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serena1O 06/12/2016 ore 05:50 Quota

(nessuno) LE ARMI








Quando si pensa alle armi usate nel Medioevo s’impone l’immagine dei cavalieri con tanto di corazza, lancia e spada oppure, ad esempio, di una folla di arcieri e balestrieri. La cavalleria è uno dei fenomeni che è divenuto identitario del Medioevo, ma attenzione! Il bel film di Ermanno Olmi – Il mestiere delle armi (2001) – nel raccontare le vicende di Giovanni dalle Bande Nere (1498-1526), ed in particolare la sua morte dovuta ad un colpo di artiglieria, coglie la transizione tra modi ben diversi di combattere. Siamo ormai all’inizio dell’Età Moderna e le armi da fuoco si stanno affermando. Fu una progressiva rivoluzione di tecniche e strategie con una ricaduta sulla mentalità, sui valori dell’età medievale: il mondo della cavalleria declina; non occorre più il cavaliere nobile e coraggioso in grado di maneggiare lancia e spada, di cavalcare con tutta la sua armatura uno splendido cavallo da guerra. Archibugi e cannoni ebbero nel tempo la meglio, anche se erano difficili da utilizzare. A monte delle armi da fuoco si colloca la polvere da sparo, un miscuglio di carbone, salnitro e zolfo, la cui invenzione si perde nella notte dei tempi e non si può fare il nome preciso del suo inventore, se mai ve ne sia stato uno unico! Nota in aree orientali ed islamiche, con l’andare del tempo approdò a quelle occidentali e già nel Duecento e soprattutto nel Trecento e Quattrocento divenne d’uso sempre più comune.
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06/12/2016 05:50:40
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IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:18 Quota

(nessuno) LE ARMI

Storia delle armi da fuoco


Nell'evoluzione dell'uomo l'arma ha rappresentato lo strumento per eccellenza; la necessità di difendersi e di cacciare trasformò lentamente l'ominide in un essere che poteva afferrare oggetti, usarli per percuotere, scagliarli, che doveva procedere eretto per poter usare gli arti anteriori per questi movimenti. Nel corso di millenni, a partire da 500.000 anni fa, si perfezionarono amigdale, asce, lance, finché nel paleolitico vi fu la prima invenzione "meccanica": l'arco che sfruttava l'elasticità del legno per lanciare la freccia. Durante altri millenni il progresso fu limitato al miglioramento dei materiali usati per costruire le armi, ma, in effetti, l'unica vera nuova invenzione si ebbe in una fase avanzata della nostra civiltà, con la costruzione di macchine da guerra ad opera dei romani, quali la catapulta e la balista, da cui nel medioevo deriverà la balestra.


La vera rivoluzione tecnologica nelle armi si ebbe però attorno al 1250 quando gli alchimisti pervennero, con tutta verosimiglianza in Germania, a scoprire le giuste proporzioni con cui mescolare salnitro purificato, carbone polverizzato e zolfo, per ottenere la polvere da sparo o polvere nera. E' questione del tutto oziosa il cercare di individuare un inventore della polvere da sparo. Per questa invenzione, come per altre importantissime, quale l'elettricità, vale la regola secondo cui non vi sono mai invenzioni subitanee, ma solo delle idee, delle intuizioni di più persone che vengono affinate con un continuo lavoro di decenni, da parte di infiniti altri soggetti. Già 75 anni dopo i cannoni iniziano a far la loro comparsa nelle cronache (Cividale del Friuli, 1331), seguiti, dopo alcuni decenni, dalla prima arma portatile, lo schioppo (1364, in una cronaca della città di Perugia).


