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oDiabolik 06/01/2019 ore 02:25 Quota

Sorpreso Vita segreta degli storni

Questi uccelli che popolano i cieli e i parchi delle nostre città sono considerati un flagello per l'uomo, ma si tratta di una specie di straordinario successo.

di Alessandro Montemaggiori - fotografie di Sergio Pitamitz e Joe Petersburger




In questa fotografia: oltre 5 milioni di storni, secondo i ricercatori dell'università di Bari, hanno formato lo scorso anno il più grande "dormitorio" mai documentato tra i canneti di Torre Guaceto (BR).

È la sera di un'uggiosa giornata di dicembre e il cielo sopra piazzale del Verano, il cimitero monumentale di Roma, è scuro per i nuvoloni e il buio imminente.

All'improvviso 10-15 uccelli neri poco più grandi di un passero sfrecciano rapidi tra le alberature basse dei viali adiacenti e vanno ad appollaiarsi sui cedri e i maestosi pini domestici che adornano la piazza.

È solo l'inizio, un'avvisaglia di quello che sta per succedere. I piccoli stormi diventano sempre più numerosi, sugli alberi il vociare degli uccelli comincia a farsi udibile e di colpo il cielo prende vita, l'aria si riempie di frulli d'ala e versi acuti che sovrastano persino il rumore del traffico. Migliaia, anzi decine di migliaia di storni stanno facendo ritorno a casa tutti insieme, dopo aver passato la giornata nelle campagne intorno alla città in cerca di cibo.

Come gocce d'inchiostro in un bicchier d'acqua gli stormi si espandono nell'aria, si mescolano, fluttuano, si dissolvono e si compattano in frazioni di secondo all'arrivo dei falchi pellegrini, che insieme agli immancabili gabbiani reali non resistono all'attrattiva di una simile concentrazione di potenziali prede.

È uno spettacolo straordinario; anche lo smaliziato edicolante all'angolo o il guidatore bloccato nel traffico non possono fare a meno di alzare gli occhi al cielo. E ogni sera, da ottobre a marzo, si replica. La città di Roma infatti ospita da oltre un secolo fino a un milione di uccelli provenienti dall'Europa centro-orientale che l'hanno eletta luogo di svernamento ideale.




In questa fotografia: una mora di gelso è un boccone speciale per un giovane storno, abituato a mangiare invertebrati. I genitori quando arrivano al nido girano la testa per non ferire la prole col becco affilato.

Ma chi è l'attore di questi affollatissimi caroselli serali che vanno in scena anche a Milano, Firenze, Bari e molte altre città italiane? Venti centimetri di lunghezza per 80 grammi di peso, piumaggio iridescente color petrolio che d'inverno si impreziosisce di puntini bianchi, zampe robuste, 2,5 centimetri di becco e un paio d'ali lunghe e appuntite: ecco l'identikit dello storno comune (Sturnus vulgaris).

A ciò vanno aggiunte straordinarie capacità di adattamento, caratteristiche fisiologiche uniche e un comportamento decisamente sociale che hanno consentito a questa specie di instaurare con l'uomo un rapporto di convivenza molto stretto ma spesso conflittuale.

Originario dell'Asia orientale come gran parte delle 123 specie di sturnidi del mondo, nel corso dei secoli lo storno comune è riuscito ad ampliare molto il suo areale di distribuzione diffondendosi, oltre che in buona parte dell'Asia, anche nella Penisola Arabica, in tutta l'Europa e nel bacino del Mediterraneo.

I motivi di questa espansione vanno ricercati in parte nel progressivo miglioramento climatico che ha interessato l'emisfero boreale negli ultimi millenni e in parte nei cambiamenti ecologici dovuti all'uomo che, sottraendo alle foreste enormi porzioni di territorio per far posto a campi e pascoli, ha creato un ambiente ottimale e una disponibilità illimitata di cibo per un uccello particolarmente adattato a vivere su terreni scoperti e poco alberati.

Le ali triangolari sono infatti perfette per volare in aree aperte, le zampe robuste gli consentono di camminare sul terreno scoperto e il becco eclettico e poco specializzato gli permette di nutrirsi di un po' di tutto.

La colonizzazione di nuovi territori da parte della specie è avvenuta comunque in maniera discontinua nel tempo. Le popolazioni europee di storno hanno infatti subito alterne vicende di calo demografico e successivo incremento nel corso dei secoli. Attualmente la specie sembra in fase di forte espansione al margine meridionale del suo areale (Francia e Italia in primo luogo), mentre è in sensibile calo nell'Europa centrale e settentrionale.




In questa fotografia.

