Forum - Amici della Natura

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serena1O 20/10/2016 ore 22:00 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura









La plastica non è amica della natura











È vero e sacrosanto che la plastica ha semplificato molto la vita dell’uomo e ha consentito la produzione di oggetti a bassissimo costo per gli usi più comuni fino ad arrivare a quelli più complessi e specialistici. La plastica viene usata sia per la produzione di sacchetti usa e getta che per la produzione di strumentazione sanitaria. La plastica viene usata sia per imballare i prodotti più disparati che per la realizzazione di componentistica per gli aerei o per le navicelle spaziali.







La plastica, però, presenta un paio di inconvenienti che non la rendono troppo amica della natura. I suoi componenti e gli additivi utilizzati per produrla nelle sue infinite tipologie e colorazioni molto spesso non sono salutari se vengono ingeriti, soprattutto se vi è stata una qualche alterazione termica della stessa. La plastica poi fa molta fatica a degradarsi (si ragiona nell’ordine di migliaia di anni) se esposta agli agenti atmosferici e ai microrganismi. Per questo abbandonarla in natura e non gestirne correttamente lo smaltimento provoca quello che si vede dalle foto che, da sole e senza troppe parole, descrivono molto bene il problema.








È quindi giunta l’ora che si abbandoni definitivamente la produzione di questi materiali che oramai fanno parte della storia e si inizi a realizzare plastiche (o surrogati delle plastiche) più salutari, facilmente degradabili e biocompatibili. Non ci sono più scuse.
















Foto 1: La tartaruga è cresciuta deforme a causa di un anello di plastica che le ha compresso il carapace.
Foto 2: La tartaruga d’acqua dolce è cresciuta deforme a causa di un imballaggio per il trasporto delle lattine che le ha compresso la parte anteriore del carapace.
Foto 3: I resti di un albatros trovato su isole remote disabitate. Si può notare come il suo stomaco sia pieno di pezzi di plastica che ha probabilmente ingoiato confondendoli con il cibo.
Foto 4: Il leone marino soffre per le continue ferite riportate da un filo di plastica che è avvolto intorno al suo collo e che l’animale non riesce a togliersi.
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20/10/2016 22:00:34
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IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 20/10/2016 ore 22:06 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@serena1O scrive:
È quindi giunta l’ora che si abbandoni definitivamente la produzione di questi materiali che oramai fanno parte della storia e si inizi a realizzare plastiche (o surrogati delle plastiche) più salutari, facilmente degradabili e biocompatibili. Non ci sono più scuse.

sarebbe ora si,iniziando dalle bottiglie ,nn tutti i tipi di plastica sono riciclabili
Do.nnaConLaGonna
Partecipante
Do.nnaConLaGonna 20/10/2016 ore 22:10 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura








Uno dei fiumi più inquinati del mondo, Citarum ( Indonesia ) :-(
IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 20/10/2016 ore 22:13 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

Sin dai tempi più antichi gli uomini modellavano materiali come argilla e creta per ottenere degli oggetti rigidi adatti all'uso domestico o semplicemente per abbellimento estetico.
Creta e argilla hanno una cosa in comune: la plasticità. Un materiale plastico, infatti, ha la particolarità di mantenere la forma che gli viene impressa. In natura, creta e argilla a parte, esistono tanti materiali plastici, dalla cera all'ambra, dalla colofonia (o pece greca) alla gomma arabica. Ma cosa indichiamo di solito, oggi, con la parola plastica? Scopriamolo insieme.

UN PO' DI STORIA
Due secoli fa, attorno al 1860, il gioco del biliardo era diventato una vera e propria moda. Le palline erano fatte d'avorio, materiale che si ricava dalle zanne degli elefanti e la cui produzione costava tantissimo non solo in termini di denaro ma anche di vita dei poveri elefanti. Ecco perché, nel 1863, una fabbrica di New York offrì 10mila dollari a chi avesse inventato un materiale economico per sostituire l'avorio. Chi ci riuscì e quando?



I vecchi dischi a 45 e a 33 giri erano fatti di un tipo di plastica chiamato vinile.




LA CELLULOIDE: PRIMA MATERIA PLASTICA ARTIFICIALE
Sei anni dopo, nel 1869, il tipografo John Hyat inventò la celluloide il materiale usato, da allora in poi, per creare pettini, dentiere, manici di spazzole e tanti altri oggetti comuni. La celluloide è stata la prima sostanza plastica artificiale ed è fatta di canfora (una cera che si trova in natura) azoto e cellulosa.

La vera svolta arrivò però nel 1889 quando la Kodak utilizzò la celluloide per produrre la pellicola fotografica e cinematografica. Il difetto? La celluloide era estremamente infiammabile.

LA BACHELITE, LA PRIMA MATERIA PLASTICA SINTETICA
Per ottenere la prima plastica sintetica, ossia ottenuta senza usare sostanze naturali (come nella celluloide, vedi sopra), bisogna aspettare il 1909. Il chimico belga-americano Leo Baekeland riuscì a creare la bachelite, una sostanza composta da fenolo e formaldeide che si modellava con il calore e che, una volta raffreddata, non poteva più cambiare forma, neanche riscaldandola nuovamente. Si trattava della prima plastica termoindurente (che cioè diventa dura con il calore). Oggi è ancora usata oggi in vari oggetti: dai manici delle pentole agli interruttori, fino ai componenti delle auto.



COME LA PLASTICA SI E' DIFFUSA IN TUTTO IL MONDO
Negli anni '20 del secolo scorso cominciarono i primi esperimenti per creare materiali plastici usando il petrolio. Bisogna però aspettare fino agli anni '30 per arrivare all'invenzione del plexiglass. Avete presente quel meraviglioso materiale che è simile al vetro invece è... plastica? Beh, fu inventato nei laboratori tedeschi, deriva dal petrolio e, in seguito alla sua invenzione, arrivarono due altri tipi di plastica di successo: il PVC e il poliuretano.

