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IOXSONGXLEGGEND 07/01/2019 ore 13:11 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto



I piedi di loto sono un'antica usanza cinese diffusa fino agli anni Cinquanta, che consisteva nell'avvolgere i piedi delle donne con delle fasce strettissime che ne impedivano la crescita.

Zhou Guizhen ha 86 anni e in queste immagini, mostra tutta la brutalità dell’antica pratica secondo cui i piedi delle bambine dovevano rimanere piccoli e assomigliare a un fiore di loto. Venivano fasciati così stretti che le ossa delle dita si rompevano, deformandosi per sempre.

La storia di Zhou Guizhen è simile a quella di tante altre donne cinesi che non riescono più a camminare, perché i minuscoli piedi non reggono il peso del corpo. La pratica è stata la normalità per molti secoli ed è stata dichiarata nel 1911 fuorilegge.

In realtà però, fino agli anni Cinquanta, i piedi delle bambine cinesi venivano fasciati. E se prima veniva imposto solo tra le cortigiane, dopo che un imperatore della dinastia Tang si era innamorato di un amante che aveva piccoli piedi, col tempo questa modalità era stata adottata dalla nobiltà.





Alcune delle storie sono racchiuse negli scatti di Jo Farrel nel reportage 'Living history: bound feet woman in China' che immortalare i risultati di questa tortura.

In Cina l’usanza era chiamata 'chanzu' che letteralmente significa avvolgere i piedi, oggi è bandita, ma ci sono ancora un centinaio di donne che si portano dietro le conseguenze di fasce strettissime che deformavano i piedi.



Già dai quattro, cinque anni veniva fatta una bendatura che legava le dita dei piedi, escluso l’alluce facendole piegare su se stesse. Col tempo, il risultato erano piedini di otto centimetri che venivano avvolti con fasce di sete e chiusi all’interno di scarpe ricamate.

Una sofferenza incredibile che affonda le sue radici probabilmente tra il quarto e il settimo secolo tra le danzatrici e concubine che dovevano avere necessariamente dei piedini di fata. Durante la dinastia dei Song, nel decimo secolo i piedi di loto o gigli d’oro erano ormai una pratica consolidata.

Per gli uomini erano segno di bellezza ed eleganza, per le donne gravi problemi motori e menomazioni permanenti che non gli permettevano di camminare ed essere libere nei movimenti. L’usanza era anche un modo per identificare lo status all’interno della società cinese.

Solo le fasce più ricche potevano permettersi, infatti, la bendatura soprattutto perché la deformazione ne impediva poi l’attività lavorativa. Nonostante il dolore, nel mondo femminile tutto doveva essere accettato per piacere agli uomini.



La società patriarcale cinese dell’epoca imponeva il fascino dei piedi di loto rinchiusi in scarpette da bambola. Piedi che non venivano mai visti, dietro cui si celava un velo di mistero erotico, molto amato dai letterati.

Il loro aspetto reale non veniva mai preso in considerazione, ma la loro andatura era considerata anch’essa molto attraente. Alcune interpretazioni sostengono che la fasciatura fosse un modo per le donne di interiorizzare i valori della dottrina filosofica del Confucianesimo attraverso la disciplina del corpo, altre che fosse un modo per rappresentare la cultura cinese Han.



Con la nascita della Repubblica popolare cinese nel 1949, la pratica si è estinta del tutto, ma per una questione di praticità: le donne dovevano lavorare e non potevano permettersi di avere i piedi di loto.

@Mati68
2584296
« immagine » I piedi di loto sono un'antica usanza cinese diffusa fino agli anni Cinquanta, che consisteva nell'avvolgere i piedi...
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07/01/2019 13:11:40
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serena1O
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serena1O 07/01/2019 ore 18:28 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto



Cina, «Il dolore per i miei piedi di loto»



Avere i piedi a forma di loto veniva considerato un segno di ricchezza e di bellezza, e permetteva di trovare un marito facoltoso. Le foto di Zhou Guizhen, una delle ultime sopravvissute
Le dita venivano rotte perché i piedi potessero essere «plasmati» in una forma diversa da quella anatomica: dovevano diventare simili ai fiori di loto. Era l’antica pratica cinese della legatura dei piedi: un’usanza che ha mille anni e che è stata considerata normale per secoli, fino al 1911, quando finalmente è diventata illegale.

Queste immagini mostrano i piedi di Zhou Guizhen, 86 anni. Vive nel villaggio Liuy, nella provincia meridionale cinese di Yunnan ed è una delle poche sopravvissute.