Le prime armi da sparo sono ad avancarica e sono costituite, in sostanza, da un tubo (canna) chiuso ad un'estremità da un tappo (vitone); dalla bocca la polvere veniva versata nella canna e pressata con uno stoppaccio entro l'estremità chiusa (la culatta); sopra lo stoppaccio veniva poi introdotta la palla; la polvere veniva accesa accostando una miccia ad un piccolo foro nella parte posteriore (il focone). Nelle armi portatili la canna è inserita in un supporto di legno detto cassa in cui si distinguono il calcio e l'impugnatura, dal fusto che è la parte che sorregge la canna. In un primo modello (il petrinale) l'arma era tutta di metallo e veniva appoggiata al petto. Contemporanemente però si cerca di semplificare il caricamento mediante una camera posteriore mobile (masculo) in cui vengono sistemate la polvere e la palla. Il masculo viene poi sistemato e fissato alla parte posteriore della canna con cunei. Compaiono anche le prime armi in grado sparare più colpi in rapida successione (ribauldequin).


Lo sviluppo successivo è rivolto proprio a migliorare il sistema di accensione della polvere. Dal sistema a miccia, che richiedeva agli archibugieri di portare con sé delle micce sempre accese o di procedere alla loro accensione prima di sparare, si passa, nei primi anni del 1500, all'invenzione di un vero e proprio "accendino" automatico mediante il cosiddetto meccanismo a ruota. Trattasi di un meccanismo abbastanza sofisticato per l'epoca, costituito da una piastra su cui sono montati una ruota zigrinata collegata ad una molla caricabile con un'apposita chiave, una specie di pinza (il cane) che tratteneva un pezzo di pirite (poi sostituita dalla pietra focaia), uno scodellino con un coperchietto a contatto col focone e riempito di polvere da sparo finissima. Azionando il grilletto, il cane si abbassava a contatto con la zigrinatura della ruota, il copriscodellino si apriva, la ruota iniziava a girare sprigionando scintille dalla pietra e la polvere si infiammava provocando lo sparo.



Il meccanismo a ruota, alquanto costoso e fragile, venne applicato principalmente ad armi di lusso, e portò rapidamente alla produzione di armi corte (le pistole) e di splendidi fucili da caccia, nel mentre che per gli archibugi rimase in uso l'accensione a miccia.
Verso il 1550 si diffuse un nuovo tipo di acciarino detto snaphance (gallo che becca) in cui si rinunziava alla ruota ed era lo stesso cane che teneva stretta la pietra focaia e, spinto da una molla a lamina, colpiva violentemente una piastra zigrinata appoggiata allo scodellino. Circa un secolo dopo questo meccanismo venne definitivamente perfezionato nell'acciarino a pietra focaia che rimase in servizio fino ai primi del 1800.



In questo arco di tempo si ebbero naturalmente anche notevoli progressi tecnologici con il miglioramento dei materiali e delle tecniche di lavorazione; questi consentirono di adottare la rigatura delle canne e quindi proiettili ogivali invece che sferici, con uno straordinario aumento della precisione e della gittata.



L'ulteriore progresso nelle armi fu però opera di una nuova invenzione dei chimici: nel 1799 veniva inventato il fulminato di mercurio e nel decennio successivo molti inventori riuscirono a realizzare delle capsule fulminanti da porre sul focone e che venivano fatte esplodere, incendiando così la polvere, dalla percussione di un cane metallico; nascevano così i sistemi a percussione che nel giro di pochi anni avrebbero soppiantato i sistemi a pietra focaia.



Fino a quel momento la produzione di armi a più colpi (a ripetizione) era stata ristretta ad un livello pressoché sperimentale per la difficoltà pratica di impedire che l'accensione si propagasse da un focone all'altro, facendo partire tutti i colpi contemporaneamente, con grave pericolo per lo sparatore. Il sistema a percussione, in cui la capsula chiudeva perfettamente il foro d'ingresso del focone inserendosi su di un apposito tubicino (luminello), consente la produzione di armi a più canne fisse o rotanti e porta direttamente all'invenzione del revolver ad opera di Samuel Colt nel 1835.