Dagli anni '30 in poi la storia delle plastica fu tutta una serie di successi:
Nel 1933 in Inghilterra si inventa il polietilene (hai presente la "pellicola" per proteggere i cibi?).
Nel 1938 in America nasce il nylon, la fibra sintetica usata per i tessuti.
Nel 1954 l'italiano Giulio Natta inventa il "moplen", la plastica ancora oggi usata per vasche e vaschette, anche alimentari. Per questa invenzione, nel 1963 Natta ha ricevuto il premio Nobel.

E così, in appena 20 anni, la corsa dei materiali plastici non si è più arrestata e tutt'ora si continuano a sperimentare e a inventare nuovi tipi di plastica.
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 20/10/2016 ore 22:14 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@Do.nnaConLaGonna scrive:
Uno dei fiumi più inquinati del mondo, Citarum ( Indonesia )

:-(
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 20/10/2016 ore 22:16 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

Ogni anno produciamo 100 milioni di tonnellate di plastica e il 10% di essa finisce in mare
La plastica è indistruttibile: si conserva per 500-1.000 anni :-(
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 20/10/2016 ore 22:16 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

La plastica galleggia e vive anni e anni in mare. Ad un certo punto, la troviamo anche nei primi strati al di sotto della superficie. Sono pezzetti piccoli, la micro-plastica. Questi pezzetti sono dannosi: formano delle reti, chiamate “ghost net”, nelle quali si intrappolano pesci, mammiferi, animali di ogni specie.
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 20/10/2016 ore 22:22 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

Ogni anno nel mondo muoiono 100.000 tra tartarughe marine e mammiferi marini e 1 milione di uccelli per aver ingerito pezzi di plastica.

I piccoli pesci, come le sardine, inghiottono così tanti pezzetti di plastica, scambiati per cibo, che non riescono più a nuotare, a variare profondità in cerca di cibo e muoiono di fame.
La plastica, da grande conquista, si è trasformata in un grave problema per l’ambiente e gli ecosistemi. Siamo passati da un’economia basata sul “buono e durevole” all’economia del “produci consuma usa getta”. Occorre cambiare rotta. Molto è stato fatto per abolire i sacchetti di plastica, ma c’è ancora tanta plastica in giro da gestire bene.
Giunone1960
Amministratore
Giunone1960 21/10/2016 ore 10:27 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

Se non mi sbaglio,già tempo fa si era parlato di togliere la plastica.Intendo non molto tempo fa.Eppure ne vedo ancora in giro molta,moltissima.Ho idea delle dimensioni del pianeta ma purtroppo anche degli individui che l'abitano e che producono quantità abnormi di tutto un pò.E non ne vedo nulla di buono per il futuro.
enzo346
Amministratore
enzo346 21/10/2016 ore 10:37 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

Trovare altre soluzioni, non guasterebbe, ma come risolviamo, il problema delle brutte abitudini, delle persone? Non sono certo i produttori, che gettano in mare o in terra i rifiuti, a cominciare da tutti quei fighetti, che mangiano e cagano, quando stanno in crociera, tra le foto delle loro vacanze, dovrebbero portarsi a casa anche qualche rifiuto, su questo tema, tutti si devono dare una bella regolata, perchè, anche se riciclabile, se non perdi il vizio di gettarlo in terra, sempre cumuli di rifiuti si creano, quando tutti avranno imparato, ne torniamo a parlare...
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 21/10/2016 ore 10:44 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@enzo346 scrive:
tutti si devono dare una bella regolata

esatto,un po tutti abbiamo la colpa,se ognuno di noi comprasse meno cose confezionate in plastica varia sicuramente ce ne sarebbe meno ,poi cm dici tu,molti buttano in giro dove capita qualsiasi genere di immondizia
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 21/10/2016 ore 10:46 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@Giunone1960 scrive:
.E non ne vedo nulla di buono per il futuro.

secondo me il primo passo spetta a noi farlo ,cercando di nn comprare cibi in plastica e imparare a fare la raccolta differenziata
serena1O
Proprietario
serena1O 21/10/2016 ore 11:31 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@Do.nnaConLaGonna scrive:
Uno dei fiumi più inquinati del mondo, Citarum ( Indonesia )

:-( le immagini parlano da sole

serena1O
Proprietario
serena1O 21/10/2016 ore 11:34 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@Giunone1960 scrive:
Se non mi sbaglio,già tempo fa si era parlato di togliere la plastica.Intendo non molto tempo fa.Eppure ne vedo ancora in giro molta,moltissima.

troppa,se proprio nn si puo farne a meno,dovrebbero usare solo quella riciclabile :-(
serena1O
Proprietario
serena1O 21/10/2016 ore 11:44 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@enzo346 scrive:
perchè, anche se riciclabile, se non perdi il vizio di gettarlo in terra, sempre cumuli di rifiuti si creano, quando tutti avranno imparato, ne torniamo a parlare...

vero ne facciamo troppa :-(
vento.l
Partecipante
vento.l 23/10/2016 ore 04:28

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@serena1O scrive:
La plastica non è amica della natura

enzo346
Amministratore
enzo346 24/10/2016 ore 02:26 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

La plastica, la fa l'uomo, quindi, l'uomo e nemico di se stesso e della natura, quando si tratta di fare danni, nessuno lo batte...
enzo346
Amministratore
enzo346 24/10/2016 ore 02:48 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