Racconta di avere sofferto dolori lancinanti e di essere diventata disabile.

La legatura era stata adottata da quando la concubina dell’imperatore Li Yu si fasciò piedi per eseguire la danza del Loto: divenne tradizionale prima fra le donne delle classi alte (che potevano permettersi di non lavorare), poi si diffuse in tutti gli strati della società. Perché avere i piedi a forma di loto veniva considerato un segno di ricchezza e di bellezza, e permetteva di trovare un marito facoltoso.

Spesso la legatura veniva fatta in inverno, quando i piedi erano intorpiditi ed era un po’ meno doloroso, ma era sempre, comunque, un’esperienza molto traumatica.



serena1O
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serena1O 07/01/2019 ore 18:34 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

@IOXSONGXLEGGEND :




Fragile e minuta come una porcellana, pudica e leziosa come una bambina, con movimenti aggraziati e discreti, piedini come minuscole mezzelune, fasciati di seta e calzati di scarpine ricamate, più un gingillo e un accessorio del marito che una donna vera, questo è sempre stato l'ideale femminile nella Cina confuciana.
Tutti, più o meno, abbiamo sentito parlare di donne orientali con piedi piccolissimi sempre bendati, ma ben poco si conosce di che cosa questo veramente significasse. Nonostante le dimensioni del fenomeno - sono almeno un miliardo le donne che, nell'arco di un millennio, sono state così private della possibilità di camminare - nulla o quasi è mai stato detto o scritto sull'usanza cinese di legare i piedi alle bambine per fermarne la crescita ad una misura infantile, e nulla si sa della tecnica usata per ridurre i piedi ad una lunghezza che non doveva superare i 12 centimetri. La totale mancanza di documentazione rende difficile qualunque ricerca e, se non fosse per le ultime viventi di questa pratica, le poche ultra ottantenni che ancora si vedono muoversi faticosamente a minuscoli passettini, nei vicoli delle città o in campagna, si potrebbe pensare che si tratti solo di una leggenda carica di fascino e di mistero.
Ma nella realtà i "loto d'oro" o "gigli dorati", come erano chiamati i piccoli piedi, avevano ben poco di affascinante.








Per restare piccoli, fra i 7 e i 12 centimetri, i piedini delle bambine venivano legati con fasciature strettissime che ne ostacolavano il normale processo di sviluppo. I piedi non smettevano naturalmente di crescere, semplicemente crescevano deformati.



Per un periodo di 5-10 lunghissimi anni, a partire, a seconda dei casi, da un'età compresa tre i 2 e gli 8 anni, per durare fino ai 13 o 15 anni - gli anni dell'infanzia e della crescita - i piedi delle bambine venivano fasciati con bende di cotone che li tenevano stretti notte e giorno fino a deformarli stabilmente. La forma desiderata - due piccolissime mezzelune - era raggiunta per mezzo di due operazioni: le quattro dita piccole venivano ripiegate e strette con le bende contro la pianta del piede, in modo da renderla più affusolata e, contemporaneamente, il piede veniva accorciato forzando l'alluce ed il calcagno l'uno contro l'altro, in modo che l'arco del piede assumesse una forma fortemente convessa (questo era possibile solo grazie all'elasticità dell'ossatura infantile). Con la crescita l'arco si rompeva, così come si fratturavano le falangi delle dita ripiegate. Di conseguenza, il piede poteva sopportare il peso del corpo soltanto sul tallone. Se questo procedimento iniziava entro i primi anni di vita, l'esperienza della bambina era meno dolorosa che non nei casi in cu, soprattutto nelle famiglie contadine, essa veniva lasciata con i piedi intatti fino all'età di dieci -dodici anni, perché potesse aiutare più a lungo in casa e nei campi.
Dopo i primi due anni dall'inizio della fasciatura, il dolore diminuiva, ma in ogni caso la fasciatura dei piedi comportava un tormento quotidiano, che sarebbe continuato per tutta la vita. Una volta deformati a piacere, i piedi bendati erano poco utili a stare in piedi. I piedi, privi della normale elasticità, erano un sostegno instabile e faticoso e, dato che il peso del corpo era trasferito tutto sui talloni, la persona doveva oscillare continuamente avanti e indietro per mantenersi in equilibrio.
I "fiori di loto" esigevano attenzioni quotidiane: bisognava continuamente lavarli e curarli ed era necessario tenerli fasciati e calzati giorno e notte per dare loro il sostegno che avevano perduto, non avendo più una normale pianta distesa. Le unghie andavano tenute sempre ben tagliate, altrimenti potevano penetrare nella pianta del piede, e le bende potevano impedire la circolazione del sangue, provocando setticemia o cancrena. Tutte queste cure venivano fatte ed insegnate ad ogni bambina dalla madre, alla quale era toccata la stessa sorte prima di lei. I risultati raggiunti venivano esaltati indossando minuscole scarpine ricamate. Ancora oggi in Cina, nei mercatini di antiquariato, si trovano questi preziosi oggetti di seta, ricamati in oro e perle, così piccoli e di forma talmente innaturale, da sembrare impossibile che siano mai stati calzati da una donna in carne e ossa. Ogni paio di scarpe costituiva un'opera d'arte, fatta a mano dalla fanciulla, e serviva anche a dimostrare le abilità manuali della ragazza stessa. Queste scarpine erano accuratamente disegnate, in modo da evidenziare la forma arcuata ed appuntita e da mettere in mostra le minuscole dimensioni dei piedini fasciati della donna.
serena1O
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serena1O 07/01/2019 ore 18:36 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto







Si narra che la fasciatura dei piedi sia nata intorno al 900 d.C. per la civetteria di una concubina imperiale, che soleva fasciarsi i minuscoli piedi con bende di seta bianca e ballare per l'imperatore la "danza della luna sul fiore di loto". L'usanza venne poi imitata, diffondendosi gradualmente in seno alle classi superiori nei secoli successivi.

Il Confucianesimo, un sistema sociale che ha sempre privilegiato la stabilità, colse al balzo il vantaggio offerto da questo vezzo di corte, incoraggiando la diffusione di tale moda, nella quale vedeva un sistema perfetto per costringere le donne entro le mura domestiche. La fasciatura dei pedi, infatti, a differenza di altri sistemi di controllo della sessualità femminile, escogitati ad altre latitudini ed in altre culture - come l'infibulazione o la cintura di castità - comportava un controllo totale della persona e della sua mobilità. Nell'etica confuciana, i tratti apprezzati erano, per la donna, che sostenesse e valorizzasse l'uomo, e per l'uomo, che tenesse a freno e dominasse la donna. La subordinazione femminile era sottolineata quale elemento fondamentale dell'ordine sociale, e la fasciatura dei piedi venne promossa quale mezzo per conservare la castità femminile ed insegnare la separazione tra uomini e donne.
La fasciatura dei piedi si diffuse, all'inizio, come segno di distinzione, superiorità e classe, ma con il tempo divenne un sistema di escalation sociale, che permetteva anche ai contadini di vendere le loro figlie come concubine, così come un modo per compensare la mancanza di avvenenza o qualche difetto fisico e quindi per riuscire ugualmente a sposare figlie non particolarmente attraenti.
La fasciatura dei piedi sostituiva qualunque requisito nella scelta di una moglie, perché la sua portata andava ben oltre il mero fattore estetico. I piedi fasciati garantivano nella sposa il desiderio di compiacere il marito, capacità di sopportazione del dolore, coraggio e disponibilità a fare qualunque cosa per esaudire i desideri dello sposo. Erano il segno tangibile che il carattere della fanciulla era stato definitivamente domato, della sua incondizionata e permanente sottomissione.
Le donne cinesi, data la loro costituzione minuta, hanno per natura i piedi abbastanza piccoli e, essendo in generale poco formose, tendono a sembrare adolescenti a lungo. Secondo i canoni di bellezza cinesi, l'attributo fisico tutt'oggi più desiderato è una pelle liscia, bianchissima e priva di imperfezioni, insomma una pelle di bambina. L'ideale di bellezza femminile, quindi, è quello di una donna "sottile come un giunco", con la pelle candida e con caratteristiche infantili.
Appare immediatamente chiaro il ruolo in cui doveva essere relegata la donna nella società cinese: fragile, con tratti infantili, esasperati e con una efficienza fisica artificialmente ridotta, doveva limitarsi ad essere un grazioso gingillo, con cui l'uomo potesse trastullarsi, accrescendo con la sua virtù, più o meno spontanea, il prestigio del marito, senza alcuna possibilità di attentare all'autorità del maschio.
I piedi piccoli diventarono un simbolo di prestigio, ad un punto tale che una fanciulla che fosse priva di questa qualità non poteva contrarre un buon matrimonio ed era esposta allo scherno ed al disprezzo della comunità. Erano l'unica cosa cui dovesse pensare una ragazza beneducata, ed un obbligo morale per ogni madre che avesse avuto a cuore assicurare l'avvenire della propria figlia con un buon matrimonio.



