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Amministratore
SheRocky 07/12/2017 ore 11:28 Quota

(nessuno) Che Guevara: " Tu y todos ", la mostra a 50 anni dalla morte.




Ernesto Che Guevara uomo e guerrigliero, dai ritratti inediti scattati durante anni giovanili a Buenos Aires, agli scritti politici, passando per i diari del periodo pre rivoluzionario e le lettere a famiglia e amici.
Dal 6 dicembre 2017, alla Fabbrica del Vapore di Milano, la mostra “ Che Guevara Tú y Todos ” racconta la vita del Che a cinquant'anni dalla morte.
Un percorso espositivo che si snoda attraverso tre livelli di racconto: il primo, di stampo giornalistico, ricostruisce il clima geo-politico; il secondo più propriamente biografico con i discorsi pubblici, le riflessioni sull’educazione e sulla politica estera, sull’economia e gli accadimenti privati e pubblici.
E infine un terzo livello, incentrato sul piano intimistico e personale con scritti tratti dai diari e dalle lettere, sino alle inedite registrazioni di poesie.
La mostra è stata ideata in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e dell’Università IULM per le ricerche documentarie e in accordo con il Centro de Estudios Che Guevara con sede al l’Avana.
La curatela è di Daniele Zambelli, Flavio Andreini, Camilo Guevara e Maria del Carmen Ariet Garcia, mentre Andrea Guerra ha composto la colonna sonora originale del percorso.
La mostra si potrà visitare fino al 1 aprile 2018.

Per informazioni: http://www.mostracheguevara.it/


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07/12/2017 11:28:47
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1965.bellavita
Partecipante
1965.bellavita 07/12/2017 ore 19:18 Quota

(nessuno) Che Guevara: " Tu y todos ", la mostra a 50 anni dalla morte.

Hasta la victoria
Figlio della piccola borghesia agiata, Ernesto "Che" Guevara de la Serna, (il nomignolo "Che" gli venne affibbiato per la sua abitudine a pronunciare questa breve parola, una specie di "cioè", in mezzo ad ogni discorso), nasce il 14 giugno 1928 a Rosario de la Fe, in Argentina. Il padre Ernesto è ingegnere civile, la madre Celia una donna colta, grande lettrice, appassionata soprattutto di autori francesi.


Sofferente di asma fin da bambino, nel 1932 la famiglia Guevara si trasferisce vicino a Cordoba per consiglio del medico che prescrive per il piccolo Che un clima più secco (ma in seguito, fattosi più grandicello, la malattia non gli impedirà di praticare molto sport).

Studia con l'aiuto della madre, che avrà un ruolo determinante nella sua formazione umana e politica. Nel 1936-1939 segue con passione le vicende della guerra civile spagnola, per la quale i genitori si sono impegnati attivamente. A partire dal 1944 le condizioni economiche della famiglia peggiorano, ed Ernesto comincia a lavorare più o meno saltuariamente. Legge moltissimo, senza impegnarsi troppo nello studio scolastico, che lo interessa solo in parte. Si iscrive alla facoltà di Medicina e approfondisce le sue conoscenze lavorando gratuitamente all'istituto di ricerche sulle allergie, a Buenos Aires (dove la famiglia si è trasferita nel 1945).

Con l'amico Alberto Granados, nel 1951, parte per il suo primo viaggio in America Latina. Visitano il Cile, il Perù, la Colombia e il Venezuela. A questo punto i due si lasciano, ma Ernesto promette ad Alberto, che lavora in un lebbrosario, di rincontrarsi appena finiti gli studi. Ernesto Guevara nel 1953 si laurea, riparte per mantenere la promessa fatta a Granados. Come mezzo di trasporto usa il treno sul quale a La Paz incontra Ricardo Rojo, un esule Argentino, insieme al quale comincia a studiare il processo rivoluzionario che è in corso nel paese.

A questo punto decide di rimandare la sua carriera medica. L'anno successivo il Che giunge a Città di Guatemala dopo un viaggio avventuroso, con tappe a Guajaquil (Ecuador), Panama e San Josè de Costa Rica. Frequenta l'ambiente dei rivoluzionari che sono affluiti in Guatemala da tutta l'America Latina.

Conosce una giovane peruviana, Hilda Gadea, che diventerà sua moglie. Il 17 giugno, al momento dell'invasione del Guatemala da parte delle forze mercenarie pagate dall'United Fruit, Guevara tenta di organizzare una resistenza popolare, ma nessuno gli dà ascolto. Il 9 luglio 1955, intorno alle ventidue, al numero 49 di via Emperàn a Città del Messico, nella casa della cubana Maria Antonia Sanchez, Ernesto Che Guevara incontra una figura decisiva per il suo futuro, Fidel Castro. Fra i due scatta subito una forte intesa politica e umana, tanto che si parla di un loro colloquio durato tutta la notte senza alcun dissenso.

Oggetto della discussione sarebbe stata l'analisi del continente sudamericano sfruttato dal nemico yankee. All'alba, Fidel propone ad Ernesto di prendere parte alla spedizione per liberare Cuba dal "tiranno" Fulgencio Batista.

Ormai esuli politici, partecipano entrambi allo sbarco a Cuba nel novembre 1956. Fiero guerriero dall'animo indomito, il Che si rivela abile stratega e combattente impeccabile. A fianco di una personalità forte come quella di Castro ne assume le direttive teoriche più importanti, assumendo l'incarico della ricostruzione economica di Cuba in qualità di direttore del Banco Nacional e di ministro dell'Industria (1959).