Anche una semplice carta di caramella, o un mozzicone di sigaretta fa mucchio, e regolarmente, finiscono in terra, tanto sono piccole, osservate uno stadio o una fiera, cosa rimane per terra, quando ognuno se ne torna a casa, e incredibile, come l'essere umano considerato l'animale più intelligente, non abbia ancora capito, la vera funzione, dei cestini o contenitori per rifiuti, una scimmia lo capirebbe subito...
serena1O
Proprietario
serena1O 24/10/2016 ore 06:42 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@enzo346 scrive:
, e incredibile, come l'essere umano considerato l'animale più intelligente, non abbia ancora capito




nn vuole capire contribuisce solo x la distruzione di tutto cio che questa terra cosi meravigliosa ci da,come nn si vuol capire che tutti sti materiali in plastica sono dannosi x la nostra salute
serena1O
Proprietario
serena1O 24/10/2016 ore 06:48 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@IOXSONGXLEGGEND :



RISCHI PER LA SALUTE IN CUCINA: MATERIALI E OGGETTI A CONTATTO CON GLI ALIMENTI















Sono definiti "MATERIALI E OGGETTI A CONTATTO CON ALIMENTI" (da ora in avanti MOCA ) quei materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (utensili da cucina e da tavola quali pentole, posate, piatti e bicchieri, recipienti e contenitori, pellicole-fogli etc.) nonchè i materiali per contenere acqua ad uso alimentare e bevande.
La problematica piu' seria relativa ai MOCA e' la sicurezza per la nostra salute: sara' capitato a tutti almeno una volta nella vita di chiedersi : posso avvolgere questo cibo nell’alluminio?
In Italia la produzione dei MOCA è disciplinata da regolamenti comunitari e provvedimenti nazionali finalizzati a garantire che tali oggetti siano prodotti conformemente alle buone pratiche di fabbricazione e in modo tale che in condizioni d’impiego normale o prevedibile non trasferiscano agli alimenti sostanze in quantità tale da:
• costituire un pericolo per la salute umana
• comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari
• comportare un deterioramento delle caratteristiche organolettiche.
I MOCA infatti possono trasferire sostanze di cui sono composti ai prodotti alimentari. La problematica nasce dal fatto che la maggior parte delle sostanze trasferite sono potenzialmente tossiche per la nostra salute. Le normative ne regolamentano i limiti concessi ovvero regolano la soglia massima accettabile per ciascuna sostanza ma un atteggiamento prudenziale è consigliato in quanto il susseguirsi degli studi in materia spesso cambia le soglie che vengono spesso abbassate ,per cui i valori considerati accettabili oggi potrebbero non esserlo più tra qualche anno. Per questo e' importante conoscere le proprieta' dei materiali, per evitare di favorire o soprattutto accentuare la migrazione delle sostanze negli alimenti. L’entità della migrazione dipende dalla: –natura e composizione del materiale –natura e composizione dell’alimento –superficie di contatto –tempo di contatto –temperatura di contatto. I materiali destinati al contatto con gli alimenti sono prodotti tramite l'utilizzo di sostanze facenti parte di una "lista positiva" disciplinata dalle normative. I materiali presi in considerazione sono: • materie plastiche • cellulosa rigenerata • carta e cartone • gomma • vetro • acciaio inossidabile • banda stagnata • banda cromata verniciata • ceramica • alluminio.


MATERIE PLASTICHE
Tutte le plastiche ad uso alimentare devono riportare il simbolo







ma la presenza di questo simbolo in realtà non ci tutela dalla innocuità del materiale. Oltre a questo simbolo dobbiamo sempre verificare con quale plastica è fatto l’oggetto. Ad ogni materiale corrisponde un codice numerico: numero 1: polietilene tereftalato o PET- numero 2: polietilene ad alta densità o HDPE o PE - numero 3: cloruro di polivinile o PVC - numero 4: polietilene a bassa densità o LDPE - numero 5: polipropilene o PP - numero 6: polistirene o polistirolo - numero 7: altri (policarbonato, resine epossidiche, melmina).