A questo punto le possibilità di evoluzione delle armi ad avancarica erano praticamente esaurite e notevoli erano i loro limiti: laboriosità del caricamento, laboriosità delle operazioni di scaricamento, difficoltà nella pulizia della canna, insufficiente forzatura del proiettile nella canna. L'ingegnosità degli inventori si rivolse pertanto alla ricerca di un sistema efficace di caricamento dalla parte posteriore della canna (retrocarica). Il primo passo fu compiuto da Nicholas Dreyse che nel 1836 brevettò il fucile ad ago e la prima cartuccia vera e propria. Il fucile era munito di un otturatore che, come nei fucili moderni, chiudeva la parte posteriore della canna, in cui veniva alloggiata la cartuccia. All'interno dell'otturatore vi erano una molla e un'astina di acciaio (l'ago); tirando un anello si arretrava l'astina e si comprimeva la molla in una posizione in cui essi venivano trattenuti da un dente di arresto; azionando il grilletto, l'ago veniva lanciato in avanti e colpiva la cartuccia. Questa era un involucro di carta che conteneva il proiettile, una borra sul cui fondo era applicato l'innesco di fulminato di mercurio, e la carica di polvere; l'ago perforava la carta, passava attraverso la polvere e percuoteva l'innesco.

Con qualche miglioramento l'arma venne usata dai francesi (Chassepot) ed è rimasto famoso nei libri di storia del Risorgimento il suo impiego nella battaglia di Mentana contro i Garibaldini.
Tutte queste armi a retrocarica non riuscivano però a risolvere il problema della fuga di gas dalla parte posteriore, impossibile a realizzare senza l'impiego di una cartuccia con bossolo rigido, almeno in parte metallico, che si dilati al momento dello sparo, chiudendo ermeticamente la culatta.
Già nel 1835 vengono inventate da Lefauchaux padre cartucce con bossolo di cartone e fondello metallico e innesco posto all'interno di esso che veniva fatto esplodere facendo percuotere dal cane uno spillo che sporgeva di alcuni millimetri lateralmente, alla base del bossolo. Questo tipo di munizioni, perfezionato da Houllier nel 1836 con l'introduzione di un bossolo interamente metallico, divenne famoso con il nome di cartuccia a spillo Lefaucheux, che Eugène Lefauchaux (figlio) brevettò e inizio a produrre con grande successo nel 1850.

Nel 1849 Auguste Flobert, proprietario di un salone di tiro a Parigi, produce per le sua armi da bersaglio da sala una cartuccia costituita, in sostanza, da un pallino di piombo inserito su di un innesco, creando quello che sarebbe poi diventato il cal. .22 a palla sferica (Bulleted breech cap, BB Cap). Visto il successo dell'idea, la brevettò nel 1851; la Smith & Wesson migliorò la cartuccia con successivi brevetti del 1854, 1856 e 1860.


Sebbene manchi una carica di polvere, visto che il propellente è costituito dal solo innesco, la palla raggiunge già una velocità di circa 230 ms.
Queste cartucce, pur rappresentando l'ingresso nella storia delle armi della cartuccia metallica, non erano ancora efficienti perché le tecnologie del tempo non consentivano di produrre bossoli che resistessero alle pressioni necessarie per i fucili. Perciò le prime cartucce poterono essere impiegate solo in revolver.
Pochi anni dopo compaiono già le munizioni a percussione centrale, cioè con l'innesco posto al centro del fondello. La prima cartuccia commerciale può essere considerata la .577 Boxer creata nel 1855 dall'inglese Edouard M. Boxer; il bossolo è particolarmente complicato perché formato da strati di foglia di ottone e di carta arrotolati in modo da formale un tubo a cui è saldato il fondello di lamiera di ferro!

Nel 1858 nasce la cartuccia Dickrand (= orlo spesso) nei calibri 7 mm, 9 m, 12 mm, per i revolver Galand e Perrin; è detta anche cartuccia Perrin.
Nel 1868 nasce il calibro .450 Revolver per il revolver inglese d'ordinanza Adams, detto anche .450 short o .450 Colt (ed è del tutto simile al .45 Webley).
Non è facile stabilire quale fu la prima cartuccia con bossolo metallico a percussione centrale per fucile perché tra gli anni 1860 e 1865 vi fu in vero fiorire di invenzioni e miglioramenti (Pottet in Francia nel 1857, Schneider in Francia nel 1861, Eley in Inghilterra nel 1866.
Negli stessi anni vengono messi in commercio fucili da caccia a retrocarica con le canne incernierate sulla bascula. Subito (1870) compaiono fucili da caccia hammerless in cui il cane esterno è stato abolito e sostituito da un percussore alloggiato nella bascula.