Ai lati: animali fortemente gregari, gli storni sono noti per le loro spettacolari evoluzioni aeree sopra i loro dormitori (qui nei cieli di Torre Guaceto, in Puglia), mirate soprattutto a confondere i loro predatori, falchi pellegrini e altri uccelli rapaci.

Al centro: pur essendo ancora ciechi e nudi, quattro pulcini di pochi giorni spalancano istintivamente il becco appena sentono il rumore dei genitori in arrivo con l'imbeccata. In genere lo storno depone 4-5 uova azzurrognole, sei al massimo, ma non sempre tutte si schiudono.


Un aiuto diretto alla diffusione dello storno anche al di fuori del suo areale originario è stato poi fornito dall'uomo, che l'ha introdotto per fini ornamentali in America del Nord, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica, dove la specie si è diffusa immediatamente.

Negli Stati Uniti i 100 individui liberati a New York un mattino di marzo del 1890 sono diventati oggi circa 200 milioni! Non deve dunque sorprendere che questo piccolo uccello sia diventato una delle specie più comuni e diffuse del mondo, presente su oltre un terzo delle terre emerse del pianeta! Le popolazioni europee più settentrionali di storno migrano d'inverno, dopo aver sfruttato le brevi ma intense estati boreali; quelle meridionali invece sono stanziali.

In questa specie il comportamento migratorio risulta molto flessibile, così gli animali abbandonano i territori di nidificazione soltanto se costretti dal clima o dall'impossibilità di trovare cibo, risparmiando in tal modo molte energie e minimizzando i naturali tassi di mortalità dovuti agli spostamenti.

Le zone di svernamento delle popolazioni migratrici europee corrispondono al bacino del Mediterraneo: l'Italia, il Sud della Francia, la Spagna e la Tunisia sono le aree che maggiormente risentono delle invasioni invernali, che si vanno ad aggiungere al già consistente numero di animali stanziali non migratori (questi ultimi dell'ordine di 800 mila-2 milioni di coppie solo in Italia).

Raramente, inoltre, i migratori si mostrano fedeli alla stessa area di svernamento, e questo permette loro di ampliare ulteriormente i propri confini territoriali, consentendo la rapida colonizzazione di nuove aree.

Altamente sociali , soprattutto d'inverno, la sera gli storni si riuniscono a centinaia di migliaia nei canneti e sulle alberature delle città per dormire. Lo scorso anno i canneti di Torre Guaceto, in provincia di Brindisi, sono stati presi d'assalto da una moltitudine di uccelli incredibile. Alcune stime parlano di 5 milioni di individui: uno dei dormitori più grandi di sempre! Essere in tanti paga, da molti punti di vista.




In questa fotografia: al cimitero del Verano di Roma un monumento sembra accogliere a braccia aperte le migliaia di storni che ogni inverno invadono la città in cerca di calore e protezione.

In tanti si minimizza, per esempio, il rischio di essere predati e ci si difende meglio: la "palla" di storni che insegue e scaccia il falco pellegrino non è uno spettacolo inconsueto sopra i dormitori. Anche il colore aiuta. Molte specie di uccelli sociali hanno il piumaggio nero: è un segnale per i predatori, che indica animali particolarmente difficili da catturare (i corvidi sono neri).

Al contempo l'iridescenza delle penne, anch'esso carattere comune a molte specie gregarie, permette una migliore e più rapida sincronizzazione dei movimenti. L'immediata diversa incidenza della luce sulle ali al cambio di direzione nel volo si traduce infatti, grazie allo stretto contatto visivo tra gli individui, in rapidi movimenti di tutto lo stormo, proprio come succede ai banchi di sardine all'arrivo di un tonno.

Vivere in gruppo aiuta anche ad alimentarsi in maniera più efficiente: nelle aree di pascolo ci sono sempre alcuni individui che, a turno, fanno la sentinella, pronti a dare l'allarme al minimo segnale di pericolo. Inoltre si è ipotizzato persino che durante gli assembramenti notturni gli storni riescano in qualche modo a scambiarsi informazioni sulle zone di alimentazione migliori.

Un altro aspetto che ha reso lo storno un animale di successo è la dieta, nonché il modo in cui si procura il cibo.

Praticamente onnivoro, in primavera si nutre di insetti, altri invertebrati e talvolta piccole lucertole o anfibi, mentre nel resto dell'anno cerca frutta, semi, mangime per il bestiame, funghi e altro.

Una dieta così varia prevede specifici adattamenti di tipo fisiologico: l'apparato digerente degli storni è più lungo durante l'inverno, quando il cibo di origine vegetale richiede tempi di permanenza più lunghi nell'intestino per essere assimilato.

Il comportamento alimentare della specie contempla una tecnica unica nel mondo degli uccelli e molto efficiente. Lo storno spinge il becco nel suolo, tra le foglie o tra le radici dell'erba, e lo apre ottenendo una sorta di foro.