Al primo incontro prematrimoniale, i futuri suoceri usavano sollevare leggermente la gonna della promessa sposa per verificarne la dimensione delle estremità. Con un semplice gesto, dunque, quello di sollevare il lembo dell'abito della potenziale futura nuora, le famiglie ricevevano tutte le informazioni fondamentali sulla ragazza.
La fasciatura dei piedi venne proibita negli anni '20, dopo la caduta di un impero durato due millenni, ma è continuata nelle campagne fino all'avvento della Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Già alla fine dell'800 era cominciato il movimento contro la fasciatura dei piedi, ma molte madri e figlie si aggrapparono alla vecchia usanza con caparbia ostinazione per sfuggire alla pubblica vergogna cui andava incontro chi aveva piedi grandi.
Le giovani che, ai primi di questo secolo, vollero opporsi alla tradizione dovettero lottare a lungo, spesso invano, contro la convinzione delle famiglie che i piedi fasciati fossero un irrinunciabile attributo di bellezza femminile, che accresceva enormemente le prospettive di matrimonio di una ragazza e lo status della famiglia. Poche furono le fortunate, nate in famiglie nobili influenzate dalle riforme cinesi e dall'esempio occidentale, che riuscirono a vincere la loro battaglia contro la fasciatura dei piedi. Anche per le poche che ebbero successo, però, il solo tentativo di fasciare i piedi lasciò tracce indelebili. Una di loro racconta: "Mi sottomisi non solo perché veniva fatto a tutte le bambine della casa, ma anche perché sapevo che se mi fossi ribellata avrei portato soltanto nuova umiliazione a mia madre. Ma semplicemente non lo sopportavo e la prima notte quando fui sola, mi tolsi le bende. Il giorno seguente mi furono rimesse ed io fui duramente redarguita. Dopodiché, resistetti per altri tre giorni, ma sapevo che non ce l'avrei fatta a sopportare ulteriormente… Quindi, al mattino del terzo giorno, mentre sedevamo tutti miseramente in ascolto del nostro tutore, all'improvviso iniziai a gridare, senza lacrime, ma a gran volume, mi buttai a terra di schiena, scalciando ed urlando. Continuai a fare un tale pandemonio per gran parte della mattina, disturbando l'intera casa, facendo inorridire tutti e creando in generale un tale trambusto che mia nonna - la cui parola era decisiva per prendere qualsiasi decisione - venne a giudicare la situazione. Guardò in basso, verso di me, con grande antipatia e disse: Molto bene, allora. Sfasciatele i piedi. I suoi piedi diventeranno grandi come quelli di un elefante. Nessuno la vorrà mai sposare, ma così sia. Io mi lavo le mani dell'intera faccenda".
Per la maggior parte delle ragazze, però, specie nelle campagne, la strada era ancora lunga e la fasciatura dei piedi venne definitivamente eradicata solo quando, con la costituzione della Repubblica Popolare, vennero sostituiti nuovi valori e nuovi modelli femminili a quelli antichi feudali. Alla donna fragile, chiusa fra le mura domestiche ed esclusivamente dedita all'allevamento dei figli, che era stata il modello confuciano per millenni, il comunismo ha opposto ed imposto un nuovo modello femminile, quello dell' "altra metà del cielo" che, a fianco del compagno maschio, deve partecipare alla ricostruzione del paese.
Va notato che tutte le campagne per l'abolizione della fasciatura sono essenzialmente state proposte e portati avanti dagli uomini: dinastie straniere e missionari occidentali prima, il Partito Comunista poi. Sia i primi movimenti contro la fasciatura dei piedi, che l'abolizione ufficiale di tale pratica e tutte le compagne condotte successivamente da Mao, attraverso la Cina, contro le sacche di popolazione contadina che continuavano a praticarla, sono nati in nome del danno economico determinato da una mutilazione che rendeva metà della popolazione inabile al lavoro o comunque fortemente handicappata nello svolgere le funzioni richieste dalla ricostruzione del Paese, piuttosto che in nome di un fondamentale diritto delle donne.