PET


Sono fatti in PET le BOTTIGLIE IN PLASTICA PER ACQUA E BIBITE:
le bottiglie sono concepite per essere monouso e per essere utilizzate con sostanze fredde. Il processo di degradazione del PET infatti è favorito dal calore: il calore può portare alla formazione di acetaldeide e antimonio. Le bottiglie di acqua minerale quindi sono contenitori monouso e non dovrebbero essere riutilizzate. Questa precauzione dovrebbe essere adottata ancor più quando la bottiglia (o l’imballaggio ma anche un qualsiasi articolo da cucina) presenta segni di usura (tagli, rotture, alterazioni) perché questi punti potrebbero rappresentare zone privilegiate per la migrazione di sostanze più o meno pericolose contenute nella plastica.
HDPE o PE
Il polietilene ad alta densità è la plastica più sicura in ragione della sua non reattività con le sostanze, è utilizzata per i TAPPI DELLE BOTTIGLIE ed alcuni CONTENITORI OPACHI per prodotti per la casa ( per esempio bottiglie per acido stura lavandini) o talvolta latte. I contenitori ed utensili in questo materiale sono sempre preferibili, quindi bisogna cercare le plastiche numero 2, soprattutto se dobbiamo usarle con sostanze calde , come mestoli.
PVC
Il cloruro di polivinile è una delle plastiche più pericolose con cui possiamo venire in contatto. Rilascia sostanze tossiche per tutto il suo ciclo di vita dalla diossina se bruciato, al mercurio agli ftalati. Sono fatte in PVC le pellicole per avvolgere il cibo. Il maggior rischio per la salute proveniente dalle pellicole lo genera il fatto che il PVC contiene gli FTALATI che ne favoriscono l'elasticità e resistenza ma allo stesso tempo sono estremamente nocivi. Gli FTALATI hanno effetti negativi sullo sviluppo sessuale maschile, sulla maturazione dei testicoli, sono perturbatori ormonali e causa di infertilità. Sono sostanze cancerogene e possono con l'accumulo nuocere a fegato e reni. Gli ftalati non sono stabili nel PVC e possono facilmente migrare in cibi contenenti grassi. Per questo è necessario evitarne il contatto con i sughi, con il burro, lo strutto ma anche salsicce o macinato di carne, pollame con pelle, in generale tutti i cibi grassi. Per questo scopo è indispensabile utilizzare pellicole con le scritte “PVC free, senza PVC o non contiene ftalati”. La carne o altri prodotti da banco frigo che compriamo al supermercato sono avvolti in pellicola con PVC, quindi dovrebbe essere nostra premura arrivati a casa, di togliere la carne o gli altri cibi e imballarli diversamente.
LDPE
Il polietilene a bassa densità caratterizza la composizione di SACCHETTI DA FREEZER, SAC A POCHE da pasticceria, GUANTI monouso (per intenderci quelli usati per prendere verdure o il pane nei supermercati) e bottiglie spremibili che difficilmente troviamo in cucina. I sacchetti da freezer possono tranquillamente essere utilizzati per l'uso per cui sono indicati chiudendoli con il legaccio fornito nella confezione. Non possono essere utilizzati per la cottura. Non possono essere riutilizzati PP PP è l'abbreviazione di polipropilene. Plastica da considerarsi sicura per gli utilizzi indicati. Sono in PP le VASCHETTE CON COPERCHIO per alimenti (per es. Tupperware) , le VASCHETTE DI GELATO dei supermercati, le BOTTIGLIE DI KETCHUP. Per gli ultimi due oggetti l'uso è inequivocabile e si consiglia il non riutilizzo. Per quello che riguarda le VASCHETTE CON COPERCHIO per alimenti maggiori sono le indicazioni impresse sui contenitori, maggiore è la qualità del prodotto; si va dal semplice :

che ci limita ad un utilizzo a temperatura ambiente o frigorifero; ad indicazioni più specifiche:
• per alimenti • adatto al microonde • adatto al congelamento • sicuro in lavastoviglie, tenendo presente che difficilmente possono sopportare temperature sopra i 120° nel microonde o i -30° nel freezer. Talvolta alcuni alimenti con particolare pigmentazioe possono cedere il loro colore al contenitore (per es. pomodori, mirtilli,carote) , in questo caso si consiglia di introdurli nella vaschetta una volta raffreddati, ma comunque non ne compromettono la funzione.
PS
Il polistirene o polistirolo è largamente usato per le sue doti di isolamento termico in forma di CASSE PER IL TRASPORTO DI ALIMENTI, TAZZE DA ASPORTO, VASSOI PER CARNI E PESCI, VASCHETTE PER IL GELATO ma anche POSATE DA ASPORTO STOVIGLIE ed altro. La sua sicurezza è un argomento controverso. Il materiale contiene lo stirene che ha una struttura simile agli estrogeni ed è potenzialmente in grado di generare interferenze ormonali ma i dati sono ancora controversi, non è certa la migrabilità della sostanza nel "normale" utilizzo.
ALTRI (OTHERS)
Con il codice 7 sono identificate tutte le altre materie plastiche tra cui contenitori in policarbonato, resine epossidiche, e resine melminiche, che rilasciano bisfenolo A, formaldeide e melmina. Gli oggetti in questione sono BICCHIERI e STOVIGLIE e CONTENITORI ( insalatiere, spremiagrumi) del tipo rigido antiurto e colorato, trasparenti nel caso del policarbonato. In resina melaminica sono i PIATTI infrangibili e decoratissimi per i più piccoli. In resina epossidica sono i rivestimenti interni delle SCATOLETTE , LATTINE, BARATTOLI per non fare venire a contatto il metallo con gli acidi del contenuto. Questi contenitori sono legalmente in commercio (in Italia) ma contengono sostanze provatamente nocive come il bisfenolo A , la formaldeide e la melamina stessa. Il bisfenolo a (BPA) interferisce con lo sviluppo sessuale del feto maschio, provoca aritmie cardiache, favorisce il cancro alla mammella e alla prostata, agisce sul sistema nervoso. L' Unione Europea sostiene che l'assorbimento di questa sostanza sia al di sotto della soglia di sicurezza, ulteriormente abbassata nelle quantità nel 2015, ma a scopo precauzionale ne ha proibito l'utilizzo nei biberon. La Francia ne ha proibito l'utilizzo , l'importazione e l'esportazione in toto, come da molto tempo il Canada. La formaldeide è uno degli agenti cancerogeni più pericolosi è presente nelle resine delle lattine ed è anche diffuso nelle polveri delle case in quanto presente sugli strati dei mobili in trucilare, vernici, smalti. Inalato provoca asma. La melmina agisce negativamente sui reni ( ricordiamo la cronaca con il latte alla melmina spacciato in Cina che ha causato la morte di numerosi bambini).