La cartuccia metallica a percussione centrale rende possibile, dopo il 1862, la costruzione della prima mitragliatrice Gatling, costituita da un fascio di una decina di canne fatte ruotare manualmente in posizione di sparo con una manovella e alimentate di cartucce da un serbatoio cilindrico posto sopra di esse.
Nel frattempo anche i chimici avevano fatto compiere ulteriori progressi alla scienza degli esplosivi. Nel 1846 Schönbein scopre la nitratazione della cellulosa mediante una miscela di acido nitrico ed acido solforico, ottenendo il fulmicotone, e solo due anni dopo Sobrero scopre la nitroglicerina. Dall'unione dei due prodotti si perviene alla gelatinizzazione della nitrocellulosa e alle prime polveri senza fumo che pervengono ad avere il primo impiego con caratteristiche di sufficiente stabilità e costanza di rendimento dopo il 1880, ed a soppiantare la polvere nera a partire dal 1890. Nel 1867 Nobel aveva trovato il modo di stabilizzare la nitroglicerina mescolandola con sostanze inerti, scoprendo la dinamite, che però non ha alcun impiego nelle armi.



Nel campo dei fucili militari a canna rigata, all'invenzione della cartuccia a percussione centrale seguì un'epoca di perfezionamenti rivolti a migliorare i sistemi di otturazione e caricamento, fino ad arrivare ai fucili militari di fine secolo, tra cui il mod. 1891 dell'esercito italiano, a ripetizione manuale od ordinaria; in essi vi è un otturatore contenente il percussore con la sua molla ed un serbatoio posto nel fusto in legno, al di sotto dell'estremità anteriore dell'otturatore. Azionando manualmente l'otturatore mediante un manubrio, una cartuccia viene prelevata dal serbatoio e viene spinta nella camera di cartuccia della canna; l'otturatore, ruotando, si blocca in appositi incastri e la molla del percussore blocca quest'ultimo in posizione di sparo; premendo il grilletto l'arma spara un colpo. Svincolando ed arretrando nuovamente l'otturatore, il bossolo esploso viene estratto ed espulso e l'arma è pronta per un nuovo ciclo. Analogo era il funzionamento dei fucili a leva tipo lo Spencer ed il Winchester in cui il movimento del meccanismo è affidato ad una leva sita posteriormente al grilletto e l'otturatore è sostituito da un blocco metallico all'interno del castello.



Neppure questi miglioramenti sono sufficienti per gli usi militari e, contemporaneamente, vengono studiate e realizzate armi in cui le operazioni di caricamento delle cartucce e di espulsione dei bossoli avvengono automaticamente,sfruttando o la pressione dei gas di sparo o l'energia del rinculo. Le prime applicazioni di questi principi avvennero con le mitragliatrici pesanti Hotchkiss e Maxim, ma già nella prima guerra mondiale vennero impiegati fucili e pistole a raffica, tra cui l'italiana Villar Perosa.


Il principio dello sfruttamento dell'energia di rinculo per ricaricare un'arma (la stessa forza che sposta in avanti il proiettile agisce nell'opposta direzione facendo arretrare il bossolo e l'otturatore che poi una molla spinge di nuovo in chiusura, così completando il ciclo) viene utilizzato in quella vera nuova invenzione in materia di armi che è la pistola semiautomatica. Essa viene costruita in modo da non funzionare in modo automatico (a raffica), ma in modo semiautomatico, stante la limitatezza del numero di cartucce contenibili nel serbatoio; quindi l'espulsione del bossolo e la successiva introduzione nella camera di cartuccia di una cartuccia avviene in modo automatico, ma per esplodere i colpi occorre azionare ogni volta il grilletto.
La prima pistola semiautomatica commerciale può essere considerata la Bergmann (1896), ma subito seguirono la Mauser, la Borchart e la Parabellum di Luger (1902).