Questo fatto, per noi non facilmente comprensibile, deve essere valutato tenendo presente che la scala di valori cinese - sia confuciana che comunista - pone al vertice i diritti della comunità rispetto a quelli dell'individuo. Mentre in occidente sono state le donne stesse a combattere per la loro emancipazione, in Cina nulla è stato fatto dalle donne, né pensato dagli uomini nel rispetto dei diritti delle donne, ma solo in funzione del loro utilizzo negli interessi della collettività.

IL RETAGGIO DEI PIEDI FASCIATI
Per oltre un millennio, i piedi fasciati, come si è visto, hanno rappresentato per gli uomini il massimo segno di sottomissione da parte della donna, il riconoscimento, anzi la garanzia, della loro superiorità. E se per le donne hanno significato una resa senza condizioni all'uomo e la sopportazione di mille sofferenze per compiacerlo, con il tempo hanno forse finito per trasformarsi nel massimo segno di affermazione della loro personalità. Quello che era nato come un simbolo di fragilità e dipendenza femminile, è di fatto diventato il segno di una grandissima forza. Le donne, che sono state tanto forti da sopportare e superare simili prove, hanno finito per trovarvi uno strumento di potere.
È lo stesso desiderio, di annullamento e affermazione insieme, che ha portato i santi cristiani al martirio per raggiungere l'immortalità, le sati indiane ad immolarsi sulla pira del marito per essere venerate come divinità, e che porta le ragazze di oggi a sfidare il proprio corpo negandosi il cibo: nel massimo sacrificio e annullamento di se stessi c'è la suprema affermazione della propria forza.



Così in Cina, molte ragazze si sono in passato volontariamente fasciati i piedi per conquistarsi un matrimonio prestigioso o per diventare la favorita tra le concubine. Allo stesso modo, quando, con l'avvento del comunismo, i piedi legati hanno cominciato a rappresentare una vergogna per il Paese nonché un impedimento per i nuovi compiti imposti dal Partito, molte donne se li sono sfasciati, rompendosi di nuovo le ossa per riaprirli, e sono scese in campo accanto agli uomini: il loro dovere era ora di marciare verso la nuova Cina. Per simili donne nessun ostacolo sarà mai troppo grande.
Forti dunque le donne cinesi, ma sempre all'interno della loro cultura, che cerca la composizione del disaccordo attraverso la mediazione piuttosto che nello scontro diretto. Anche nella Cina di oggi, il raggiungimento degli obiettivi di una donna passa attraverso un'apparente sottomissione. Le donne sanno che, per raggiungere i loro obiettivi, devono "legarsi - metaforicamente - i piedi" e non scendere in piazza come è avvenuto con il femminismo in occidente. La saggezza orientale ha loro insegnato a non sovvertire l'ordine gerarchico delle cose, a non lottare contro tradizioni millenarie, ma a battersi ugualmente per i propri obiettivi, semplicemente a farlo per strade diverse da quelle scelte in Occidente.








Esse hanno imparato a mantenere in apparenza il rapporto uomo-donna della tradizione: grinta, aggressività ed emancipazione - strumenti indispensabili per la loro affermazione nella nuova economia di mercato - vengono abbandonate con la tuta da lavoro o il tailleur da manager e, quando rientrano in famiglia e nel rapporto a due, tornano sottomesse, passive, infantili, così come vuole il modello del passato. Nella Cina di oggi gli uomini continuano, infatti, a conservare l'immagine di superiorità che avevano in passato verso l'esterno, verso la società, mentre le donne hanno saputo trasformare il potere, che tradizionalmente avevano solo in casa, in un grande potere reale in tutto il mondo del lavoro.




serena1O
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serena1O 07/01/2019 ore 18:37 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto



Piedi Di Loto: :hell la folle usanza cinese dei piedi fasciati
serena1O
Proprietario
serena1O 07/01/2019 ore 18:49 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

L'EROS DEL “PIEDE DI LOTO” - PER CAMMINARE SUI LORO PIEDINI LE DONNE CINESI ERANO COSTRETTE A RAFFORZARE I MUSCOLI DELLA VAGINA, CHE DIVENTAVA UNA TENAGLIA! - GLI UOMINI LE SCEGLIEVANO PERCHÉ FARE SESSO CON LORO ERA COME FARLO SEMPRE CON UNA VERGINE
Per secoli, milioni di giovani donne hanno dovuto subire la "tortura" dello schiacciamento dei piedi, fino a quando il governo cinese è finalmente riuscito a eliminare la pratica a metà del XX secolo. Oltre ad essere notoriamente sinonimo di bellezza nella cultura cinese, il piede "piccolo" divenne simbolo di status sociale…








IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 07/01/2019 ore 20:36 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