PER UTILIZZARE CORRETTAMENTE LE MATERIE PLASTICHE E’ OPPORTUNO RICORDARE QUESTE POCHE REGOLE:

1) Conoscere i codici identificativi (riciclaggio) delle materie plastiche.
2) Evitare i materiali contrassegnati dai codici 3, 6, 7.
3) Evitare plastiche non contrassegnate, che il più delle volte sono 7.
4) Evitare vecchi utensili o contenitori (es. biberon di seconda mano)
5) Evitare di usare la plastica nei forni (il calore in ogni caso contribuisce alla cessione di sostanze); non costa nulla trasferire la pietanza in un contenitore di vetro o di ceramica.
6) Utilizzare per lo scopo previsto, ricordando che la maggior parte dei contenitori con codice 1 sono monouso.
7) Lavare a mano con spugne non abrasive.
8) Non congelare se non espressamente indicato.
9) Essere razionali poichè ogni giorno veniamo i contatto con sostanze e situazioni ben più rischiose.
VETRO
Il vetro per alimenti (caretterizzato dalla sigla A1 in rilievo) Il vetro è impermeabile ai contaminanti esterni e non incide sul gusto dell'alimento e soprattutto è CARATTERIZZATO DA INERZIA CHIMICA. Il vetro non contiene sostanze potenzialmente nocive per l'uomo essendo costituito da componenti naturali, quali silice e ossidi di sodio e calcio, che non hanno effetti negativi sulla salute. È possibile godere di una cucina salubre utilizzando PIROFILE e CASSERUOLE di questo materiale, che possono andare in forno sia normale che microonde e, con l'accorgimento di mettere uno spargifiamma, anche sul fuoco del gas. Non essendo un materiale poroso è possibile cucinare qualunque alimento non curandosi del grado di acidità. I contenitori in vetro (BARATTOLI, BOTTIGLIE) sono certamente riutilizzabili, sterilizzabili e lavabili. In caso di utilizzo per conserve o congelamento ed in generale in ogni caso usare l'accortezza di non riempirli fino all'orlo: per evitare esplosioni dei barattoli ma anche per non tenere il cibo a contatto con il coperchio, rivestito di resine epossidiche contenenti materiali nocivi per la salute.


CARTA E CARTONE


Neppure carta e cartone sono sicuri al 100%? Se pure si sia portati a pensare alla carta come un prodotto naturale essa in realtà non lo è : di fatto è composta solo in parte di fibra di cellulosa, essendo in parte composta anche di agenti sbiancanti o di collaggio, o polimeri e cere utilizzati per il rivestimento, che possono migrare verso il prodotto alimentare e contaminarlo. La legge italiana descrive le caratteristiche per rendere la carta adatta al contatto con gli alimenti attraverso percentuali di fibra obbligatorie nel contenuto ed una lista positiva di sostanze coadiuvanti ma la migrazione di sostanze nel cibo è sempre possibile. Particolare attenzione è data ad alimenti che per loro natura (umidità e contenuto di olio)sono considerati estrattivi dei migranti dal contenitore ( il caso della pizza e di altro cibo d'asporto o street food) di cui la parte in fibra deve essere pura cellulosa vergine, quindi non riciclata o comunque a contatto con il cibo abbia uno strato di carta vergine. La carta riciclata infatti al suo interno ha inquinanti tossici come gli inchiostri di stampa e molto altro. L'uso di carta riciclata è consentita solo a contatto con alimenti secchi (es. riso, sale zucchero e simili).


IMBALLAGGI METALLICI


I prodotti comunemente impiegati negli imballaggi metallici sono la banda stagnata o “latta” (acciaio rivestito da uno strato di stagno), la banda cromata (acciaio rivestito da uno strato di cromo) e l’alluminio. Per quanto riguarda la sicurezza dell’alimento la maggior parte delle lattine è internamente ricoperta con uno strato polimerico (di solito resine fenoliche) e, di conseguenza, lo strato a contatto con l’alimento non è il metallo ma la plastica. Le resine fenoliche sono una famiglia di polimeri ottenuti per reazione tra fenolo e formaldeide. Dunque le sostanze di preoccupazione non sono solo i metalli (stagno, cromo, piombo), ma anche le sostanze migranti dallo strato delle lattine, quali additivi, monomeri e altri componenti non classificati.
BANDA STAGNATA È il materiale di cui sono fatte comunemente tutte le LATTINE e BARATTOLI DI PELATI ma anche coperchi di barattoli in vetro. Che dire? Se fosse solo acciaio ci sarebbe il pericolo del cromo e del nichel, se fosse solo stagno avremmo una percentuale di piombo e migrazione di stagno stesso ma siccome a contatto dell'alimento vi è una resina sicuramente troveremo migrazioni di formaldeide.
BANDA CROMATA VERNICIATA Sono in banda cromata verniciata i TAPPI delle bottiglie di vetro e le CAPSULE dei barattoli o anche BARATTOLI di metallo comunque verniciati. Vale più o meno il discorso della banda stagnata solo che al posto dello stagno vi è il cromo. Un lato positivo è che i tappi e le capsule possono e devono rimanere distanziati dal contatto con l'alimento.


CERAMICA


Le pentole con rivestimento in ceramica sono ottimi conduttori di calore e non sono suscettibili all'acidità degli alimenti e possono sopportare temperature fino a 400°C, (ma è consigliabile non raggiungere tale calore in quanto l'alimento sopra i 250°perde proprietà nutritive), per cui possono essere usate abbastanza tranquillamente in cucina nella preparazione dei cibi. Abbastanza perché il produttore ne dovrà garantire l’ assoluta tossicità, ovvero garantire che non abbia trattato la ceramica con sostanze tossiche.