Quest'ultima, in particolare, nulla ha da invidiare alle pistole di moderna produzione. Già nel 1906 Browning produce la prima pistola "tascabile" di ridotte dimensioni.
Nel 1905 Browning produce un fucile da caccia a canna liscia a funzionamento semiautomatico, che poi sarebbe diventato il "fucile automatico" da caccia per antonomasia.
Dopo la prima guerra mondiale tutti gli sforzi dei militari si indirizzano al miglioramento delle armi leggere automatiche (pistole mitragliatrici o mitra, fucili d'assalto, mitragliatrici leggere).

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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:21 Quota

(nessuno) LE ARMI

circumtronico

Questa particolare imbarcazione che sembra dotata di una serie di bombarde multiple, è in realtà un'ipotesi, una sorta di esperimento mentale per neutralizzare gli effetti dell'contraccolpo. Diversamente a quanto lascia credere il disegno, Leonardo annota che lo sparo deve avvenire simultaneamente in due bombarde contrapposte.

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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:23 Quota

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carrarmato

Il carro armato può essere visto come un circuntronito terrestre. Si muove su quattro ruote motrici azionate da un sistema di leveraggi a manovella e come una casamatta può sparare in ogni direzione. Le ruote e la loro struttura erano splendenti come il topazio. Tutte e quattro avevano forma identica: apparivano, nella loro struttura, come se una ruota fosse nell'altra. Leonardo pensa e disegna un carro a forma di testuggine, rinforzato con piastre metalliche, con torretta interna di avvistamento ed armato di cannoni. Il movimento del carro era garantito da 8 uomini che azionavano dall’interno un sistema di ingranaggi collegato alle ruote. Dalle ruote che accompagnano il disegno si deduce che Leonardo pensò di utilizzare dei cavalli al posto degli uomini, ma la possibilità che gli animali si imbizzarrissero in uno spazio così ristretto e rumoroso dovette ben presto dissuaderlo. attraverso delle strette fessure,gli uomini,potevano vedere il campo di battaglia.

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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:24 Quota

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carro falciante

Il carro falciante è una micidiale arma da combattimento campestre di tradizione antica. Il modello di Leonardo monta delle micidiali lame ruotanti in orizzontale azionate per mezzo di una trasmissione che prende il moto dall'asse delle ruote. Una variante prevede l'azionamento per mezzo di una giostra manuale. L'idea di un carro falciante si ritrova in molti disegni di Leonardo. Trainato da cavalli, il carro metteva in movimento un sistema di ingranaggi che facevano ruotare le falci con effetti devastanti. Leonardo avverte che quest'arma avrebbe potuto fare agli amici tanto danno quanto ai nemici.

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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:26 Quota

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artiglieria con alzata a pioli

Questa soluzione permette di variare l'altezza di tiro agevolmente spostando i perni lungo la ghiera forata. È una delle tre bombarde disegnate da Leonardo nello stesso foglio. Per la sua dimensione è destinata ad essere usata nelle azioni della fanteria. Oltre all'affusto leggero a ruote La bombarda è ad avancarica e ha la bocca da fuoco in bronzo.

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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:27 Quota

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balestra gigante

Si tratta dello studio fantastico di un enorme balestra destinata più a suscitare stupore che ad essere effettivamente costruita. Per caricarla Leonardo prevedeva l'utilizzo di un tenditore a vite. In qualità di ingegnere e progettista di macchine belliche di offesa e difesa, Leonardo non trascurò i mezzi di guerra tradizionali, come balestre e catapulte. Questa balestra veniva presentata come un grande strumento di guerra che, nelle intenzioni di Leonardo, doveva servire a scagliare grandi dardi creando panico e spavento fra i nemici. Per aumentare flessibilità e potenza, il gigantesco arco, doveva essere realizzato a sezioni lamellari; la corda di tiro poteva essere arretrata con un sistema meccanico e veniva fatta successivamente scattare per percussioni o mediante leva. Le sei ruote di trasporto potevano essere inclinate per garantire una maggiore stabilità di tiro.