@serena1O scrive:
ma non avevano dolore?

per forza,si spezzavano le ossa da come li fasciavano
Giunone1960
Amministratore
Giunone1960 07/01/2019 ore 21:36 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

Sapevo di questa pratica dei piedi di loto ma non immaginavo fosse così aberrante.E quei piedi deformati sono veramente terribili da vedere e posso bene immaginare il dolore che provocava.Per fortuna che l'hanno vietata e le cinesi attuali di certo non corrono il rischio di rovinarsi i piedi.Però,spesso mi chiedo da dove derivano e come nascono certe convinzioni di bellezza decisamente bizzarre e pericolose.E sono sempre le donne a pagare :hell
Mati68
Amministratore
Mati68 09/01/2019 ore 18:35 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

Ma vi rendete conto delle sofferenze di queste donne? E sicuramente anche problemi alla schiena :-(
serena1O
Proprietario
serena1O 09/01/2019 ore 18:52 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

@Mati68 scrive:
Le ultime donne con i piedi di loto
Ma vi rendete conto delle sofferenze di queste donne? E sicuramente anche problemi alla schiena

ti giuro che c'ho pensato tutta la sera,delle vere torture, non ho parole




Cina, 1902. A sinistra una donna con i piedi non bendata e a destra una donna con i piedi fasciati.
serena1O
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serena1O 09/01/2019 ore 19:00 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

La fasciatura dei piedi suscita stupore negli Occidentali, ma è stata paragonata al busto, che, oltre a essere doloroso, poteva deformare le costole, gli organi addominali e compromettere la gravidanza.

serena1O
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serena1O 09/01/2019 ore 19:01 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto






@IOXSONGXLEGGEND :

Storia
Secondo la leggenda, la pratica del Loto d'oro sorse intorno al 900 d.C. da una concubina imperiale. Per accaparrarsi il favore dell'imperatore si era fasciata i piedi con lunghe fasce di seta bianca per poi danzare la Danza della luna sul fiore del Loto.

Durante la dinastia Qing (1644-1912), i reggenti Manciù, che non erano cinesi e non fasciavano i piedi alle loro donne, tentarono inutilmente di eliminare l'usanza attraverso decreti che minacciavano severe sanzioni. Per contro, anche le donne mancesi cominciarono ad emulare la fasciatura usando scarpe affusolate e rialzate, ma senza piegare le dita sotto la pianta e provocare deformazioni. Promotori dell'abolizione della fasciatura e dell'emancipazione femminile, furono i Taiping, i missionari cristiani, gli intellettuali e tutti coloro che vennero in contatto con la cultura occidentale. Anche i Giapponesi, nella Taiwan occupata, promossero la liberazione della donna, soprattutto al fine di sfruttarne la forza lavoro.

In ultimo, la pratica fu abolita ufficialmente da un decreto imperiale del 1902, ma ci vollero 50 anni affinché la pratica scomparisse gradualmente. Il popolo, infatti, offrì molta resistenza al cambiamento delle usanze. Sorprendentemente, furono soprattutto le donne e gli strati più poveri della popolazione a continuare la pratica, per i suoi vantaggi in ambito sociale. Quando gli uomini cominciarono a preferire i piedi grandi, per le donne con i piedi fasciati fu una seconda tragedia, perché videro vanificati anni di sofferenze e aspettative.
serena1O
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serena1O 09/01/2019 ore 19:11 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

@IOXSONGXLEGGEND :

Erotismo
Il piede fasciato, piccolo e a forma di mezzaluna, suscitava un forte impulso erotico negli uomini cinesi, che bramavano toccarlo. Esistevano diverse tecniche di manipolazione e il piede veniva anche portato alla bocca. La punta dei piedi che sporge dall'orlo dei pantaloni, spesso sottolineato da un bordo colorato, svolgeva la stessa funzione dei seni in Occidente, stimolando l'immaginazione e partecipando al gioco del mostrare e nascondere. Le difficoltà di deambulazione costringevano ad un'andatura oscillante, come del resto i tacchi a spillo, e mantenevano i muscoli delle gambe sempre in tensione, modellandole. Gli uomini ritenevano che la diversa andatura stimolasse l'ingrossamento dei muscoli adduttori delle gambe (muscoli che avvicinano le gambe fra loro), provocando così un restringimento della vagina.