ALLUMINIO


L'alluminio è un materiale largamente impiegato in cucina: PENTOLE , CAFFETTIERE , VASCHETTE e FOGLI sono presenti in tutte le case. Le vaschette di alluminio spesso sono rivestite al proprio interno da uno strato si vernice polimerica che separa il metallo dall'alimento. Nella legge italiana si specifica che devono essere evitati i contatti prolungati a temperatura ambiente, o comunque non refrigerata, con alimenti acidi o troppo salati visto che l’ acidità e l’eccesso di sale favoriscono il passaggio del metallo nell’alimento. La legge introduce inoltre un obbligo di etichettatura per prodotti in alluminio, sui quali deve essere indicato: – non idoneo al contatto con alimenti fortemente acidi o fortemente salati – destinato al contatto con alimenti a temperature refrigerate – destinato al contatto con alimenti a temperature non refrigerate per tempi non superiori alle 24 ore – destinato al contatto con gli alimenti a basso potere estrattivo a temperature ambiente anche per tempi superiori alle 24 ore. Il caffè ha un PH leggermente acido, per questo si consiglia di servirlo subito dopo la sua preparazione o comunque non conservato nella caffettiera. Il pentolame con esso prodotto tende a rilasciare residui di metallo; pertanto non vi vanno lasciati gli alimenti a lungo. Si consiglia di cospargere il pentolame con un filo di olio dopo il primo lavaggio e di non togliere la patina scura che si forma con l’utilizzo; anche se antiestetica essa è il risultato della naturale ossidazione dell’allumino e costituisce una efficace barriera tra metallo e cibo. Mai usare spugne abrasive. L’alluminio è tossico per il cervello: è accertato che nelle persone affette dal morbo di Alzheimer le concentrazioni di alluminio nel tessuto cerebrale sono da dieci a trenta volte superiori alla norma. Diverso è il discorso per le pentole in alluminio anodizzato prodotte mediante una speciale ossidazione anodica dura che, unita all’impiego degli ioni d’argento, conferisce al materiale doti particolari quali antigraffio, anticessione e antibatteriche; possono conservare i cibi all’interno, sono di facile lavabilità e non perdono le loro caratteristiche con gli anni. Di contro, queste pentole sono molto costose e più difficili da reperire. Per il lavaggio in lavastoviglie è indicato l’uso di detersivi bioecologici; sconsigliati detersivi a base di soda e sbiancanti aggressivi.
ACCIAIO INOSSIDABILE
L'acciaio inossidabile è una lega di cromo e nichel più percentuali di altri metalli che ne favoriscono la resistenza. Sono identificati dalle sigle 18/10, 18/8, 18/c in cui la prima cifra rappresenta la quantità di cromo e la seconda di nichel. Chi è allergico al nichel dovrà necessariamente scegliere la qualità 18/c priva di tale metallo. Sia il cromo esavalente (di cui è composto l'acciaio) che il nichel sono sostanze cancerogene quindi per evitare cessione di metalli evitare di cuocervi pomodori o salse agre (acide), il sale che può essere corrosivo è necessario metterlo a caldo e mescolato evitando così che si depositi sul fondo. Non lasciare a lungo il cibo dopo la cottura.
RAME
Di norma le pentole di rame sono rivestite internamente di stagno (rame stagnato), argento o acciaio inox poiché il rame rilascia sostanze tossiche negli alimenti e per evitare la formazione del verderame. Ad alte temperature, attorno ai 250 gradi, lo stagno tende ad ammorbidirsi e a quel punto un banale colpo di cucchiaio può danneggiare il rivestimento, facendo sì che il cibo entri in contatto con il rame. Se il rame è normalmente presente nella nostra dieta, assumerne in quantità elevate può diventare tossico per il fegato e provocare gravi disturbi.
FERRO E GHISA
Sopporta temperature molto elevate ed è naturalmente antiaderente, ma è soggetto alla ruggine (non tossica): per questo la padella in ferro va lavata il meno possibile con l’acqua, meglio ripassarla con un panno umido e poi conservarla dopo averla protetta con un sottile strato di olio d’oliva. Il ferro si presta a quasi tutti i tipi di cottura, conserva il calore, ed è quasi inalterabile, a patto di pulirlo e asciugarlo con cura dopo l’uso. Ma attenzione, i tegami in ferro non vanno sfregati, per non danneggiare la patina protettiva che si forma col tempo e l’uso continuato inseguito della polimerizzazione dell’olio. Le pentole in ferro rilasciano ferro biodisponibile, utile nelle sideropenie (carenze di ferro, appunto). Anche le pentole di ghisa possono essere utilizzate tranquillamente, perché non rappresentano altro che una diversa condizione del ferro.
TERRACOTTA
La terracotta è composta da argilla cotta a 900-1000 gradi che poi eventualmente viene smaltata con rivestimenti di tipo vetroso. La smaltatura di un pezzo in ceramica ha lo scopo di proteggere il pezzo dall’usura, di facilitarne la pulitura e la manutenzione e di decorarlo. Purtroppo questo tipo di pentole sono in genere verniciate con smalti e colori tossici, soprattutto piombo, utilizzato per abbassare la temperatura di fusione dello smalto, per dare maggiore brillantezza ai colori e per diminuire i difetti che possono apparire sugli smalti dopo la cottura. Altre sostanze inquinanti utilizzate sono cadmio e selenio(utilizzate come coloranti spesso in combinazione con il piombo) e ancora antimonio, floride, arsenico e uranio. Per tutti questi motivi è consigliabile utilizzare le pentole in terracotta ecologiche, dove il piombo e gli altri metalli pesanti sono sostituiti da sostanze alcaline naturali (sodio, potassio, boro, calcio, bario, ecc.) che però danno dei risultati meno brillanti e a volte qualche difetto.
PIETRA OLLARE
La pietra ollare è un materiale di grande resistenza al calore ed un forte accumulatore di esso. Allo stato attuale non ci sono controindicazioni per la salute.
TEFLON
Il rivestimento antiaderente maggiormente impiegato per rivestire padelle e tegami in alluminio è a base di PTFE. Il PTFE noto anche con il nome di Teflon è un polimero inerte dotato di elevata resistenza termica e chimica. In particolare il PFOA risulta essere assente nei rivestimenti antiaderenti. I rivestimenti antiaderenti sono in commercio da più di 40 anni e sono sicuri per la loro destinazione d’uso. Agenzie di regolamentazione europee come l’EFSA (European Food Safety Authority) l’agenzia francese per la sicurezza alimentare AFSSA, agenzie statunitensi come la Food and Drug Administration (FDA) hanno affermato che i rivestimenti antiaderenti realizzati mediante fluoropolimeri sono sicuri per l’uso previsto in cucina. La stessa FDA ha ribadito che particelle di materiale antiaderente, anche nel caso in cui vengano accidentalmente ingerite, non costituiscono un pericolo per la salute. Grazie alla loro inerzia chimica, infatti, non subiscono alcuna trasformazione ma passano inalterate all’interno dell’organismo risultando quindi innocue per il nostro corpo. Ad ogni buon conto quando l'utensile è sensibilmente graffiato è consigliabile sostituirlo in quanto il metallo sottostante non è adatto al contatto con gli alimenti. Le pentole con rivestimenti antiaderenti possono essere riscaldate a temperature fino a 260°C senza danneggiare il rivestimento. Questa temperatura è di gran lunga superiore a quella necessaria per bollire, friggere, cuocere in forno.
RIVESTIMENTO IN PIETRA
Il rivestimento in pietra è un rivestimento antiaderente. Chiaramente non si tratta di una lamina di pietra applicata su un fondo di metallo ma di polvere e frammenti di pietra legati con una resina. Non ci sono molti test sulla effettiva salubrità del prodotto ma vagliando le esperienze dei consumatori italiani nei vari forum è emerso che per avere qualità e durata sia meglio rivolgersi a manufatti prodotti in Italia (il solo marchio italiano non basta essendo comunque facilmente prodotti cinesi) o in U.E.
GOMMA
Le gomme possono essere di tipo naturale o sintetico.
Come per la carta anche la gomma naturale ha al suo interno additivi chimici che ne stabilizzano la struttura e ne facilitano la produzione industriale.
La gomma naturale (caucciù) può assorbire acqua e odori e non è resistente alle alte temperature.
Le gomme sintetiche per alimenti hanno ottima resistenza nel lungo periodo e sopportano meglio il calore, non assorbono acqua e odori.