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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:29 Quota

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cannone a vapore

Questo cannone che fu realmente costruito duecento anni dopo che Leonardo ne aveva fermata l'idea sulla carta , funziona utilizzando come propulsione l'espansione del vapore. Quando la culatta del cannone è incandescente, attraverso una valvola, vi si immette dell'acqua che, trasformandosi immediatamente in vapore, si espande generando la forza necessaria al lancio del proiettile.

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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:31 Quota

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mitragliatrice a 8 canne

Progetti per la realizzazione di cannoni a sparo multiplo.Questo modello di mitragliera è realizzato con una serie di bocche da fuoco di piccolo calibro, dette scoppietti, montate su un unico affusto a ruote. Un dispositivo a vite permette di regolare l'inclinazione delle canne. La disposizione a ventaglio consente di fronteggiare meglio la carica delle truppe nemiche e amplia il campo di tiro riducendo le imprecisioni. Come Leonardo ricorda nella lettera a Ludovico il Moro, quest'arma poteva essere spostata velocemente grazie alle sue dimensioni modeste.

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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:32 Quota

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mitragliatrice a 33 canne

Modello di mitragliatrice costituito da 33 piccole bocche da fuoco ordinate in tre file da 11 cadauna su unico telaio rotante. Scaricata la prima fila, l'artigliere avrebbe potuto successivamente mettere in posizione di fuoco la seconda e la terza. Le bocche da fuoco ad avancarica sono fissate al telaio con una cerniera che ne permette la rotazione verso l'alto per il caricamento. Una volta caricate, le canne sono trattenute in posizione da un'asta di metallo fissata ai lati mediante cavicchi.

IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:35 Quota

(nessuno) LE ARMI

vascello corazzato

Questa speciale barca da assalto rientra, probabilmente, in quella serie di progetti che Leonardo presentò a Ludovico il Moro per ottenere un incarico da ingegnere. Si tratta del disegno di un'imbarcazione leggera dotata di una prua corazzata in metallo, che serve per speronare l'imbarcazione nemica, e uno scudo ruotante, che si apre nel momento dell'arrembaggio. Il sistema di propulsione non è disegnato, ma possiamo immaginare un dispositivo a pale ruotanti.

IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 11:37 Quota

(nessuno) LE ARMI

balista lanciasassi

Il modello rappresenta una catapulta a molle, in legno, tirate da una madrevite posta nella base della struttura a capra. Lo strumento di guerra era pensato per ottenere una grossa potenza in modeste dimensioni. Particolarmente interessanti i vari dispositivi per aumentare la flessibilità delle molle assicurando così un efficace lancio.

Giunone1960
Amministratore
Giunone1960 06/12/2016 ore 13:58 Quota

(nessuno) LE ARMI

Caspita,Leonardo da Vinci ci ha proprio lavorato alla grande per queste armi "moderne" per la sua epoca.Per me,il periodo più bello rimane il Medioevo,con i suoi spadoni,le sue balestre,le sue frecce,le catapulte e gli arieti.E che fascino un'armatura o uno spadone di allora che reputo simboli di vero coraggio.Non come oggi che si parla di vili guerre batteriologiche.
treme1978
Partecipante
treme1978 06/12/2016 ore 16:08 Quota

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sono armi molto antichi è nn credo che ci saranno ancora in giro,forse nei musei ci saranno di certo
IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 20:41 Quota

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@treme1978 scrive:
forse nei musei ci saranno di certo

qualcosa c'è ancora ,ma la maggior parte nn ci sono più :-)
IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 20:41 Quota

(nessuno) LE ARMI

@Giunone1960 scrive:
Non come oggi che si parla di vili guerre batteriologiche.

oggi basta premere dei tasti :-(
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 20:51 Quota

