazione della diga di Djerdap e delle due colossali centrali idroelettriche.
La Tabula dunque c’è ancora, ma stessa attenzione non è stato possibile riservare all’isola di Ada Kaleh, proprio davanti alla diga. Enclave turca, conosciuta sin dall’antichità, è stata sommersa nel 1970 insieme alle rovine della sua fortezza, alla sua moschea e al suo dedalo di vicoli, stradine e caffè. Effetti collaterali, non li chiamano così?
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Parte del pilone in pietra del ponte di Traiano (103-105 d.C.)

Nella prima campagna militare contro i Daci (101-102) Traiano sconfigge Decebalo ma la capitale, Sarmizegetusa, è salva, e il regno dei Daci non capitola. Era chiaro a tutti, però, che la pace non poteva essere che un breve armistizio.

Traiano usa la provvisoria tregua per rafforzare il limes danubiano e preparare la seconda campagna.
L'iniziativa più importante è la costruzione di un ponte sul Danubio, che colleghi la fortezza di Pontes in Mesia Superiore con quella di Drobeta in Dacia rendendo più agevole l'ingresso nel territorio nemico.

Le fondazioni del ponte, progettato dall'architetto Apollodoro di Damasco, lo stesso che realizzò a Roma lo splendido complesso del foro di Traiano, consistevano di ben venti piloni, sui quali poggiava una struttura di legno, stando alla bellissima raffigurazione sulla Colonna Traiana e alle immagini sulle monete dell’epoca.

Capolavoro dell’architettura romana, e ponte più esteso dell’antichità, misurava circa 1.135 metri in un punto in cui il Danubio era largo 800 metri. Parte di uno dei piloni è ancor oggi visibile, a Kostol, corrispondente proprio al sito di Pontes. Solamente quattordici chilometri lo separano dalle Porte di Ferro, la luce e l’aria tersa lo fanno assomigliare a una sentinella, ancora in pieno controllo della riva e del fiume.
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Le mura esterne della fortezza di Diana

Con la vittoria su Decebalo nel 106 e la creazione della provincia della Dacia ha inizio un periodo di pace per i territori lungo il confine danubiano e di prosperità per la Mesia Superiore, che si protrae per quasi tutto il regno degli imperatori Antonini. Dopo gli Antonini, la situazione precipita nuovamente sul limes danubiano: si costruiscono nuove postazioni, si ripristinano i forti esistenti. È il caso della fortezza di Diana, a metà strada tra il ponte di Traiano e le Porte di ferro. Colpisce, oggi, la pace che si respira visitando il sito, il silenzio rotto solo da qualche stormo di uccelli: nessun turista, un vigilante discreto a qualche centinaio di metri… poche spiegazioni, nessun pannello segnaletico lasciano viva la suggestione che, da un momento all’altro, possa apparire qualche legionario della V Macedonica, VII Claudia, IIII Flavia, XIII Gemina.
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La fortezza di Diana

Costantemente occupata e utilizzata come presidio militare per 600 anni in epoca romana, tardoromana e bizantina, più volte danneggiata e ricostruita, la fortezza si estende su una superficie di oltre tre ettari. Era circondata da un importante insediamento e da una necropoli; sistematiche indagini archeologiche hanno permesso l’individuazione, oltre che dei possenti bastioni in pietra ottimamente conservati e delle quattro porte poste sui lati della fortezza (praetoria, decumana, principalis sinistra e dextra), delle strade principali, degli horrea, di un certo numero di forni, officine, servizi igienici, un bagno e vari edifici pubblici, oltre a una cripta sotterranea, destinata a tempio cristiano nella sua ultima fase.

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