Mia nonna era un’autentica bellezza. Aveva il viso ovale, con le guance rosee e la pelle luminosa. I capelli lunghi, di un nero lucente, erano raccolti in una folta treccia che le arrivava fino alla vita. Quando l’occasione lo richiedeva, e cioè quasi sempre, sapeva mantenere un atteggiamento riservato, ma sotto la compostezza esteriore fremeva di energia repressa. Era piccola di statura, circa un metro e sessanta, con una figura snella e le spalle cadenti, che erano considerate l’ideale. Il suo pregio maggiore, però, erano i piedi fasciati, che in cinese venivano chiamati ‘gigli dorati di otto centimetri’ (san-tsun-gin-lian). Ciò significava che si muoveva ‘come un tenero virgulto di salice alla brezza primaverile’, per usare l’espressione tradizionale degli intenditori di bellezza muliebre cinesi. Si riteneva che la vista di una donna che vacillava sui piedi fasciati avesse un effetto erotico sugli uomini, in parte perché la sua vulnerabilità avrebbe dovuto ispirare a chi la osservava il desiderio di proteggerla.”

Loto d’oro o Gigli d’oro è il poetico nome che veniva dato ai piedi fasciati in Cina a partire dall’origine di quello che è un fenomeno oggi ormai praticamente estinto. Il nome deriva dall’andatura precaria e oscillante cui le donne erano costrette a causa della fasciatura, un ondeggiare che ricordava quello dei fiori di loto scossi dal vento, associati ad un particolare ideale di bellezza che si diffuse a partire dal 900 d.C circa






Vi sono diverse teorie riguardo l’origine di questa pratica, dalle più fantasiose alle più verosimili. Una leggenda popolare cinese racconta di una volpe che aveva provato ad assumere le sembianze dell’imperatrice Shang fasciandosi le zampe in modo da celare la propria natura animale. Secondo un’altra leggenda l’imperatrice aveva un piede equino ed impose la compressione dei piedi in modo da poter esibire la propria deformità come sinonimo di grazia ed eleganza.

La versione più quotata è però quella rilevata da Zhang Bangji, un chiosatore vissuto agli inizi del XII secolo, secondo la quale la pratica ebbe inizio sotto il regno di Li Yu (961-75), imperatore e poeta della dinastia meridionale dei Tang. Li Yu aveva a palazzo una concubina chiamata Fanciulla Soave, una danzatrice di estrema bellezza, che si fasciò i piedi per eseguire la Danza della luna sul fiore del Loto. I suoi piedi infatti dovevano assumere la forma della mezzaluna in modo che potesse volteggiare con leggerezza intorno al fiore di loto dorato che si fece costruire.

Quel che pare più certo è che furono le danzatrici di corte a dar vita questo fenomeno, il che sembra suggerire che il tipo di fasciatura originaria dovesse essere molto più leggero in modo da rendere agevoli i loro movimenti.

Fu quindi prima di tutto un fenomeno cortigiano e nei secoli successivi si diffuse fino a raggiungere borghesia e proletariato e a diventare un elemento fondamentale nel delineare lo status sociale.

Le donne con il loto d’oro infatti venivano associate ad uno stato di benessere economico del marito e della famiglia di provenienza in virtù del fatto che erano impossibilitate a lavorare e dunque dispensate dal contribuire al reddito famigliare.

Fra le frange popolari e contadine spesso si fasciavano i piedi alle ragazze in età più avanzata in modo da poterle sfruttare come forza lavoro il più a lungo possibile. In genere l’età in cui veniva avviato il processo era tra i 4 e i 5 anni in modo da permettere al piede di conformarsi durante la crescita.

“A quei tempi quando una donna si sposava, la prima cosa che la famiglia dello sposo faceva era esaminarle i piedi. Si riteneva che i piedi grandi, cioè normali, fossero un disonore per la famiglia dello sposo. La suocera sollevava l’orlo della lunga gonna della sposa e, se i piedi erano lunghi più di una decina di centimetri, lo riabbassava di scatto con un gesto di ostentato disprezzo e si allontanava con sussiego, lasciando la sposa esposta agli sguardi critici degli invitati alle nozze, che le fissavano i piedi e manifestavano il loro disdegno borbottando insulti. A volte una madre aveva pietà della figlia e le toglieva la fascia; ma quando la bambina cresceva e doveva subire il disprezzo della famiglia del marito e la disapprovazione della società, arrivava a rimproverare la madre per la sua eccessiva debolezza.”

Con il passare degli anni la pratica assunse svariati significati man mano che si inseriva all’interno di un paradigma socio-culturale nel quale si trovò a contribuire alla costruzione di un’immagine di donna ideale

sempre più canonizzata.