Non completamente soddisfatto dei risultati della rivoluzione cubana, però, avverso ad una burocrazia che si andava sclerotizzando malgrado le riforme rivoluzionarie, irrequieto per natura, abbandona Cuba e si avvicina al mondo afro-asiatico, recandosi nel 1964 ad Algeri, in altri paesi africani, in Asia e a Pechino.

Nel 1967, coerente con i suoi ideali, riparte per un'altra rivoluzione, quella boliviana, dove, in quell'impossibile terreno, viene tratto in agguato e ucciso dalle forze governative. Non si conosce la data esatta della sua morte, ma sembra ormai accertato con buona approssimazione che il Che sia stato assassinato il 9 ottobre di quell'anno.

Diventato in seguito un vero e proprio mito laico, un martire dei "giusti ideali", Guevara ha indubbiamente rappresentato per i giovani della sinistra europea (e non solo) un simbolo dell'impegno politico rivoluzionario, talvolta svilito a semplice gadget o icona da stampare sulle magliette.
Gordonpascia
Partecipante
Gordonpascia 08/12/2017 ore 21:28 Quota

(nessuno) Che Guevara: " Tu y todos ", la mostra a 50 anni dalla morte.

Il Che è trasversale, piace a tutti a destra e a sinistra. Immagino che questa ammirazione parta dal fatto che è stato un puro a tutti gli effetti, un ragazzo e poi un uomo senza compromessi con se stesso. Leggendo ciò che scrive ci si accorge che il Che segue ideologicamente il Che, casualmente a volte l'ideologia del Che ha punti di contatto con quella di Karl Marx. Il resto è farina del suo sacco, fatta di senso di giustizia, insofferenza per l'oppressione del popolo sudamericano, odio per chi sfrutta un continente tenendolo schiacciato sotto il giogo economico e politico. A volte l'ingenuità di un bambino privo di malizia.
Questo sentimento lo porta anche a fare scelte sbagliate, vedere spinte rivoluzionarie in popoli che ancora non sono in grado di sentirle. La sua visione di uguaglianza lo porta a immaginare che tutti gli oppressi capiscano di esserlo e vogliano ribellarsi.
La rivoluzione Cubana lo aveva fuorviato, il popolo cubano era enormemente evoluto rispetto alle nazioni che Che cercherà di sollevare dopo Cuba. Dopo la Sierra la rivoluzione cubana attrae anche tutti i giovani borghesi, l'azione cattolica, i boy scout. I cubani si vergognavano di essere caduti nel baratro morale e materiale di Batista. Quando arriva in Congo pensando di ripetere lo sbarco del Granma si accorge che alle popolazioni oppresse non interessa cambiare, non immaginano neanche che si possa cambiare. L'avventura africana non gli serve a capire questa cruda verità, alcuni popoli sono sempre stati oppressi e non riescono a immaginare una alternativa, così ci ricade in Bolivia dove viene trattato alla stregua di Pisacane.La Higuera, dove viene assassinato, diventa la sua Sapri. Sembra che i reparti antiguerriglia che lo catturarono fossero avvisati dagli abitanti del passaggio del gruppo del Che come se fosse transitato un gruppo di pericolosi banditi.
Ha lasciato una traccia nel 20° secolo superiore a quella lasciata da Garibaldi più di 100 ani prima e resterà amato da tutti coloro che odiano gli oppressori per sempre.
1965.bellavita
Partecipante
1965.bellavita 09/12/2017 ore 13:22 Quota

(nessuno) Che Guevara: " Tu y todos ", la mostra a 50 anni dalla morte.

@Gordonpascia scrive:
Il Che è trasversale, piace a tutti a destra e a sinistra. Immagino che questa ammirazione parta dal fatto che è stato un puro a tutti gli effetti, un ragazzo e poi un uomo senza compromessi con se stesso. Leggendo ciò che scrive ci si accorge che il Che segue ideologicamente il Che, casualmente a volte l'ideologia del Che ha punti di contatto con quella di Karl Marx. Il resto è farina del suo sacco, fatta di senso di giustizia, insofferenza per l'oppressione del popolo sudamericano, odio per chi sfrutta un continente tenendolo schiacciato sotto il giogo economico e politico. A volte l'ingenuità di un bambino privo di malizia.
Questo sentimento lo porta anche a fare scelte sbagliate, vedere spinte rivoluzionarie in popoli che ancora non sono in grado di sentirle. La sua visione di uguaglianza lo porta a immaginare che tutti gli oppressi capiscano di esserlo e vogliano ribellarsi.
La rivoluzione Cubana lo aveva fuorviato, il popolo cubano era enormemente evoluto rispetto alle nazioni che Che cercherà di sollevare dopo Cuba. Dopo la Sierra la rivoluzione cubana attrae anche tutti i giovani borghesi, l'azione cattolica, i boy scout. I cubani si vergognavano di essere caduti nel baratro morale e materiale di Batista. Quando arriva in Congo pensando di ripetere lo sbarco del Granma si accorge che alle popolazioni oppresse non interessa cambiare, non immaginano neanche che si possa cambiare. L'avventura africana non gli serve a capire questa cruda verità, alcuni popoli sono sempre stati oppressi e non riescono a immaginare una alternativa, così ci ricade in Bolivia dove viene trattato alla stregua di Pisacane.La Higuera, dove viene assassinato, diventa la sua Sapri. Sembra che i reparti antiguerriglia che lo catturarono fossero avvisati dagli abitanti del passaggio del gruppo del Che come se fosse transitato un gruppo di pericolosi banditi.
Ha lasciato una traccia nel 20° secolo superiore a quella lasciata da Garibaldi più di 100 ani prima e resterà amato da tutti coloro che odiano gli oppressori per sempre.

una analisi che condivido al 100% :ok

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