Forum - Amici della Natura

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enzo346 13/09/2017 ore 02:04 Quota

(nessuno) La fine del pesce

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13/09/2017 02:04:52
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IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 13/09/2017 ore 19:39 Quota

(nessuno) La fine del pesce

l'impatto del cambiamento climatico sugli ecosistemi marini e sulle specie che li abitano, concludendo che entro il 2050 si rischia un'estinzione di massa. E' stato osservato che le catene alimentari degli oceani di tutto il mondo sono a rischio crollo a causa delle emissioni di gas serra, della pesca intensiva e dell'inquinamento localizzato.
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 13/09/2017 ore 19:45 Quota

(nessuno) La fine del pesce

Inquinamento e pesca intensiva, così stiamo mettendo a rischio l’Adriatico


L’Adriatico è a rischio. Anno dopo anno, il mare più pescoso di tutto il Mediterraneo sta perdendo la sua ricchezza. Per il nostro Paese il danno è altissimo. Tra il golfo di Venezia e il canale d’Otranto si concentra il 47 per cento dell’intera flotta di pesca industriale italiana. Da questo mare proviene il 50 per cento dei nostri prodotti ittici. Eppure l’inquinamento e l’intensa attività di pesca a strascico stanno portando a un rapido impoverimento delle acque. «Sono danni che non vengono raccontati fino in fondo» racconta a Montecitorio il noto giornalista Andrea Purgatori, presidente di GreenPeace Italia. «Un problema che si è trascinato nel corso degli anni fino a diventare una vera emergenza». I dati presentati sono preoccupanti. Tutti gli stock ittici commerciali dell’Adriatico sono sovrasfruttati. Le conseguenze sono fin troppo evidenti. «Tra il 2007 e il 2015 gli sbarchi di prodotti ittici in Adriatico della flotta di pesca italiana sono calati del 21 per cento, da 116.898 a 92.595 tonnellate». La denuncia arriva dall’Adriatic Recovery Project, una campagna lanciata dall’associazione MedReAct in collaborazione con Legambiente, Marevivo, l'Università di Stanford e il Politecnico delle Marche. Alcune specie pagano il prezzo più alto. Il nasello subisce un prelievo di oltre cinque volte superiore ai limiti sostenibili. Il risultato? Tra il 2006 e il 2014, le catture di questo pesce «sono diminuite del 45 per cento sia per i pescherecci italiani sia per quelli croati». Stesso destino per gli scampi, altro pregiato prodotto ittico. Tra il 2009 e il 2014, si legge ancora, le catture di questa specie sono diminuite addirittura del 54 per cento.





Il nasello subisce un prelievo di oltre cinque volte superiore ai limiti sostenibili. Il risultato? Tra il 2006 e il 2014, le catture di questo pesce «sono diminuite del 45 per cento ». Stesso destino per gli scampi. Tra il 2009 e il 2014, si legge ancora, le catture di questa specie sono diminuite addirittura del 54 per cento







È un problema che interessa la salute del mare, ma anche la nostra economia. L’impoverimento delle risorse marine ha un impatto diretto sul settore della pesca. Basti pensare che il solo nasello costituisce il 7,8 per cento del valore di tutti gli sbarchi ittici in Italia (pari a 64 milioni di euro nel 2014). «Decenni di pesca a strascico - si legge in un documento consegnato alla Camera - hanno causato il declino degli stock ittici, della biodiversità e, allo stesso tempo, dell’economia della piccola pesca». Si tratta di decine di migliaia di famiglie. Del resto, come ha spiegato il commissario Europeo Karmenu Vella, citato nel testo dell’Ariatic Recovery Research, «il 75 per cento delle risorse marine viene catturato dal 20 per cento delle grosse navi da pesca industriale, mentre all’80 per cento dei piccoli pescatori non rimane che il residuo, cioè il 25 per cento dei pesci». Ecco perché le iniziative proposte per salvare l’Adriatico non possono prescindere da questa realtà.





Tra il golfo di Venezia e il canale d’Otranto si concentra il 47 per cento dell’intera flotta di pesca industriale italiana. Da questo mare proviene il 50 per cento dei nostri prodotti ittici






Il progetto presentato a Montecitorio propone il divieto di pesca a strascico in una specifica area dell’Adriatico. Si tratta della Fossa di Pomo, una depressione del bacino centrale che arriva fino a 260 metri di profondità e oggi ospita alcune delle più importanti aree di riproduzione per diverse specie ittiche. È un’iniziativa già avviata nel 2015, ma recentemente interrotta. Una misura necessaria per salvaguardare la salute dell’Adriatico, spiegano i proponenti, a cui devono partecipare in misura comune sia l’Italia che la Croazia, i due paesi con le principali flotte adriatiche.

