Forum - Amici della Natura

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serena1O 16/04/2018 ore 17:49 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore



Adorabile Foto Di Bambini E Animali








C'è solo qualcosa di rassicurante nel vedere bambini e animali giocare insieme, non credi? E fortunato per te,certo le foto sono terapeutiche per lo spettatore i bambini interagire con gli animali è ugualmente benefico anche per loro.































































































Foto adorabili di bambini e animali :cuore
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« immagine » Adorabile Foto Di Bambini E Animali « immagine » C'è solo qualcosa di rassicurante nel vedere bambini e animali gioc...
Discussione
16/04/2018 17:49:54
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dance.1991
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dance.1991 16/04/2018 ore 18:42 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore

%-) %-) %-) %-) Bambini e animali sono ciò che amo di più al mondo! Vederli interagire insieme mi emoziona moltissimo!! :cuore :cuore :cuore :cuore :cuore
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 16/04/2018 ore 21:41 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore

Libby ha 2 anni e la sue migliore amica è una maialina di 3 mesi di nome Pearl.

Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 16/04/2018 ore 21:51 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore

@Mati68 scrive:
Ma dolcissime, si

soprattutto questa foto :hoho :many :hoho

Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 16/04/2018 ore 21:58 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore

@dance.1991 scrive:
Bambini e animali sono ciò che amo di più al mondo! Vederli interagire insieme mi emoziona moltissimo!



Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 16/04/2018 ore 22:02 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore

L’influenza positiva che gli animali hanno in situazioni di disagio psicofisico è sempre più nota e testimoniata da esperienze felici in molti contesti, da piccole realtà a grandi ospedali, sia in Italia che all’estero.

In particolare per i disturbi dello spettro autistico cavalli e altri animali possono fare da mediatori e aiutare ad abbassare il livello di stress favorendo benessere e comunicazione.


Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 16/04/2018 ore 22:06 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore



Elena Shumilova è un'artista e fotografa russa, madre di due bambini, che vive in una fattoria. Da qui l'idea di un progetto fotografico che racconta il fantastico rapporto fra i suoi figli e gli animali. Una relazione intima e spontanea, sottolineata sopratutto dalla luce che pervade gli scatti e che evidenzia l'amore e la complicità fra i cuccioli dell'uomo e quelli della fattoria

Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 16/04/2018 ore 22:13 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore

Nonostante la loro apparenza a volte intimidisca, le razze di cani grandi o anche giganti sono spesso degli ottimi amici di famiglia, e amano e proteggono i vostri bambini come i loro stessi. E, come questa serie di foto mostra, sono assolutamente adorabili insieme.

Non tutti i cani grandi sono adatti per le famiglie, i cani da guardia per esempio possono diventare ansiosi è iper protettivi attorno ai bambini. Ma anche alcune razze piccole sono poco indicate per diventare compagni di bambini piccoli, a causa della loro maggiore aggressività.

I benefici di crescere i bambini insieme agli animali domestici sono numerosi, si impara ad essere responsabili, compassionevoli e sicuri di se stessi, e gli animali li proteggono e li tengono attivi.











Mati68
Amministratore
Mati68 17/04/2018 ore 04:58 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
soprattutto questa foto

Avrei un pensiero per questa foto, ma sarei volgare :-)
serena1O
Proprietario
serena1O 17/04/2018 ore 06:41 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore





@dance.1991 scrive:
emoziona moltissimo!!



vero sono immagini che emozionano tanto,animali e bambini,è anche da dire che I cani si emozionano come i bambini
:cuore


:cuore
serena1O
Proprietario
serena1O 17/04/2018 ore 06:48 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore





@Mati68 scrive:
le foto sono terapeutiche per lo spettatore
Teraupetiche non lo so. Ma dolcissime, si

Il linguaggio emotivo dell'immagine come strumento di cura possibile: la Foto Terapia - Mediterranea



La nascita della fotografia segna un punto di trasformazione nella storia dell’umanità. Oltre al riconoscimento della sua funzione documentaria e di valore estetico, troviamo un potente mediatore tra ricordo e memoria dalle molteplici valenze. Connessa da tempo, intimamente alla nostra identità culturale è capace di sostituire la memoria con cui comunica e ne condivide il presente.