Sono in gomma le TETTARELLE, GUARNIZIONI (per caffettiere, barattoli o bottiglie), parte interna delle CAPSULE ERMETICHE , STAMPI DI SILICONE. Gli stampi e le guarnizioni soprattutto quando sono nuovi tendono a cedere parte delle proprie sostanze all'alimento: è bene lavarli e fare tre cicli senza consumare il prodotto, per gli stampi al silicone può essere utile in questa fase cuocere papponi fatti con pane. Per coserve casalinghe è bene usare capsule nuove (pena perdita del sottovuoto); le tettarelle vanno cambiate ogni 6/8 settimane; non aspettare che la guarnizione della caffettiera sia sfatta prima di cambiarla. L'Istituto Superiore della Sanità non ritiene necessaria la sterilizzazione dei biberon : è sufficiente un accurato lavaggio.
serena1O
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serena1O 24/10/2016 ore 06:51 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

L’apocalisse della plastica




Spiagge, immense ed assolate In questa azzurrità, fra le conchiglie e il sale »

Così cantava Renato Zero all’inizio degli anni ’80. Se dovesse scrivere questo stesso testo oggi, sarebbe costretto a eliminare il riferimento alle conchiglie e ad aggiungere qualcosa che faccia rima con plastica.

La plastica ha invaso il mondo. Nel 1997 è stata scoperta la prima, immensa, gigantesca isola di spazzatura galleggiante del mondo. Si trova nel Pacifico e misura oltre dieci milioni di metri quadrati. La sua estensione va dalle coste della California fino a quelle cinesi. Stiamo parlando di un grande, immenso continente in movimento sospinto dal North Pacific Gyre – il vortice del Nord Pacifico -, frutto della concatenazione di quattro correnti fondamentali: la corrente di Kuroshio, la corrente del Nord Pacifico, la corrente della California e quella nord equatoriale.










Ha una massa di circa 3 milioni e mezzo di tonnellate, più che raddoppiata in soli cinque anni! Ha uno spessore medio di 10 metri ed è composta per oltre l’80% da plastica, per la precisione l‘86,2%. Poi c’è un 3,8% di gomma, un 2,9% di carta e cartone, un 1,4% di tessuti, mentre metalli vari e vetro ammontano rispettivamente allo 0,8% e allo 0,1%. Il resto, circa il 4,9%, sono schiume. E’ come un minestrone, una zuppa con una densità che varia da 20mila a oltre 200mila frammenti per chilometro quadrato. I campionamenti diretti hanno stabilito che l’acqua ha una concentrazione di plastiche fino a sei volte superiore a quella del plancton e non c’è modo, nessuna possibilità di rimediare: ripulire gli oceani dalla plastica è un’operazione che trascende il budget di qualsiasi stato, paese o nazione.


Non esiste solo la grande isola di rifiuti dell’Oceano Pacifico. Recentemente la Sea Education Association ne ha appena scoperta una anche nell’Oceano Atlantico dove, in un’area che corrisponde all’incirca al Mar dei Sargassi, tra il 1986 e il 2008 sono stati raccolti, grazie ad un particolare tipo di pesca a strascico a maglie fini, circa 64mila pezzetti di plastica che misurano mediamente meno di un centimetro e pesano meno di 0,15 grammi. Le dimensioni globali della nuova isola galleggiante non sono ancora chiare, ma è molto probabile che siano simili a quelle della sua gemella del Pacifico, così come appare evidente che ce ne possano essere molte altre, in giro per il mondo. Possibili candidati sono un’area in prossimità del Cile ed una seconda zona tra il Sud Africa e l’Argentina. Il problema è che le scie di spazzatura sono traslucide, per cui non sono visibili dal satellite e possono solo essere scoperte mediante la navigazione ravvicinata.