In questa fotografia: operatori del Comune di Roma rimuovono la massa di guano depositata dagli storni su strade, tombe e monumenti funerari del cimitero monumentale del Verano.

Mentre il becco si apre, gli occhi ruotano in avanti consentendogli una visione binoculare della zona scoperta. Ciò è possibile grazie alla particolare muscolatura del becco e alla conformazione del cranio, che fa sì che lo storno non debba inclinare la testa di lato per vedere a terra, come fanno gli altri uccelli, dando modo alle eventuali prede di fuggire o di nascondersi. In ogni momento comunque gli occhi possono spostarsi all'indietro, permettendo all'animale di tenere sempre sotto controllo la situazione circostante. La grande capacità adattativa dello storno si esplica anche nel delicato momento della riproduzione.

Diversamente dagli altri sturnidi più primitivi, la specie nidifica infatti all'interno di buchi e cavità, siano essi naturali o artificiali, una caratteristica molto importante dal punto di vista evolutivo che permette di avere una produzione di prole più elevata rispetto a quella di chi nidifica all'aperto, maggiormente esposto alla predazione e ai fattori climatici.

Il sito per la deposizione può essere il sottotegola di un tetto, un vecchio nido scavato da un picchio, un comignolo, persino la tana di un topo nel terreno quando non c'è di meglio. E se la cavità scelta è occupata da altre specie lo storno non esita a cacciarle via, mostrando un'aggressività che in America del Nord e in Australia sta mettendo in pericolo alcune specie autoctone, impedendone la riproduzione.

È il maschio che sceglie il sito e comincia a imbottirlo di materiale vegetale, ancor prima di aver conquistato una femmina.

Per invogliarla all'accoppiamento mette in mostra le penne lucenti della gola e delle ali e canta tutto il giorno.

Di solito i maschi più abili sono quelli con un canto più elaborato, i più anziani ed esperti, nel cui repertorio compaiono fischi, versi gracchianti e anche imitazioni del canto di altri uccelli o di suoni vari, tra i quali è stato registrato persino il rumore di un trattore o lo squillo di una nota marca di cellulari. In alcuni casi, una volta irretita la compagna il partner la invoglia a entrare nel nido offrendole, in un gesto di inaspettata galanteria, un fiore con il becco sulla "porta" di casa.

Le uova, in media cinque a covata, sono azzurrognole, senza le tipiche macchiettature mimetiche presenti nelle covate delle specie che nidificano all'aperto (un bel risparmio, dal punto di vista metabolico). Nelle regioni meridionali vengono portate avanti due covate l'anno, e i piccoli abbandonano il nido dopo appena una ventina di giorni.




In questa fotografia: la collina del Pincetto custodisce le tombe più antiche del cimitero monumentale del Verano a Roma, luogo che lo scorso anno gli storni hanno eletto a dormitorio principale della capitale.

Generalmente i pulcini degli uccelli che nidificano in cavità vengono attaccati da pulci e acari, che sincronizzano il loro ritmo biologico svernando nei nidi in attesa di nuovi ospiti in primavera, e ciò può rappresentare un fattore critico di mortalità o malattia nelle nidiate.

Per risolvere il problema lo storno usa veri e propri antiparassitari naturali, imbottendo il nido con foglie fresche di piante insetticide.

Durante l'allevamento della prole entrambi i genitori si occupano dei piccoli, che nutrono ogni poche ore selezionando con cura le prede più soffici e nutrienti, come ragni e larve.

Grazie a queste cure il tasso medio di sopravvivenza dei pulcini è molto alto, e sebbene nei primi mesi di vita molti giovani storni muoiano per cause naturali le popolazioni riescono comunque sempre a incrementare i propri contingenti.

Quello appena delineato è il ritratto di una specie vincente da tutti i punti di vista. Ma il successo evolutivo dello storno ha creato e sta creando non pochi problemi.

In alcune regioni gli storni vengono considerati un vero flagello, a causa dei gravi danni che possono arrecare alle coltivazioni. In Europa centrale il raccolto di alcuni frutti, come le ciliegie, può essere depredato al 90 per cento dagli storni, mentre negli Stati Uniti ogni anno i danni all'agricoltura causati da questa specie ammontano a 800 milioni di dollari.

A ciò va aggiunto il rischio di collisione con gli aeroplani, con potenziali conseguenze catastrofiche.

È accaduto a Boston nel 1960, quando 62 persone hanno perso la vita nello schianto di un aereo colpito da 20 mila storni, o a Roma Ciampino, dove nel 2008 è andato distrutto un Boeing 737, fortunatamente senza feriti, in seguito all'impatto con "appena" 150 storni in fase di atterraggio.