“Le fotografie sono le orme della nostra mente, specchi delle nostre vite, riflessi del nostro cuore, memorie sospese che possiamo tenere in mano, immobili nel silenzio – se lo volessimo, per sempre. Non solo testimoniano dove siamo stati, ma indicano anche la strada che potremmo forse intraprendere, che ce ne rendiamo già conto oppure no“…
Judi Weiser

Eric Hobsbawm lo ha definito il secolo “breve”, il secolo dell’immagine, dell’estetica e dell’esteriorizzazione della nostra vita privata… il secolo insomma, dell’immagine fotografica.
Molto sappiamo, molto è già stato scritto sulla fotografia, arte in perenne evoluzione. La fotografia è diventata parte della nostra forma mentis; secondo Marshall Mcluhan, l’uomo del novecento vede fotograficamente.
Sembra doveroso, a questo punto, raccontarne un aspetto ancora poco conosciuto, ma ricco di potenziale e novità. La fotografia come strumento terapeutico. Una disciplina contemporanea, ma dalle intenzioni e radici, ancorate alla fine dell’800. Per Foto Terapia si intende una disciplina che consiste nell’utilizzo dell'”agire” fotografico a scopo formativo, terapeutico e riabilitativo, in cui la fotografia emerge come strumento di comunicazione, piuttosto che come espressione o forma d’arte applicato su se stessa o sugli altri. Verrebbe da chiedersi: si può guarire con la fotografia?
Sicuramente, da quanto emerge da diversi studi, non solo aiuta a migliorare la qualità della vita, facilita l’indagine del proprio mondo emozionale e a riscoprire il perché facciamo fatica ad accettarci col passare del tempo. Nella psichiatria, utilizzata particolarmente in soggetti per i quali la comunicazione verbale è fisicamente o mentalmente limitata, sui soggetti emarginati a livello socio-culturale e minoranze di genere.

Dagli appunti di Susan Sotang (1977): ” la fotografia è principalmente un rito sociale, una difesa contro l’ansia, uno strumento di potere”…
La fotografia cattura il luogo misterioso tra conscio e inconscio, è strettamente legata alla memoria e con le sue molteplici possibilità, rappresenta ancora oggi la più potente forma espressiva e comunicativa. Svariati nomi di spicco della medicina e della psicoanalisi, Sigmund Freud compreso, nel corso secolo scorso, e della cultura del 900, hanno utilizzato questa disciplina nelle loro pratiche professionali. In realtà i primi e rari documenti sull’utilizzo della fotografia come mezzo di sostegno a scopo terapeutico risalgono al 1856, Il Dottor Hugh Welc Diamond, fotografo, amatore e psichiatra al manicomio di Surrey, presentava alla Royal Society of medicine la sua relazione sulla possibilità di applicazione della fotografia nel trattamento di pazienti psichiatrici. Negli anni 20 con Abram Kardiner, noto psicoanalista americano, l’intuizione dell’utilizzo dell’immagine a scopo riabilitativo inizia a perfezionarsi.
Gli anni 40 segnano importanti tappe, Jacob Levi Moreno le utlizzava nelle sedute di gruppo con pazienti dalle importanti patologie psichiche. Negli stessi anni il Dottor Floyd S. Cornelison al Boston State Hospital per la prima volta introduce e utilizza l’uso della polaroid con i pazienti schizofrenici. I progressi negli anni 70 e 80 in cui si affianca all’uso della fotografia, altri materiali, come bambole, gesso e figure di altro genere, in modo da far interagire direttamente il paziente stesso e renderlo nella condizione di ricreare situazioni comprensibili senza l’utilizzo della parola. Gli anni 80 sono gli anni delle numerose pubblicazioni e riviste che si occupano di foto terapia. Judi Weiser, tra le pioniere della moderna foto terapia apre nel 1982 il suo Photeraphy centre, a Vancouver, in Canada.
Di spicco il lavoro e la ricerca di Linda Berman, la cui esperienza viene trasformata in un libro: Beyound smile the therapeutic use of photography. Sono proprio la psicologa Judy Weiser e Linda Berman che individuano nella fotografia il mezzo per analizzare le proprie emozioni, l’approccio con essa e il nucleo familiare di appartenenza, riconoscendo all’immagine potere espressivo, forza evocativa, la facoltà di suscitare memorie, emozioni represse, attribuendo alle fotografie personali il merito di facilitare l’analisi del proprio cosmo emozionale, non più quindi, un semplice sistema di rappresentazione della realtà, ma inteso come storia delle nostre radici, utili nel tempo per definire i centri di gravità del nostro stare al mondo. La fotografia, quindi come manifestazione del mondo, un diario personale che nel suo manifestarsi riporta alla luce attimi cruciali, stati psicologici, difficoltà emotive e ampiamente utilizzata nella mediazione delle pratiche di divorzio. Le tipologie e il metodo in cui viene intesa la fotografia è svariato. Si utilizzano foto scattate dai pazienti stessi, foto scattate al paziente o da altre persone, e in numerosissime quantità, le foto di famiglia. Durante le sedute di foto terapia l’immagine viene utilizzata come un ponte della memoria e integrata all’arte terapia. Un progetto fotografico molto interessante e tutto femminile è “the lovelist girl in the word” realizzato dalla fotografa, artista, ed educatrice Miina Savolainen un esempio di come la foto terapia utilizzata a scopo socio-riabilitativo possa coinvolgere attivamente le persone e protrarsi nel tempo. Protagoniste furono 10 ragazze vissute in orfanotrofio tra storie di violenza e abbandono, per diventare successivamente modelle in scenari fiabeschi senza perdere l’autenticità e l’accettazione della propria esistenza , contrapposta agli scenari riproposti dalla fotografa. Un progetto eccezionale concluso dopo 10 anni di lavoro laboratoriale, confidenziale e di dialogo costante.