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@serena1O scrive:
vero

una guerra mondiale oggi sarebbe la fine dell'umanità :-(
IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 06/12/2016 ore 20:55 Quota

(nessuno) LE ARMI

@serena1O scrive:
Quando si pensa alle armi usate nel Medioevo s’impone l’immagine dei cavalieri con tanto di corazza



ti67
Partecipante
ti67 07/12/2016 ore 07:00

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il carro falciante era già in uso nel periodo Romano, conosciuto come carro Greco. Le lame erano attaccate ai mozzi delle ruote
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IOXSONGXLEGGEND 07/12/2016 ore 11:36 Quota

(nessuno) LE ARMI

@ti67 scrive:
il carro falciante era già in uso nel periodo Romano

Disegno di Leonardo da Vinci per il suo carro d'assalto falcato

serena1O
Proprietario
serena1O 07/12/2016 ore 19:17 Quota

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un missile nucleare che può cancellare un Paese intero dalla cartina.

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IOXSONGXLEGGEND 07/12/2016 ore 19:56 Quota

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@serena1O scrive:
un missile nucleare che può cancellare un Paese intero dalla cartina.

:-( fa paura solo a vederlo
ti67
Partecipante
ti67 08/12/2016 ore 07:26

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@serena1O : mi fanno meno paura le armi del Medioevo. Almeno con quelle avevi una possibilità di difesa. Quelle di oggi invece ti cancellano :nono
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore
IOXSONGXLEGGEND 08/12/2016 ore 11:24 Quota

(nessuno) LE ARMI

@ti67 scrive:
mi fanno meno paura le armi del Medioevo. Almeno con quelle avevi una possibilità di difesa. Quelle di oggi invece ti cancellano

le armi di oggi sn fatte per distruzione di massa :-(
serena1O
Proprietario
serena1O 08/12/2016 ore 19:11 Quota

(nessuno) LE ARMI










Le armi termiche antiche sono tutti quegli strumenti o sostanze utilizzate in guerra durante l'antichità e il medioevo (circa VIII secolo a.C.-XVI secolo d.C.) che usavano il calore o il fuoco per distruggere o danneggiare il personale nemico, le sue fortificazioni e i suoi territori.

Le armi incendiarie erano spesso usate in guerra sotto forma di proiettili, in particolare nel corso di assedi e battaglie navali; alcune sostanze venivano bollite o scaldate per infliggere danni. Altre sostanze utilizzavano le loro proprietà chimiche per danneggiare o bruciare. Queste armi potevano essere usate direttamente dal personale, manipolate da armi d'assedio o usate come armi strategiche.

I più semplici e famosi proiettili termici erano composti da acqua bollente e sabbia calda, che potevano essere lanciati contro gli assalitori. Tra le altre armi anti-uomo vi erano pece, olio, resina, grasso animale ed altri composti simili scaldati. Il fumo veniva usato per confondere o deviare gli assalitori. Sostanze quali ossido di calcio e zolfo potevano essere tossiche e accecanti.

Le armi incendiarie venivano usate contro strutture e territori nemici, così come contro le persone, a volte su larga scala. Grandi tratti di terra, villaggi e città venivano spesso distrutte come strategia di terra bruciata. Le misture incendiarie, come il fuoco greco basato sull'olio, potevano essere usate con armi da lancio o con un sifone. Materiali intrisi d'olio o zolfo venivano accesi e lanciati al nemico, o attaccati a lance, frecce e quadrelli e lanciati a mano o grazie a macchinari. Alcune tecniche d'assedio si basavano sull'uso di materiale incendiario per far collassare mura e strutture.

Verso la fine di questo periodo fu inventata la polvere da sparo, il che aumentò la complessità di queste armi, portando infine allo sviluppo del cannone e di altre armi da fuoco. Lo sviluppo delle armi termiche è proseguito fino alla creazione di armi moderne, quali il napalm, il lanciafiamme ed altri esplosivi. L'idea di lanciare oggetti incendiari o distruttivi può essere visto anche nel moderno bombardamento a tappeto.

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