L’ex ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Mario Catania, presente all’incontro, conferma l’urgenza dell’intervento. «Ma accanto alla tutela di quest’area - spiega - è importante prevedere alcune azioni di carattere sociale. Per tutelare i pescatori che saranno colpiti dalle limitazioni introdotte». L’obiettivo è quello di garantire un futuro all’Adriatico, «un mare oggi impoverito e sofferente». Ma anche all’economia della pesca. Un argine alla perdita di una grande ricchezza ambientale. «Non solo quella più evidente, come gli abbondanti stock di alici e sardine, di naselli e scampi o i banchi di ostriche sottocosta - si legge - ma anche quella più nascosta, come la biodiversità dei fondali». La sfida è lanciata. «L’Adriatico è un mare particolarmente vulnerabile» racconta il presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci. «Ma in passato ha già visto vincere tante battaglie ambientali».

serena1O
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serena1O 13/09/2017 ore 20:02 Quota

(nessuno) La fine del pesce

EFFETTI DELLE PIOGGE ACIDE SU AMBIENTE ED UOMO

Laghi e fiumi e mare



Nei fiumi, nei laghi e nei mari un abbassamento del pH provoca notevoli alterazioni: lo sviluppo degli embrioni di alcune specie viene bloccato già a valori di pH minori di 6, mentre a valori inferiori a 5, cominciano via via a scomparire varie specie di pesci, a cominciare dai salmoni e dalle trote. Ad esempio tutti i pesci in 140 laghi nel Minnesota sono morti e la popolazione di salmoni e di trote nei principali fiumi della Norvegia si è sensibilmente ridotta a causa della crescente acidità dell'acqua. Rapidi incrementi nel livello di acidità uccidono grandi quantità di pesci, ma il rischio maggiore sta negli incrementi su lungo termine, che arrestano i processi riproduttivi dei pesci. L'acido in eccesso libera anche dei metalli tossici, che sono normalmente nelle rocce, come l'alluminio che impedisce la respirazone dei pesci. Le piante monocellulari e le alghe dei laghi sono ugualmente danneggiate dai crescenti livelli di acidità: molte di esse muoiono quando il livello di acidità (pH) scende sotto il 5 e, quando il pH arriva a 4.5, ogni essere vivente si estingue.Un problema molto pubblicizzato è l'effetto delle piogge acide sugli alberi. Le conifere ne sono particolarmente colpite, fino a perdere tutti gli aghi e a produrre semi incapaci di generare nuovi alberi. La pioggia acida reagisce anche con molti nutrienti necessari alle piante, come il calcio, il magnesio e il potassio, indebolendo così gli alberi che risultano allora molto più esposti ad altre forme di danno, come essere abbattuti dal vento o spezzati sotto il peso della neve.

Persone
In modo piuttosto sorprendente, gli effetti delle piogge acide sugli alberi hanno oscurato gli effetti sulle persone. Molti metalli tossici sono presenti nel suolo sotto forma di composti. Tuttavia, la pioggia acida è in grado di scindere questi composti, liberare i metalli e portarli nei corsi d'acqua. In Svezia, circa 10.000 laghi oggi hanno una concentrazione di mercurio così elevata che si consiglia la popolazione di non mangiare pesci provenienti da essi. Quando l'acqua diviene più acida, essa può reagire con il piombo e il rame delle tubature, contaminando le riserve di acqua potabile. In Svezia, l'acqua potabile aveva raggiunto un livello tale di rame da far diventare i capelli verdi. Cosa un po' più preoccupante, una tale quantità di rame provoca diarrea nei bambini e può danneggiare il fegato e i reni.
serena1O
Proprietario
serena1O 13/09/2017 ore 20:03 Quota

(nessuno) La fine del pesce

Effetti delle piogge acide sull'ecosistema


Gli effetti degli inquinanti acidi sugli ecosistemi variano a seconda delle caratteristiche delle aree interessate.
In genere i suoli caratterizzati dalla presenza di rocce calcaree sono in grado di neutralizzare direttamente l’acidità per la presenza dei carbonati che permettono di mantenere costante il pH; in ogni caso il potere tampone del terreno alla lunga si esaurisce ed il suolo si acidifica. I terreni più sensibili sono quelli derivati da rocce cristalline come il granito e le quarziti. Nei suoli poveri o totalmente privi di calcare gli inquinanti acidi causano l’impoverimento del terreno per la perdita di ioni calcio, magnesio, potassio e sodio. In effetti nel suolo avviene lo scambio degli ioni idrogeno liberati dagli acidi con questi cationi, che possono così essere solubilizzati e trasportati via con le acque di percolazione.
Il processo comporta anche la liberazione nel terreno degli ioni metallici che risultano spesso tossici per le piante. In particolare il forte abbassamento del pH provoca la liberazione dell’alluminio trivalente, estremamente tossico.
L’abbassamento del pH nel terreno può anche causare la compromissione di molti processi microbiologici, fra i quali l’azotofissazione (il processo che comporta l’arricchimento del suolo di azoto tramite la fissazione dell’azoto molecolare atmosferico).
Anche i corpi idrici sono soggetti ai fenomeni di acidificazione, soprattutto nelle aree dove sono presenti suoli che non sono in grado di tamponare l’azione degli inquinanti acidi. Il fenomeno si è manifestato soprattutto nei laghi della Scandinavia, degli Stati Uniti nordorientali e del Canada sudorientale. Le conseguenze sugli organismi acquatici possono essere sia dirette, cioè dovute alla tossicità delle acque, che indirette, cioè dovute alla scomparsa dei vegetali o delle prede più sensibili all’acidificazione e che costituivano parte della catena alimentare. L’acidità dei laghi può infatti modificare le popolazioni di diatomee e di alghe brune e può alterare sia la distribuzione che la varietà della fauna ittica: lo sviluppo embrionale di alcuni pesci viene bloccato già a valori di pH minori di 6 mentre ad un pH inferiore a 5 cessa la riproduzione della maggior parte dei pesci e cominciano a scomparire alcune specie, prime fra tutte i salmoni e le trote











Come si più chiaramente vedere dal grafico, al diminuire del pH scompaiono diverse specie presenti nei corpi idrici.

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