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serena1O 13/06/2019 ore 07:28 Quota

(nessuno) La sabbia, il saxaul e il mare fantasma






Lago d’Aral, ecco come sta rinascendo dal deserto




Un tempo era il più grande specchio d’acqua interno del mondo, col tempo è scomparso diventando un deserto. La distruzione del Lago d’Aral è considerata come uno degli scempi più gravi avvenuti per mano dell’uomo, ma forse c’è ancora speranza.

Nella frontiera tra l’Uzbekistan e il Kazakistan un tempo, c’era il lago d’Aral, un lago salato di origine oceanica, il quarto del Pianeta per superficie. Oggi al suo posto c’è un deserto con al centro navi arrugginite.

Come spiega il World Resources Institutes, dal 1960, infatti, si è ridotto del 75% e dei suoi 68mila chilometri quadrati rimangono poco più del 10%.

Tutto il resto dell’acqua è in buona parte prosciugato. Quel paradiso di isole e isolette alimentato da due fiumi, l’Amu Darya e il Syr Darya, in grado di sostentare anche Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Afghanistan, non è più tale.

Decenni di sfruttamento ne hanno ridotto le dimensioni, ma tuttavia qualche speranza esiste ancora. Il governo del Kazakistan, da tempo ha avviato un progetto per salvare la parte occidentale del Lago d’Aral, ovvero quella che attraversa i villaggi.

Nel 2005, è stata costruita una diga che separa le acque a nord del lago dal quelle del sud aumentando contemporaneamente l’affluenza del fiume Syr Darya e i risultati iniziano a vedersi.

Nella regione di Kyzylorda, ad esempio, la pesca si è quintuplicata e la linea costiera è avanzata di 20 chilometri. Certo siamo lontani dagli antichi splendori, ma il ritorno alla pesca commerciale ha creato occupazione e quindi rinascita del territorio.

Una speranza rafforzata dagli alberi di Saxaul.

In un minuscolo villaggio agricolo, Aralkum, vive da sempre Bakhyt Kirbasov, un agricoltore che ha lottato per contenere il deserto per anni. Stanco di vedere le case coperte dalla sabbia delle dune, e non volendo più spostarsi, ha iniziato a piantare alberi di saxaul resistenti alla siccità intorno alla sua casa. Gli alberi si radicano facilmente, formando una barriera per tenere lontane le sabbie.

Lago d’Aral: perché è scomparso?
Ogni anno, la Nasa monitora il Lago d’Aral, mostrando immagini sempre più allarmanti. Perché un lago così grande è quasi scomparso in meno di cinquant’anni? Durante la guerra fredda, per incrementare la produzione di cotone, il regime sovietico attua un progetto di deviazione dei due fiumi che si immettevano nel lago tramite l’uso di canali.

Ma mentre tutta l’acqua serviva per irrigare i campi, senza fiumi che lo alimentavano, il lago d’Aral si è quasi del tutto prosciugato, diventando un deserto di sabbia tossica incorniciato da carcasse di navi









Il terreno è altamente inquinato dai diserbanti e pesticidi che vennero utilizzati nelle piantagioni di cotone e c’è chi ipotizza che la densità di inquinati sia la più alta in assoluto.










D’altronde, il lago d’Aral per tanto tempo non ha avuto emissari, per cui tutte le sostanze tossiche si sono accumulate nella sabbia con conseguenti danni al terreno e agli animali. Ma non solo, l’inquinamento colpisce anche la popolazione perché le polveri sottili sollevate dal vento arrivano in tutta la regione colpendo gli abitanti











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13/06/2019 07:28:25
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IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 13/06/2019 ore 22:42 Quota

(nessuno) La sabbia, il saxaul e il mare fantasma

Il nome deriva dal chirghiso "Aral Denghiz", che significa "mare delle isole", a causa delle numerose isole che erano presenti nei pressi della costa orientale. Possiede due immissari (Amu Darya e Syr Darya), ma non ha emissari che lo colleghino all'oceano risultando dunque un bacino endoreico.

Il lago d'Aral è vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall'uomo. Originariamente, infatti, il lago era ampio all'incirca 68.000 km², ma dal 1960 il volume e la sua superficie sono diminuiti: nel 2007 il lago era ridotto al 10% della dimensione originaria. A causa della sua posizione geografica (si trova al centro dell'arido bassopiano turanico) è soggetto a una forte evaporazione che non è più compensata dalle acque degli immissari, sfruttate dai consorzi agricoli.

La prospera industria della pesca basata sul lago è stata dismessa, provocando disoccupazione e difficoltà economiche. Al giorno d'oggi la regione è fortemente inquinata, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica. Il ritiro del lago ha causato anche il cambiamento del clima locale (microclima), con estati diventate più calde e secche mentre gli inverni sono diventati più freddi e più lunghi.[1

IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 13/06/2019 ore 22:44 Quota

(nessuno) La sabbia, il saxaul e il mare fantasma

Gli ecosistemi del lago d'Aral e dei suoi immissari sono stati pressoché distrutti, soprattutto a causa dell'elevata salinità. Il lago, ritirandosi, ha lasciato scoperta una vasta pianura ricoperta da depositi di sale e prodotti chimici tossici, ciò che resta della sperimentazione di armi, dei progetti industriali, del dilavamento di fitofarmaci e fertilizzanti. Per far posto alle piantagioni, infatti, i consorzi agricoli non hanno lesinato l'uso di diserbanti che hanno inquinato il terreno circostante. Nel corso di quattro decenni la linea della costa è arretrata in alcuni punti anche di 150 km lasciando al posto del lago un deserto di sabbia salata invece del previsto acquitrino.

L'impatto ambientale sulla fauna lacustre è stato devastante. Il vento che spira costantemente verso est/sud-est trasportando la sabbia, salata e tossica per gli agenti inquinanti, ha reso inabitabile gran parte dell'area e le malattie respiratorie e renali hanno un'incidenza altissima sulla popolazione locale. Le polveri sono arrivate fino su alcuni ghiacciai dell'Himalaya. I campi della regione sono danneggiati dal sale trasportato dalle tempeste di sabbia. Anche il clima locale è cambiato: gli inverni si sono fatti più freddi e lunghi, le estati più calde e secche.

I numerosi insediamenti di pescatori che vivevano del pesce del lago sono stati via via abbandonati fino al 1982, anno della definitiva cessazione di ogni attività direttamente correlata alla pesca nel lago. Gli stabilimenti di lavorazione del pesce hanno continuato comunque a funzionare per molti anni grazie allo sforzo del governo di Mosca che aveva ordinato che parte del pesce pescato sul Mar Baltico fosse trasportato e lavorato presso gli impianti di inscatolamento di Moynaq in Uzbekistan.

A lungo andare, tuttavia, gli irragionevoli costi di questa pratica ne imposero il fermo. Ogni attività produttiva legata al pesce ha quindi avuto termine. Nel corso degli anni sia la città di Moynaq (situata a sud del lago, in Uzbekistan, nel territorio della repubblica del Karakalpakstan) che la città di Aralsk (situata a nord-est del lago, in Kazakistan) sono diventate meta di un lugubre turismo che cerca le carcasse delle navi arrugginite abbandonate in quello che ora è un deserto di sale ed una volta era un florido lago.

Nel 2011 l'archivio storico, curato dal Kazakistan, che documenta l'evoluzione del disastro dal 1965 al 1990 è stato dichiarato Memoria del mondo dall'UNESCO.

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