La plastica arriva solo per il 20% dalle navi e dalle piattaforme petrolifere. L’80% proviene direttamente dalla terraferma, dove ogni anno ne produciamo oltre 250 milioni di tonnellate. Solo negli Stati Uniti, sui voli di linea delle compagnie aeree, ogni giorno vengono utilizzati oltre 4 milioni di bicchierini di plastica. Nessuno di questi è riutilizzato o riciclato. Numeri che, nonostante tutto, scompaiono di fronte a quello dei bicchierini di carta che, sempre nella sola area degli Stati Uniti, vengono distribuiti per le bibite calde, principalmente caffè: 40 milioni ogni 24 ore.
Se li mettessimo uno sull’altro, impilati dietro alla statua della libertà, tanto per dare un riferimento sulla scala, ecco il colpo d’occhio che se ne potrebbe trarre (lo sfondo è composto da soli bicchierini impilati):










Come ci arrivano in mare? Perlopiù la colpa è nostra, che gettiamo bottigliette e tappi per strada, i quali vengono lavati via dalla pioggia e finiscono prima o poi in un tombino. Da lì si incanalano negli scarichi fognari, che a loro volta spurgano nei fiumi, e non ci vuole Sherlock Holmes per immaginare che fine fanno. Solo una percentuale inferiore al 5% di plastica, in tutto il mondo, viene riciclata. Di seguito il grafico che mette in relazione i tassi di produzione e di riciclo di plastica negli Stati Uniti dal 1960 al 2007.
serena1O
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serena1O 24/10/2016 ore 06:52 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

Tuttavia, questo è il meno. La plastica, nel tempo, si frammenta, dando luogo ad un vero e proprio minestrone che resta in sospensione per migliaia di anni. Un tempo la sabbia delle spiagge si formava grazie alla frammentazione di rocce e coralli: oggi iniziamo già ad avere le prima spiagge di plastica. Inoltre, centinaia di campionamenti su piccoli pesci, pescati in un’area grande il doppio del Texas, circa dieci miglia al largo delle coste americane, hanno mostrato come oltre un terzo del pescato avesse plastica nello stomaco. Il record appartiene ad un pesciolino lungo appena 6,4 cm, che aveva nella pancia ben 84 piccoli pezzetti di plastica.
Ma cosa succede quando la plastica arriva a triturarsi fino a diventare polvere? Succede che viene ingerita da moltissimi organismi marini filtratori, che ingurgitano pericolosi composti, come i policlorobifenili, introducendoli di fatto nella catena alimentare.
Ecco come una bottiglietta gettata via senza criterio può ripresentarsi sulle nostre tavole e, silenziosamente, condannarci a morte.

Tornare indietro non si può. Gli oceani sono spacciati perché non esiste alcun modo di ripulirli, nè economicamente nè praticamente, ovvero senza dare il colpo di grazia alle specie marine che ancora li popolano. La sola cosa da fare è cerare di limitare i danni facendo molta, molta attenzione a dove gettiamo via la plastica già in circolazione
IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 24/10/2016 ore 13:02 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@serena1O scrive:
Solo una percentuale inferiore al 5% di plastica, in tutto il mondo, viene riciclata.

:-( pochissima in confronto a quella che si produce
serena1O
Proprietario
serena1O 25/10/2016 ore 11:57 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
sarebbe ora si,iniziando dalle bottiglie ,nn tutti i tipi di plastica sono riciclabili






Martedì, 25 Ottobre 2016
I RIFIUTI UMANI ARRIVANO A 1.800 METRI DI PROFONDITÀ








BRISTOL E OXFORD: TROVATE MICRO PLASTICHE ANCHE NEI PESCI ABISSALI
Martedì, 25 Ottobre 2016
I RIFIUTI UMANI ARRIVANO A 1.800 METRI DI PROFONDITÀ


Gli animali degli abissi ingeriscono microplastiche che ormai hanno raggiunto gli oceani di tutto il mondo. Le prove arrivano da una ricerca collaborativa finanziata dal progetto Cach del Cer, pubblicata dalla rivista Scientific Reports. In particolare, i ricercatori delle università di Bristol e Oxford, che lavorano sulla nave per la ricerca ''James Cook'' nell'Atlantico e nell'Oceano Indiano hanno trovato tracce di microsfere dentro esemplari di paguroidea, galatheidae e oloturoidei, a profondità comprese tra i 300 m e i 1 800 m. In totale sono stati studiati 9 organismi e in 6 di essi sono state trovate microplastiche. È la prima volta che si dimostra l'ingestione di microplastiche da parte di animali a queste profondità. Ma cosa sono le microplastiche? In generale sono definite come particelle di meno di 5 mm di lunghezza e includono le microfibre analizzate nello studio e le microsfere usate nei cosmetici (come dentifricio e doccia schiuma). Tra le plastiche scoperte negli animali degli abissi dello studio c'erano poliestere, polipropilene, viscosa, nylon e acrilico. Le microplastiche hanno circa le stesse dimensioni della ''neve marina'', la pioggia di materiale organico che cade dagli strati più alti della colonna d'acqua dell'oceano e di cui si nutrono molte creature che vivono a queste profondità.
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 25/10/2016 ore 14:17 Quota

(nessuno) La plastica non è amica della natura

@serena1O scrive:
BRISTOL E OXFORD: TROVATE MICRO PLASTICHE ANCHE NEI PESCI ABISSALI
Martedì, 25 Ottobre 2016
I RIFIUTI UMANI ARRIVANO A 1.800 METRI DI PROFONDITÀ

povera natura,di sto passo si estingue ogni essere vivente

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