Anche in Italia, psichiatri, docenti, e psicoanalisti elaborano progetti, idee, e programmi basati sull’immagine la sua pratica. Non da meno quindi nel proporre iniziative, e tra le più importanti condotte troviamo i progetti di Ayres Marques Pinto il quale nel 2001 ha realizzato il percorso fotografico FOTO-INCONSCIO invitando gli ospiti e gli operatori della comunità psichiatrica “Il filo d’Arianna” a girare per Ancona muniti di macchina fotografica. Tra il 2004 e il 2006 ha progettato “La mente nel mirino-A spasso per la città“, realizzato presso il centro di salute mentale di Osimo, confluito poi nella mostra “150 anni di fototerapia”.
Nel 2009 ha realizzato il progetto “Zoom a zonzo”, una serie di spedizioni fotografiche nelle maggiori città delle Marche. Il potere terapeutico delle fotografie, è adatto a chiunque, dagli adulti agli adolescenti. Un veicolo straordinario per raccontarsi, oltre l’indagine verbale, per superare traumi, difficoltà spesso sepolte nel nostro inconscio. In Italia esistono diversi fototerapeuti, anche se ufficialmente non esiste un registro, ma sono reperibili sul sito www.phototeraphy-centre.com.



serena1O
Proprietario
serena1O 17/04/2018 ore 06:58 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore







@IOXSONGXLEGGEND :

Le zone emozionali del loro cervello secondo un recente studio reagiscono come quelle dei bambini. Le solite esagerazioni, diranno in molti, di chi magari non ha figli e riversa sul cane, sul gatto il proprio amore filiale, commettendo peraltro un errore che la scienza ha sempre rigettato come sbagliato e pericoloso e gli stessi amanti degli animali. Eppure, alla luce dei recenti studi, condotti da Gregory Berns, prestigioso neuro-scienziato della blasonata Emory University di Atlanta (Georgia, Stati Uniti), sarà bene riconsiderare il concetto di umanizzazione, almeno per quel che riguarda i cani.Il ricercatore americano, coadiuvato da un noto addestratore canino, è riuscito ad addestrare un certo numero di cani a rimanere perfettamente fermi per oltre 30 secondi all'interno del tunnel dove fanno gli esami di Risonanza Magnetica








allo scopo di paragonare le nostre aree cerebrali (già note ovviamente) con quelle del cane, deputate all'espressione di certe emozioni. Il risultato è eclatante e ha ripagato abbondantemente il lavoro dei ricercatori. Le aree cerebrali umane che si «illuminano» quando si pensa a situazioni piacevoli (cibo, amore, denaro) sono esattamente le stesse che si «illuminano» nel cane quando gli si fornisce l'indicazione di dove è il suo cibo preferito. La parte cerebrale interessata è il cosiddetto «nucleo caudato», che è situato tra il ponte e la corteccia cerebrale ed è ricco di recettori della dopamina che, assieme alla famosa serotonina, determina se siamo felici o depressi.









Nell'uomo, il nucleo caudato gioca un ruolo chiave nell'anticipazione di stati emozionali relativi al cibo, al denaro e all'amore.Nei cani, sottoposti a risonanza magnetica senza l'uso di alcun farmaco tranquillante o anestetico (come è d'uso), di fronte a indicatori di cibo o all'odore di parti umane, indovinate quale regione cerebrale si «illumina»? Sì, proprio il nucleo caudato che, nei test preliminari, subisce un'attivazione anche quando il proprietario, momentaneamente uscito dalla vista, riappare. Non è tutto: l'attivazione del nucleo caudato avviene allo stesso modo nell'uomo e nel cane, quando si tratta di pensare a emozioni positive. Ovvio che questa scoperta apre obbligatoriamente una profonda riflessione sul rapporto tra uomo e cane. E quindi dire al proprio cane sembri un bimbo non è più un esagerazione.




Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 17/04/2018 ore 19:48 Quota

(nessuno) le foto sono terapeutiche per lo spettatore

@Mati68 scrive:
Avrei un pensiero per questa foto, ma sarei volgare

:hoho :hoho

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