Ecco perché lo storno è stato combattuto negli ultimi decenni con metodi assimilabili a quelli del peggior campo di concentramento: gas tossici, stermini di massa con la dinamite, napalm, veleni specifici sia letali che mutageni, ecc. Le aree urbane non sono state risparmiate dall'avanzata di questo animale, che negli ultimi 150 anni ha imparato a utilizzarle come luogo di sosta notturna, soprattutto durante la stagione fredda, in quanto maggiormente riparate dal vento e dai predatori, sviluppando un vero e proprio comportamento pendolare tra le campagne, dove si nutre, e le città, dove torna a dormire.




In questa fotografia: migliaia di storni in volo dopo il tramonto sopra la città di Roma si riuniscono per poi spostarsi tutti insieme sugli alberi del cimitero monumentale del Verano, dove passeranno la notte.

Ciò ha creato seri inconvenienti di traffico, di rumore e di tipo sanitario. Tutti i sistemi di eliminazione diretta degli uccelli però non sono riusciti ad aver ragione di questo scomodo coinquilino alato. Nel 2015 gli agenti del governo federale degli Stati Uniti hanno ucciso oltre un milione di storni, ma non hanno ottenuto nulla, per un motivo di carattere ecologico molto semplice.

Lo storno, con una mortalità naturale annua del 50 per cento - in pratica muore ogni anno un uccello su due per cause naturali - e un numero straordinariamente alto di individui, non sembra risentire del tasso di mortalità inflitto dall'uomo, che invece di sommarsi si sostituisce alle cause naturali di morte. Solo nel caso superasse il fatidico 50 per cento di un'intera popolazione potrebbe sperare di ridurne il numero. Gli storni sono semplicemente troppi, e troppo bravi nel riprodursi e sopravvivere.

Oggi si preferisce cercare sistemi di mitigazione e gestione che non contemplino più l'eliminazione diretta, ma l'allontanamento dalle aree più sensibili mediante sistemi incruenti di tipo attivo (specifici richiami d'allarme registrati o sofisticati deterrenti visivi come sagome di rapaci in volo, luci stroboscopiche, ecc.) e passivo (protezione dei raccolti mediante reti, potatura dei dormitori, ecc.).

L'attento utilizzo di tali sistemi sembra aver dato risultati apprezzabili, ma ancora non è stato possibile avere del tutto ragione della specie; dovremo abituarci a convivere con essa, limitandoci a contenerne i danni maggiori.

È oramai buio al Verano, gli ultimi visitatori si affrettano a lasciare il cimitero, soprattutto per il timore di rimanerci chiusi per la notte.

Pioviggina, e sugli alberi, gonfi di storni, è calato il silenzio. All'improvviso da dietro una statua spunta una grande femmina di falco pellegrino. Batte le ali con fatica, è appesantita. Tra gli artigli uno storno penzola inerte. Anche i campioni, a volte, finiscono al tappeto.




In questa fotografia: come ogni mese di ottobre gli storni in migrazione verso sud fanno sosta a Milano sugli alberi di piazza Duca d'Aosta ed effettuano spettacolari evoluzioni aeree sopra la Stazione Centrale.



In questa fotografia: i cavi dell'alta tensione sono un perfetto luogo di aggregazione durante il volo di avvicinamento degli storni dalle aree di alimentazione ai dormitori notturni.
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Questi uccelli che popolano i cieli e i parchi delle nostre città sono considerati un flagello per l'uomo, ma si tratta di una...
Discussione
06/01/2019 02:25:38
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Alessia7890
Moderatore
Alessia7890 06/01/2019 ore 17:59 Quota

(nessuno) Vita segreta degli storni

@oDiabolik :

Lo storno comune (Sturnus vulgaris Linnaeus, 1758) è un uccello passeriforme appartenente alla famiglia Sturnidae, originario dell'Eurasia ma introdotto in tutti i continenti tranne America Meridionale e Antartide.
Bagi2017
Partecipante
Bagi2017 07/01/2019 ore 08:06 Quota

(nessuno) Vita segreta degli storni

@oDiabolik :

Lo storno è un uccello molto gregario e si riunisce in stormi che possono contare diverse centinaia di individui. Dopo aver trascorso l'intera giornata nei campi o nei parchi alla ricerca di cibo, la sera i gruppi di storni si dirigono verso i "dormitori", costituiti da canneti o gruppi di alberi, dove, prima di trascorrere la notte, si contendono chiassosamente le postazioni migliori.
Talvolta gli stormi di questi uccelli vengono attaccati dal falco pellegrino dal quale si difendono con straordinarie evoluzioni di gruppo che disorientano il predatore e che curiosamente ricordano le strategie difensive dei banchi di pesci.

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