Camminare a passi piccoli e misurati faceva parte in realtà di un modello estetico comportamentale precedente in cui si valorizzavano della figura femminile


“Il Ventaglio Segreto” – Wayne Wang (2011)

grazia ed equilibrio.

In un manuale del XIX secolo si legge: “Quando cammini, non girare la testa; quando parli, non aprire la bocca; quando siedi, non muovere le ginocchia; quando sei in piedi, non agitare le vesti; quando sei felice, non ridere forte; quando sei arrabbiata, non alzare la voce”.

La mobilità limitata della donna divenne garanzia di castità e fedeltà coniugale. La fasciatura infatti impediva alle spose di fuggire e le rendeva dunque proprietà acquiescente del marito. Le donne erano quindi escluse anche dagli spazi sociali, che diventavano prerogativa degli uomini, riducendosi a simulacro di un’essenza che nutriva il piacere e l’immaginario maschile dell’epoca. Il giglio d’oro comunicava docilità, sopportazione e coraggio ma portava con sé anche forti connotati di erotismo. La fasciatura infatti stimolava l’immaginazione maschile in un gioco di vedo/ non vedo in cui l’idea di ciò che potesse celare era più importante di ciò che in realtà nascondeva. Si diffuse inoltre l’idea che le difficoltà nel movimento provocassero un irrigidimento dei muscoli adduttori favorendo il restringimento della vagina e rendendo il piacere sessuale maschile più intenso.

Le calzature venivano spesso realizzate dalle donne stesse per esaltare la forma acquisita ma anche per mettere in mostra le loro doti artigianali.

La pratica ovviamente creava non poche sofferenze. La fasciatura, anche se allentata, andava portata anche la notte per impedire alle fratture di ricomporsi. La carne spesso andava in suppurazione anche a causa della crescita delle unghie. Setticemia, cancrena e perdita delle dita erano rischi cui si incorreva costantemente. Il dolore dominava soprattutto la prima fase perché il piede continuava a crescere anche se deformato. La sopportazione era dunque una dote che veniva allenata fin dalla tenera età.

“Per anni mia nonna visse in preda a un dolore incessante e tormentoso. Quando pregava la madre di toglierle le fasciature, la mia bisnonna si metteva a piangere e le diceva che i piedi non fasciati le avrebbero rovinato la vita, e che lei lo faceva per la sua felicità futura.”

Come molti altri riti invasivi e brutali perpetrati per secoli nei confronti delle donne, anche in questo caso sono state le donne stesse le più agguerrite conservatrici di una pratica che man mano che si avvicinava il XX secolo veniva sempre più messa da parte. Ogni tentativo di riforma fu infatti inizialmente osteggiato dalle donne più anziane che minacciavano di disconoscere le nipoti se vi avessero rinunciato.







Nel 1898 il celebre riformatore politico cinese Kang Youwei scrisse un memoriale all’imperatore chiedendo l’abolizione della pratica. Nel 1902 furono emanati i primi editti dalla dinastia imperiale e nel 1911, dopo la fondazione della Repubblica di Cina, la fasciatura dei piedi diventò illegale. Ma fu soltanto negli anni Cinquanta, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, che la pratica si estinse del tutto: le donne dovevano lavorare e non potevano permettersi di avere i piedi fasciati.




Quella dei piedi di loto è in realtà una questione oggi soggetta a revisione da parte di chi vorrebbe sottolineare come l’Occidente stesso nel raccontare questa pratica e denunciarla abbia di fatto invisibilizzato fenomeni restrittivi propri come il corsetto che di fatto provocava gravi danni alla fisicità della donna e ne limitava la libertà di movimento, rendendosi anch’esso simbolo più o meno palese di oppressione e controllo. Inoltre lo stigmatizzare tale pratica non tiene spesso in conto quelle più o meno socialmente accettate che vedrebbero la donna oggi ancora vittima di soluzioni estetiche pagate a duro prezzo. :hell

serena1O
Proprietario
serena1O 09/01/2019 ore 19:15 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

@IOXSONGXLEGGEND :

Li chiamavano ‘loto d’oro’. Un nome poetico per una pratica brutale.

IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 09/01/2019 ore 20:15 Quota

(nessuno) Le ultime donne con i piedi di loto

@Mati68 scrive:
Ma vi rendete conto delle sofferenze di queste donne? E sicuramente anche problemi alla schiena

sicuramente erano menti malate

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